Coppa del Mondo FIFA 2026

Dalla ‘novità’ dell’IA un impatto sul pil globale

Secondo le stime di Bank of America, la rassegna potrebbe generare un incremento di 41 miliardi di dollari, di cui 17 negli Stati Uniti

(Keystone)
16 giugno 2026
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Questa rassegna iridata è stata bollata come la maggiore competizione della storia. Fra i primati che vanta c’è anche quello di essere la prima edizione all’insegna dell’intelligenza artificiale: se in passato il torneo era un evento incentrato sulla televisione, ora somiglia vieppiù a un sistema operativo globale (in diretta) in grado di generare un boom di ricavi e avere un impatto miliardario sull’economia. Secondo le stime di Bank of America, i Mondiali 2026 potrebbero generare un incremento del pil globale di 41 miliardi di dollari, di cui 17 negli Stati Uniti, sostenendo quasi 824’000 posti di lavoro.

Le statistiche delle partite, il tracciamento dei giocatori e le informazioni operative generate attorno alle gare potrebbero invece raggiungere i 90 petabyte. Un volume pari a 45 volte quello dell’edizione del Qatar 2022. Se a questo si aggiungono i modelli d’intelligenza artificiale, le simulazioni, lo streaming, le scommesse nonché le piattaforme social, la creazione di dati potrebbe avvicinarsi a 2 exabyte. Quasi 45’000 anni di video in 4K. Numeri stellari che avranno effetto anche sui ricavi della Fifa, destinati a superare i 10 miliardi di dollari nel periodo 2023-2026, in rialzo rispetto ai 7,6 miliardi del 2019-2022.

Le voci principali del balzo sono legate ai diritti per la trasmissione televisiva, all’ospitalità, alla vendita dei biglietti e al marketing. I ricavi dalle sponsorship dovrebbero generare per la federazione con i Mondiali 2026 sui 2,8 miliardi, in aumento rispetto agli 1,8 del 2022. Un balzo che conferma come la sponsorizzazione degli eventi sportivi globali è sempre più considerata una strategia per coinvolgere i consumatori nel lungo termine dando risalto alla cultura e alle esperienze. Un trend che nell’ultimo decennio non è sfuggito alla Fifa: la federazione si è impegnata a fare dei Mondiali una piattaforma culturale che include la moda e la musica, creando l’opportunità per i brand di entrare in contatto con consumatori che altrimenti non avrebbero potuto raggiungere. La scelta degli Stati Uniti, dove il calcio non si chiama neanche football ma soccer, è in questa direzione.

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