L'ex calciatore svedese attacca la Fifa e Gianni Infantino per colpa del caso Alimiron. ‘Il prossimo passo sarà metterci la museruola, come ai cani’

Zlatan Ibrahimovic attacca la Fifa e Gianni Infantino. L’ex attaccante svedese ce l’ha con il rosso rifilato ai Mondiali statunitensi al sudamericano Miguel Almiron nella sfida tra Turchia e Paraguay, per essersi coperto la bocca parlando con un avversario. Una nuova regola voluta dal presidente Fifa per prevenire casi come quello dell’argentino Prestianni, che in una partita di Champions era stato accusato di aver proferito frasi razziste a un avversario. «Ho vissuto il calcio ai suoi livelli più alti, il calcio vero. Non la versione diluita che ci stanno servendo ora – dice l’ex calciatore in un’intervista a una tivù statunitense –. Un rosso diretto per essersi coperto la bocca? Questo non è più calcio: è un circo diretto da burocrati in giacca e cravatta che non hanno mai sentito il fuoco del campo».
Ibrahimovic è un fiume in piena: «Da quando coprirsi la bocca è da cartellino rosso? Cos’è questo, il Grande Fratello? La Fifa vuole leggere le labbra e punire i pensieri prima ancora che si trasformino in parole – continua il dirigente del Milan –. Il prossimo passo sarà mettere le museruole ai giocatori, come ai cani. I giocatori non possono nemmeno parlare, non possono nemmeno respirare senza che qualche robot del Var oppure l’arbitro decidano che le tue emozioni sono illegali. Questo è distopico. Il calcio sta morendo».
Poi l’accusa: «Questa regola l’hanno voluta perché alcuni giocatori piangono ogni settimana: capita una cosa in Champions e il mondo intero deve cambiare. Ma se invece dai una gomitata a un avversario, gli spezzi la gamba o gli sputi addosso, ti danno un’ammonizione e una pacca sulla spalla. Il calcio ha due livelli: protegge i protetti e punisce il resto, ho giocato dappertutto e l’ho visto».
