I parigini, nella finale di Budapest contro l'Arsenal, fanno il bis dopo il trionfo dello scorso anno

Si è conclusa col successo ai rigori del Paris Saint-Germain – che sfidava l'Arsenal – l'atto conclusivo della Champions League 2026 giocata sabato nel tardo pomeriggio a Budapest.
Per i francesi, si tratta del secondo trionfo nella competizione dopo quello dello scorso anno al cospetto dell'Inter. Per il tecnico parigino Luis Enrique è il terzo successo nella Coppa più importante. Gli inglesi, invece, già sconfitti nel match decisivo vent’anni fa dal Barcellona, devono dunque ancora rimandare l'appuntamento con la gloria: curioso il fatto che i londinesi di coach Arteta chiudano questa campagna continentale senza perdere neanche un match, ma uscendo comunque alla fine sconfitti.
A dispetto delle aspettative della vigilia, il match fra inglesi e francesi si è rivelato di bassissimo livello tecnico e per nulla spettacolare: senza dubbio una delle peggiori finali della storia della Champions League.
Alla Puskas Arena ad aprire lo score a favore dei Gunners, già al 6‘, è stato Kai Havertz, abile a gestire e a chiudere nel migliore dei modi un contropiede: il tedesco ha infilato Safonov sul primo palo con un sinistro sotto la traversa da distanza ravvicinata sul quale, forse, l'estremo difensore russo dei parigini avrebbe potuto fare di meglio.
Per il resto del primo tempo, giocato non troppo bene da entrambe le squadre, non è successo molto altro: il vantaggio inglese era comunque legittimo, visto che i francesi – vincitori della Champions League nel 2025 – durante l'intera prima metà di gara non hanno praticamente mai tirato verso la porta avversaria, fatta eccezione per un esterno sinistro di Fabian Ruiz, inatteso, che ha creato qualche difficoltà al portiere londinese Raya.
Di scarso livello tecnico pure la ripresa, che ha però visto i francesi pareggiare al 65’ col Pallone d'oro Dembelé, che su rigore non lascia scampo a Raya, buttatosi sul lato sbagliato. Il fallo ai danni di Kvaratskhelia che ha indotto l'arbitro Siebert (tedesco) a decretare la massima punizione, netto, è stato di Mosquera.
E così, senza grandi emozioni, si va ai supplementari. Anche nell'overtime, ad ogni modo, lo spettacolo lascia alquanto a desiderare, specie per quanto attiene al primo quarto d'ora, dove a farsi notare è soltanto il direttore di gara, che non lesina nella distribuzione – anche troppo severa – dei cartellini gialli.
Nemmeno negli ultimi 15 minuti l'inerzia cambia: squadre apparentemente stanche, imprecisione estrema e, di nuovo, nessuna conclusione degna di nota. Sono dunque i tiri di rigore a decidere l'esito della finale di Budapest. Dagli 11 metri, decisivo è stato l'errore di Gabriel, che ha mandato alto l'ultima esecuzione. In precedenza per i Gunners aveva fallito anche Eze, mentre fra le file parigine l'unico sbaglio è stato quello di Nuno Mendes, la cui conclusione è stata respinta da Raya.