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laR
 
30.09.2022 - 05:30
Aggiornamento: 15:17

Rabbia Mihajlovic, gioia Pollero

Sentimenti contrastanti a Bellinzona, con l’uruguagio che diventerà papà di una bimba e il ticinese che vorrebbe disporre di strutture migliori

rabbia-mihajlovic-gioia-pollero

«Ormai ci siamo», mi dice raggiante Rodrigo Pollero uscendo dalla seduta di massaggi. Si riferisce alla gravidanza della moglie, giunta ormai a termine. «Succederà nelle prossime ore. Sono felicissimo e ovviamente un po’ nervoso, sarà il momento più bello della nostra vita». Bimbo o bimba? «Una ‘nena’, e la chiameremo Lia». Il lieto evento, ad ogni modo, non distoglie del tutto il centravanti uruguayano dal proprio lavoro, e così scambiamo due parole sul rendimento altalenante avuto in campionato fin qui dal Bellinzona: quattro successi, un pareggio e tre sconfitte condite da molti gol subiti. «Abbiamo avuto un percorso curioso, in effetti. Abbiamo vinto gare importanti – contro avversari sulla carta più forti di noi – per poi andare a perdere contro rivali che in teoria dovevano essere alla nostra portata, con molte reti al passivo. Va pur detto che siamo stati condizionati da qualche problema, come ad esempio un virus che, a un certo unto, ha messo ko mezza squadra. E poi a volte il numero di gol presi dice poco: contro il Wil, ad esempio, abbiamo perso 5-1, ma l’andamento del match mostrava tutt’altro. Loro sono stati molto fortunati, mentre noi non abbiamo saputo concretizzare le molte occasioni create».

La situazione dei granata, ad ogni modo, è buona: quinto posto in una classifica davvero corta, eccezion fatta per Vaduz e Xamax, che paiono già avvitate strette al fondo della graduatoria. «Già negli anni scorsi la Challenge League era molto equilibrata. Si tratta di un campionato molto combattuto, e fino alla fine del torneo sarà dura fare previsioni su chi potrà essere promosso nella massima serie. Difficile che una squadra prenda il largo da sola e conquisti la Super League con diverse giornate di anticipo. L’unica cosa certa è che dovremo lavorare duro». Quanto può incidere sul vostro rendimento il fatto di aver già cambiato tre allenatori? «A noi giocatori queste cose non riguardano», chiarisce la punta sudamericana. «Sono argomenti e scelte che competono solo alla società, noi dobbiamo soltanto dare risposte sul campo. Di certo, Raineri ha portato una nuova idea di gioco che, già contro il Lucerna, aveva destato impressioni positive».

I rimpianti per la Coppa Svizzera

A proposito, quanto brucia ancora quella sconfitta immeritata in Coppa Svizzera? «Parecchio, perché avevamo giocato molto bene contro un avversario di categoria superiore, senza che in campo si vedesse questa differenza di valori. Meritavamo di più, anche se nel calcio il merito non per forza viene premiato. Rimane pure il rammarico per i legni colpiti e per i due rigori che ci hanno negato. Ma non voglio accampare scuse, e preferisco far tesoro di ciò che in quella partita siamo stati capaci di fare». A livello di condizione come stiamo? «Sono al 100% e sto sempre meglio, merito del grande lavoro che svolgo col nostro preparatore. Dunque, sempre che il mister lo ritenga opportuno, domenica sarò in campo come sempre». L’avversario – al Comunale fischio d’inizio alle 16.30 – è di quelli particolari, vero? «Esatto, con la maglia dello Sciaffusa due anni fa ho giocato una grande stagione, chiudendo capocannoniere della Challenge League. Sarò sempre grato ai gialloneri per come mi hanno trattato lassù. Ora però siamo avversari, e da professionista vorrò ovviamente battere i miei ex compagni».

‘Non abbiamo neanche una palestra’

Di umore diametralmente opposto è Dragan Mihajlovic, tornato da poco a Bellinzona come ultimo colpo di un mercato di alto livello che evidenzia le ambizioni di promozione della dirigenza. «Non abbiamo neanche una palestra», mi fa notare, indicandomi le 4 cyclette stipate in un piccolo sgabuzzino in cui devono trovare spazio anche il frigo e la macchinetta del caffè. Anche gli spogliatoi, fra l’altro, sono effettivamente ormai datati e diventati piccoli, considerata l’ampiezza delle rose attuali delle squadre di calcio. «Le strutture di cui disponiamo non sono per nulla adatte al calcio professionistico», continua il 31enne centrocampista. «Ci adattiamo, per forza, anche se su certe cose non si dovrebbe transigere. Servirebbe una vera palestra, anche per prevenire gli infortuni. Una volta, quando giocavo qui da ragazzo, c’era almeno una specie di palestra ricavata in una baracca accanto al campo C, ora non c’è più nemmeno quella. Mi risulta che il club abbia chiesto alla Città uno spazio in cui ricavare una palestra in cui mettere pesi e varie macchine – che verrebbero ovviamente acquistati dal club e messi a disposizione di altre società sportive – ma pare che il Comune, pur disponendo di alcuni spazi interessanti, non voglia metterceli a disposizione. Mi pare un peccato, anche perché noi contribuiamo comunque a tenere alto il nome della città. Rispetto al resto della Svizzera, ma anche nel confronto con Lugano, dove ho giocato tre stagioni, siamo indietro anni luce».

Differenze abissali

Ma tu hai militato anche a Cipro e in Bulgaria: com’è il confronto con queste nazioni? «Ci sono differenze abissali, sebbene non siano certo Paesi ricchi come la Svizzera, ma verso lo sport hanno un’attenzione molto maggiore rispetto a quel che succede qua, e le istituzioni – prima ancora che i privati – mettono a disposizione delle società strutture davvero all’avanguardia. A Nicosia ad esempio, di fianco agli spogliatoi, oltre alla palestra c’erano anche piscina e vasche per idromassaggi».

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