La fase a gironi in statistiche: premio fairplay a Capo Verde: un solo calcio di punizione contro nella partita con la Spagna

Meno falli, meno dribbling, meno tiri ma più efficaci. Le statistiche raccolte durante le 72 partite della fase a gironi dei Mondiali 2026 delineano nuove tendenze nel calcio.
Meno spettacolare della caccia al record di Lionel Messi e degli altri bomber seriali di questo Mondiale, una statistica messa in evidenza dalla piattaforma Opta stupisce: Capo Verde è diventata la nazionale che ha commesso il minor numero di falli in una partita di Coppa del mondo dal 1966, prima edizione del torneo a essere stata oggetto di un'analisi statistica completa.
Era il 15 giugno ad Atlanta: contro la Spagna, campione d’Europa in carica, al loro esordio nel torneo mondiale, gli Squali Blu avevano commesso un solo fallo sanzionato con un calcio di punizione, nel corso di una partita conclusasi con un pareggio per 0-0. Al contrario, 44 falli hanno costellato la partita tra Haiti e la Scozia (0-0), di cui 23 fischiati contro i Grenadiers haitiani.
Secondo gli studi di Opta, il numero di falli fischiati durante le partite dei Mondiali tende a diminuire. Questo indicatore ha raggiunto il suo picco nel 1990 in Italia (39,5 falli a partita). Vent’anni dopo, in Sudafrica, era sceso a 31,2 a partita, per poi arrivare a 25 a partita alla fine del 2022 in Qatar. Dall’inizio dei Mondiali del 2026, si registra una media di 22,3 falli a partita.
Le indicazioni fornite agli arbitri possono spiegare in parte la tendenza al calo dei falli fischiati. Ma un altro fattore, più strettamente legato all’evoluzione del gioco del calcio, emerge quando si contano i dribbling tentati durante una partita. Meno dribbling significano meno duelli uno contro uno e, forse, un gioco meno duro da parte dei difensori nei confronti degli attaccanti.
Sessant’anni fa in Inghilterra, ricorda Opta, si tentavano in media 60 dribbling a partita. Dall’inizio dei Mondiali del 2026, la media si è quasi dimezzata (32,5). «È più alta rispetto agli ultimi Mondiali, dove la media era di 27,5, ma decisamente inferiore rispetto al passato», spiega all’AFP Matias Conde, analista e curatore dei dati presso Opta.
Per quanto riguarda i dribbling riusciti, si è passati da 11,5 a partita nel 2022 in Qatar a 14,8 quest’anno. Molto lontano dai Mondiali del 1970 in Messico, apice del regno di Pelé, dove si contavano 30,3 dribbling riusciti a partita. «È possibile che stiamo passando a un gioco più diretto», ipotizza Matias Conde.
Il calo dei dribbling e dei falli può anche essere interpretato come la conseguenza di un gioco che privilegia i passaggi e il gioco di squadra.
Nel 1966, quando una squadra era in possesso palla, si contavano in media 3,5 passaggi prima della conclusione di un’azione; quest’anno, in media, se ne registrano 5,8. «È un po’ il dilemma dell’uovo e della gallina, perché se ci sono più passaggi, si tira meno. Ma si tira anche da più vicino», sottolinea Conde.
Mai nella storia statistica dei Mondiali si è tirato di più che nel 1970 in Messico (42,2 tiri a partita), quando la prima fase nelle Americhe si concluse con una media di 24,6 tiri a partita (22,8 in Qatar).
Ciononostante, la fase a gironi dei Mondiali del 2026 è la più prolifica dagli anni ’50: con 215 gol in 72 partite, il torneo registra una media di 2,99 gol a partita. In Qatar, alla fine del 2022, la media al termine della fase a gironi era di 2,44 gol a partita (2,69 nell’intera competizione).
Si osserva che la precisione dei tiratori è in aumento: in Messico nel 1970, il 29% dei tiri era in porta; quest’anno si è arrivati al 34% (36% in Qatar). E si avvicinano alla linea di porta: in media a 16,8 metri dalla porta, ovvero quasi cinque metri più vicini rispetto alla zona da cui Pelé e i suoi compagni tiravano ai Mondiali del 1970.