Coppa del Mondo FIFA 2026

Vlado sul cammino dei rossocrociati

Nei sedicesimi di finale, venerdì alle 5, la Svizzera affronterà l’Algeria allenata dall’ex selezionatore elvetico Petkovic

29 giugno 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

Sarà contro uno dei selezionatori migliori della propria storia che la Svizzera giocherà i sedicesimi di finale. I contorti criteri della formazione del tabellone del mata-mata, infatti, ai rossocrociati vincitori del proprio girone hanno riservato infatti l'Algeria, seconda del gruppo dell'Argentina, guidata in panchina dai ticinesi Vladimir Petkovic – che aveva condotto gli elvetici fino ai quarti dell'Euro 2021 (record) dopo aver eliminato la Francia campione del mondo e prima di arrendersi alla Spagna – e Davide Morandi.

Nessuno ha allenato la Svizzera più di Vlado (78 gare fra il 2014 e il 2021), il quale vanta pure uno dei migliori record, col 53,8% di vittorie (Hitzfeld si era fermato al 49,2, Kuhn al 43, mentre Hodgson lo aveva in pratica eguagliato col 53,7%). Il Ct attuale – Murat Yakin – è invece a quota 43,5.

Dopo l'eliminazione europea al cospetto degli iberici di cinque anni fa, Petkovic aveva dato le dimissioni, sfiancato soprattutto dalle pressioni della stampa svizzero-tedesca, che gli rimproverava lacune nella comunicazione, e aveva firmato per il Bordeaux. Per il dispiacere del direttore delle squadre nazionali Pier Tami, che aveva parlato di cuore infranto per la decisione del tecnico. L'avventura in Gironda non era poi andata a buon fine per Vlado: il febbraio successivo venne infatti sollevato dall'incarico per via dei risultati scadenti. Al club francese andò comunque ancor peggio: fallì infatti poco dopo, e oggi si trova ancora nella quarta divisione dell'Hexagone.

Ma il ticinese con tre passaporti (oltre a quello rossocrociato possiede anche quello bosniaco e quello croato) ha saputo risorgere. Nominato Ct algerino un paio d'anni più tardi, ha infatti riportato i Fennec al Mondiale, dove mancavano dal 2014, aiutato anche dall'aumento delle squadre africane, da 5 a 9, alla fase finale. I numeri parlano comunque per lui: 23 successi in 32 partite, con sole 4 sconfitte. Ciò non gli ha però impedito di essere bersaglio di critiche nel Paese magrebino, specie da parte di ex giocatori della Nazionale nordafricana. Eppure, come detto, i suoi risultati li ha raggiunti: quarti di finale all'ultima Coppa d'Africa (dopo due edizioni terminate al primo turno) e, come detto, qualificazione al Mondiale nordamericano, exploit che gli ha garantito pure il rinnovo fino al 2028, che ai suoi detrattori proprio non è andato giù.

«È in sella da due anni, ma a livello di gioco non si vedono progressi», ha ribadito dopo il successo algerino sulla Giordania un paio di giorni fa Islam Slimani, bomber storico dei biancoverdi.

«Ci sono alcuni giocatori nuovi nella Svizzera», ha detto Vlado, «ma in pratica conosco tutti». Fra i 26 uomini selezionati da Yakin, infatti, ben 17 hanno giocato in rossocrociato già ai tempi della gestione Petkovic.

Il caso Okafor

Fra le cose che più fanno discutere, fra stampa e tifosi rossocrociati, c’è la gestione di Noah Okafor operata fin qui da Murat Yakin: il ragazzo, infatti, non ha ancora messo piede in campo. E non è la prima volta. In occasione del match contro il Canada (successo elvetico per 2-1), il Ct gli ha preferito addirittura Christian Fassnacht e Cédric Itten, che tecnicamente non valgono Okafor. Il selezionatore, interrogato dai cronisti circa questa scelta, ha risposto di aver voluto privilegiare l'esperienza, visto che bisognava mettere al sicuro i tre punti.

Molti ora sono convinti che l'attaccante formatosi al Basilea possa ripetere la non certo lusinghiera esperienza vissuta all'Europeo di due anni fa, quando finì per non giocare nemmeno un minuto. Una situazione che, ai tempi, aveva assai deteriorato i rapporti fra il giocatore e il tecnico, che lo aveva in pratica escluso dal clan rossocrociato. Una mancanza di considerazione che, lo scorso autunno, aveva spinto Okafor a lamentarsi senza mezze misure, tirando in ballo non solo Yakin, ma l'intera Asf.

In seguito le parti si erano riconciliate, tanto che – appunto – la punta in forza al Leeds grazie alle sue buone prestazioni in Inghilterra aveva fatto ritorno in gruppo in marzo ed è stato poi inserito nella lista dei 26 convocati per i Mondiali diramata dal Ct. Nelle ultime settimane prima della kermesse nordamericana, Okafor ha segnato sei reti in sette partite, fra cui una prestigiosa doppietta sul campo del Manchester United. Disturbato da un fastidio al polpaccio, in ritiro con la Nazionale aveva poi però dovuto accontentarsi di pochi minuti in campo in amichevole contro l'Australia.

«Sono molto maturato rispetto a due anni fa», ha detto domenica in Conferenza stampa a San Diego il nativo di Binningen. «Sono migliorato sia come calciatore sia sul piano umano. Ovviamente sono un po’ deluso dal mio mancato impiego in queste partite, ma resto ottimista, positivo, e so che saprò sfruttare la mia occasione». Il 26enne ha poi assicurato di non essere una bomba a orologeria pronta a esplodere e a rovinare il clan elvetico. «Lo escludo in modo assoluto. Sono felice di essere qui, in campo o fuori. Il mio umore è ottimo, e il mio sorriso dovrebbe dimostrarvelo ampiamente».

Okafor si è inoltre detto felice per il suo amico Ruben Vargas, andato a segno contro Bosnia e Canada, col quale è in concorrenza diretta. «Ciò mi dà energia positiva, perché lui è fra i miei migliori amici». L'ex Basilea, Salisburgo, Milan e Napoli ha detto infine di capire le scelte di Yakin. «Mi ha spiegato perché mi ha lasciato fuori contro i canadesi. Era previsto che io entrassi, ma poi lo scenario del match gli ha fatto cambiare idea. Questo è il calcio, le cose possono cambiare in ogni momento».

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali