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20.05.2022 - 05:30
Aggiornamento: 16:49

Tra Leao e Brozovic, due stili per uno Scudetto

Il milanista è esploso mostrando doti atletiche e tecniche da potenziale campione, il croato dell’Inter si è rivelato insostituibile. Chi la spunterà?

di Daniele Manusia
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Rafael Leao, inatteso leader tecnico del Milan di Pioli (Keystone)

Cosa conta di più, il cuore o la testa? L’istinto o la ragione? A dire il vero, è una dicotomia riduttiva, nella vita come nel calcio. Ma è difficile resistere alla tentazione di usarla per descrivere la corsa verso lo Scudetto 2021-22 di Milan e Inter. Da una parte c’è una squadra - quella di Stefano Pioli, che arriva all’ultima giornata con due punti di vantaggio e il lusso di potersi accontentare del pareggio contro il Sassuolo per vincere il campionato - che gioca meglio quando si sente libera, senza pressioni, che vince dando l’impressione di divertirsi. Dall’altra una squadra - quella di Simone Inzaghi, che dovrà battere la Sampdoria con un orecchio sulla radio aspettando qualche buona notizia da Reggio Emilia - che dopo essere stata virtualmente in testa per qualche settimana, dando l’impressione di poter controllare e gestire il vantaggio fino alla fine, razionalmente, appunto, economizzando energie mentali e fisiche, ha ceduto inspiegabilmente nella sconfitta di Bologna. Di più. Milan e Inter arrivano al traguardo con due giocatori che possono ambire al premio di migliore del campionato e che rappresentano in maniera plastica le loro due anime diverse: Rafael Leao e Marcelo Brozovic.

‘Il salto di qualità’

In una seconda parte di stagione in cui nessuna squadra sembrava davvero voler vincere lo Scudetto e si è cominciato a fare sul serio da un mese a questa parte, Rafael Leao ha scelto il momento giusto per mostrare concretezza, realizzando tre gol e tre assist nelle ultime cinque partite. Anche se deve ancora compiere ventitré anni e questa è solo la sua terza stagione in Italia, Leao era già finito nel cassetto dei giocatori "belli ma inutili" (altra dicotomia superficiale). Spezza le partite, si diceva di lui, ma non sempre e per il resto del tempo sparisce. Certo, c’era anche il suo linguaggio del corpo, quella nonchalance imperturbabile che a tratti sembrava semplice disinteresse e finiva per sembrare una provocazione, un tratto di immaturità (e il pubblico italiano non tende a vedere come una cosa positiva quando un calciatore pubblica un album trap prima ancora di aver vinto un singolo trofeo con la propria squadra). Leao non aveva quella presenza, quella pericolosità che accompagna i giocatori davvero grandi. In un’intervista a Dazn, lo stesso Leao ha riportato una conversazione avuta con Pioli, che gli avrebbe detto: "Se vuoi arrivare al livello di Mbappé e Ronaldo devi fare la differenza in tutte le partite, altrimenti sei un giocatore banale".


Il gol decisivo di Leao contro la Fiorentina a San Siro (Keystone)

Banale non lo è mai stato, anzi, semmai il problema era il contrario, che Leao viveva di momenti speciali mentre il calcio è fatto di gesti quotidiani, ordinari. Qualcosa è cambiato in questa stagione, al cui finale arriva da protagonista assoluto. Più che una questione di fiducia (in se stesso, da parte del suo allenatore) sembra che la quantità di minuti giocati abbia intensificato la qualità delle sue giocate. Non solo Leao ha imparato a gestire quella burocrazia di cui è fatta una gran parte delle partite di calcio - venire incontro al compagno in possesso, far circolare il pallone magari in spazi stretti, con l’uomo addosso, farlo salire magari di poco verso la porta avversaria o farlo andare verso la parte di campo opposta - ma è anche il giocatore che in Serie A ha portato più volte la palla nella trequarti avversaria e il secondo, dietro l’ex milanista Deulofeu (oggi all’Udinese), a portare più palloni in area di rigore. È anche quello che ha dribblato più avversari (104) e, secondo i dati di Statsbomb, considerando tutti gli esterni d’attacco e trequartisti che giocano nei cinque principali europei, è nel 5% di quelli che dribblano più volte a partita con efficacia.

Rafael Leao sembra cambiato anche un livello più profondo e intangibile. Adesso gli basta pochissimo per essere letale, per creare un pericolo. Contro la Fiorentina, dopo sessanta minuti in cui il Milan aveva avuto molte occasioni, e Leao stesso ne aveva fallita una piuttosto semplice di destro dal centro dell’area di rigore, lui – come il resto della squadra – sembrava aver finito l’energia. Pioli ha sostituito tre dei quattro giocatori offensivi partiti titolari, ma – diversamente rispetto a qualche mese fa – ha deciso di tenerlo in campo. A dieci minuti dal termine della partita il portiere avversario, Terracciano, solitamente preciso con i piedi, sbaglia un passaggio filtrante che Leao intercetta a trequarti di campo. La Fiorentina è leggermente sbilanciata, ma Leao ha davanti Milinkovic, con il peso già abbassato sulle cosce aspettando il duello, e lo stanno recuperando da dietro sia Martinez Quarta che Amrabat. Una situazione in cui lo scorso anno avrebbe agito in modo prevedibile, sterzando sul sinistro per crossare o calciare in diagonale. Ma, come dicevamo, Leao non è lo stesso di prima: appena entrato in area, prima di venire raddoppiato, in un battito di ciglia si sposta la palla sul destro e calcia con un angolo stretto sul primo palo.


Brozovic in Coppa Italia contro il Milan (Keystone)

L’andatura inganna

Quella partita, decisa da quel gol, è arrivata quattro giorni dopo la sconfitta già citata dell’Inter con il Bologna, ed è sembrata una dichiarazione d’intenti. In quella successiva, con il Verona, ha realizzato due assist per Tonali, sfruttando due palle mezze morte sulla fascia, in cui ha puntato l’avversario e sfruttato lo spazio alle sue spalle (poco, nel primo caso, in cui ha camminato sul filo della riga di fondo alzando la testa per cercare il compagno a cui passarla; abbastanza, nel secondo caso, in cui ha rallentato per far andare fuori ritmo il giocatore che lo seguiva prima di allungarsi la palla) per crossare nel cuore dell’area piccola. E poi c’è stata la partita con l’Atalanta, dove l’equilibrio è stato di nuovo rotto da un suo gol di destro, una finalizzazione fredda, glaciale, sotto le gambe del portiere, che un anno fa difficilmente gli avremmo visto fare.

Adesso, persino la sua camminata ciondolante sembra un trucco, una distrazione, un modo per far rilassare i difensori prima di colpirli. Se prima i dribbling e gli strappi palla al piede sembravano dei vezzi estetici, oggi sono come i colori squillanti che ricoprono la pelle degli anfibi velenosi, servono a segnalare il fatto che siamo in presenza di un giocatore sempre pericoloso.

Il punto fermo di Inzaghi

Sembra fin troppo facile dirlo oggi, ma quello che è mancato all’Inter quest’anno sono stati proprio i giocatori come Leao - e Theo Hernandez. Quelli capaci di sfruttare le crepe invisibili delle partite per infilarci la leva del loro talento e mandarle in mille pezzi. Per arrivare a una giornata dalla fine con ancora la possibilità di vincere il campionato, Inzaghi ha dovuto sfruttare i diversi momenti di forma e le caratteristiche di una rosa di livello forse mediamente più alto rispetto a quella del Milan. Chi più chi meno hanno tutti dato il loro contributo, ma l’unico punto fermo, imprescindibile e insostituibile, è stato Marcelo Brozovic. Già lo scorso dicembre la leggenda nerazzurra Maicon ha dichiarato a "L’Interista": "Il suo peso è enorme, e te lo dice uno che ha giocato con Vieira, Stankovic e Cambiasso. Brozovic ha quel peso lì".


Brozovic si è scoperto anche marcatore (Keystone)

Forse il punto più critico raggiunto dall’Inter in stagione è stato rappresentato dai pareggi consecutivi con Torino e Udinese a metà marzo. In entrambi i casi Brozovic era assente, come durante la sconfitta con il Sassuolo di qualche settimana prima, e l’Inter è sembrata semplicemente senz’anima. Pochi giorni dopo l’Inter ha annunciato il rinnovo del suo contratto in scadenza. La sconfitta con il Bologna è l’unica eccezione degli ultimi due mesi in cui la squadra di Inzaghi ha vinto tutte le altre partite, guidata da Brozovic che ne ha anche approfittato per segnare i suoi due primi gol stagionali contro Spezia e Roma.

Brozovic è una certezza anche per gli allenatori avversari che, indipendentemente dal modulo scelto e dallo stile di gioco sanno che dovranno mettere un uomo a rendergli difficoltosa la ricezione del pallone e coprirgli le linee di passaggio. Allora Brozovic si sposta per il campo come uno squalo seguito dal suo pesce pilota, una pianeta dal suo satellite: si abbassa tra i centrali spingendoli sul lato, oppure si posizione lui come terzo difensore a destra o a sinistra. Quasi tutte le azioni partono dal suo piede, l’Inter gioca al ritmo che decide lui, va nella direzione dove lui vuole andare. Oltre ad avere il 91% dei suoi passaggi andati a buon fine, quasi ottanta a partita, Brozovic è anche nel 3% dei centrocampisti (sempre secondo Statsbomb) che fa più passaggi in avanti, per far risalire la squadra. E spesso influenza il gioco dell’Inter anche con una semplice sponda, oppure senza neanche toccare palla, portandosi via il proprio marcatore per creare lo spazio dove qualche altro compagno può ricevere la palla.

Giochi di magia

Una settimana fa contro il Cagliari, con il punteggio sul 2-1 per l’Inter e la squadra sarda che si era fatta aggressiva, ha propiziato il terzo gol con un lancio lungo per Gagliardini alle spalle della difesa (Gagliardini poi ha eseguito l’assist per Lautaro, libero sul suo fianco sinistro). La parte più importante dell’azione, però, è stata quella iniziale, in cui Brozovic si è liberato della marcatura di Joao Pedro con un movimento deciso incontro ad Handanovic, in possesso della palla, seguito poi da un movimento in direzione opposta. Il portiere interista ha lanciato lungo al centro, su Correa che al momento del controllo si è trovato Brozovic davanti, a pochi passi, libero come per magia da ogni marcatura. Sono questo genere di cose che rendono speciale il gioco di Brozovic, senza ombra di dubbio tra i giocatori più intelligenti della Serie A - ed è assurdo pensare che sono solo tre anni che fa il regista con continuità.


Leao contro Skriniar (Keystone)

Ma, come detto, non c’è nessun conflitto tra ragione e sentimento. L’intelligenza di Brozovic è anche sensibilità, capacità di leggere la partita ed entrare in relazione con i compagni; sta nella sua testa ma anche nel suo cuore, nel lavoro difensivo con cui copre le spalle delle mezzali e degli esterni quando si sbilanciano, nel carattere con cui lui stesso si spinge in avanti quando sente che ce n’è bisogno. Così come nelle giocate più geniali e sorprendenti di Leao ci sono calcoli eseguiti a livello inconscio, decisioni prese in frazioni di frazioni di secondo che però sono legate a una conoscenza sempre più profonda del campo e di quelle situazioni in cui Leao è in grado di decidere le partite e in cui comincia ad avere esperienza. Il modo in cui finirà il campionato influenzerà la nostra percezione sulla stagione di Milan e Inter, persino il lavoro di Pioli e Inzaghi assumerà un altro valore alla luce del risultato finale. Difficilmente cambierà qualcosa al percorso pazzesco di Leao e Brozovic, i due giocatori migliori della stagione ed entrambi determinanti seppur in modi completamente diversi.

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