Multa di 150.000 franchi per ripetute violazioni; il caso dei club negli insediamenti in Cisgiordania è stato chiuso e il comitato invita al dialogo
Dopo due anni di attesa, ieri sera la Fifa si è pronunciata su due richieste palestinesi: ha sanzionato Israele per aver violato le sue norme antidiscriminazione, ma ha invece chiuso il caso relativo ai club calcistici israeliani nella Cisgiordania occupata.
L'organismo guidato da Gianni Infantino non ha sospeso la Federazione israeliana (Ifa), come richiesto dalla federazione palestinese dal 2024, ma le ha inflitto una multa di 150.000 franchi per "gravi e ripetute violazioni" dei suoi obblighi di lotta alla discriminazione.
In una lunga sentenza di 40 pagine, la Federazione internazionale di calcio (Fifa) descrive nel dettaglio una serie di comportamenti razzisti nel calcio israeliano, che vanno dagli slogan che esaltano la purezza razziale sugli spalti del Beitar Gerusalemme agli insulti rivolti ai calciatori arabi, includendo "messaggi politici e militaristici" diffusi dai dirigenti delle leghe professionistiche e dal Maccabi Netanya sui loro social media.
Secondo la Fifa, l'Ifa "non ha rilasciato alcuna dichiarazione pubblica di condanna del razzismo, non ha lanciato alcuna campagna antidiscriminazione e non ha intrapreso iniziative per promuovere l'inclusione di calciatori arabi o palestinesi".
Nel frattempo, un altro organo interno alla Fifa, il Comitato per la governance, l'audit e la conformità, ha deciso di non intraprendere azioni nei confronti dei club israeliani situati negli insediamenti illegali in Cisgiordania e riconosciuti dall'Ifa.
Secondo il Comitato, "lo status giuridico della Cisgiordania rimane una questione irrisolta e molto complessa secondo il diritto internazionale" e, piuttosto che sanzionare Israele, "la Fifa dovrebbe continuare a promuovere il dialogo e offrire mediazione" tra le federazioni israeliana e palestinese.