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13.05.2022 - 18:22

C’è una Coppa da portare in Ticino

Una stagione iniziata sotto cattivi auspici può diventare trionfale battendo il San Gallo. Lavanchy: ‘Consci dell’importanza per tutto il Cantone’

Domenica pomeriggio sull’erba (artificiale) del Wankdorf, il Lugano ha la possibilità di chiudere in maniera trionfale una stagione iniziata nove mesi fa con non poche (e giustificate) perplessità. La più volte dichiarata intenzione di Angelo Renzetti di cedere la società, l’arrivo della fantomatica cordata brasiliana capeggiata da Thiago Souza, il closing mai andato in porto di una trattativa subito nata sotto cattivi auspici, la decisione (ancor prima di essere entrati ufficialmente in società) di affidare la panchina a un tecnico di spessore internazionale (Abel Braga), ma totalmente digiuno delle dinamiche e delle peculiarità del calcio svizzero, avevano fatto planare l’ombra del dubbio sul futuro (sportivo e societario) del club. Settimane difficili e confuse, fino al momento della cessione del pacchetto azionario allo statunitense Joe Mansueto, "rappresentato" in Svizzera da Martin Blaser, accolto come la classica manna dal cielo. Le prime mosse della nuova dirigenza – allontanare Braga e affidare la panchina a un ticinese doc come Mattia Croci-Torti – sul momento avevano il sapore della scommessa (addirittura azzardata), tuttavia i fatti hanno dato ragione a Martin Blaser e Georg Heitz: il Lugano è tuttora in lotta (almeno teorica) per il terzo posto e, soprattutto, si appresta a disputare la finale di Coppa Svizzera. Per il nuovo gruppo dirigente, miglior presentazione non poteva esserci.

I meriti per una stagione che, vada come vada a Berna, sarà sicuramente una delle migliori dal ritorno in Super League (con 51 punti e due partite ancora da disputare può superare il record di 53 stabilito nel 2016-17 con Paolo Tramezzani), vanno però equamente divisi con Angelo Renzetti. L’ossatura della squadra, infatti, è quella assemblata negli anni dall’ex presidente, il quale guarderà la finale con l’occhio umido di chi sa che quella partita segna di fatto la fine di un ciclo (suo e del gruppo da lui creato). Da luglio in avanti, l’Fc Lugano intraprenderà un nuovo corso, targato Joe Mansueto, in tutto e per tutto.

Proprio per questo motivo, domenica molti bianconeri avranno una determinazione supplementare. Soprattutto coloro i quali tra due settimane lasceranno Lugano per nuove sfide professionali. Tra questi, Numa Lavanchy, uno dei principali beniamini dei tifosi bianconeri, alla sua prima finale in carriera… «Stiamo vivendo l’attesa della partitissima. Rispetto al solito, la gestione del momento è un po’ differente, non lo nego. Ma viviamo queste ore in gruppo e ci prepariamo alla sfida. Da domani con il viaggio verso Berna penso che entreremo effettivamente nel vivo dell’evento e, di conseguenza, la pressione inizierà a salire. In questi frangenti ognuno deve seguire il più possibile quello che è il normale avvicinamento – peraltro molto personale – al momento della partita. Cambiare le abitudini sarebbe controproducente. Il fatto di essere rimasti nel Canton Vaud dopo l’impegno di Super League contro il Servette, è senza dubbio positivo. Sapete benissimo come quello del Lugano sia un gruppo solido, affiatato, cementatosi negli anni. Vivere assieme non è un problema. Anzi, personalmente mi fa piacere condividere il tempo con il resto della squadra».

La pressione, che indubbiamente in queste ore accompagna giocatori e staff, può rappresentare uno stimolo, ma anche un freno. E non esiste una formula matematica che indichi come gestirla… «È molto personale, ognuno deve scegliere il modo più affine al suo carattere. Si tratta di una finale e la pressione è inevitabile, anche perché il nostro gruppo non annovera molti giocatori con alle spalle partite come questa».

Poche finali nel curriculum, ma tanta esperienza: da questo punto di vista il Lugano sembra avvantaggiato rispetto al giovane San Gallo… «Spero che l’esperienza ci dia un colpo di mano, ma non sono considerazioni sulle quali possiamo stare a disquisire. Alla fine la verità la dirà il campo e tutte le supposizioni costruite in queste ore non avranno valore alcuno. Quel che possiamo fare è preparare la partita nel migliore dei modi e domenica tireremo le somme».

Nonostante abbia trascorso a Lugano soltanto tre stagioni, Lavanchy può essere considerato uno della vecchia guardia. Titolare inamovibile (ha già superato le 100 partite in bianconero), sente sulle sue spalle la responsabilità di dover riportare in Ticino una Coppa Svizzera che manca dal 1993… «In questi anni ho imparato a conoscere il Ticino e vi ho trovato molte similitudini con la Romandia. Capisco benissimo quanto sarebbe importante per la società, ma anche per tutto il cantone, se domenica tornassimo a casa con la Coppa».

In stagione, il Lugano ha affrontato quattro volte il San Gallo, con un bilancio di una vittoria, un pareggio e due sconfitte, queste ultime in un 2022 nel corso del quale i sangallesi hanno racimolato 10 punti in più dei bianconeri (31 a 21)... «È vero, non è sempre andata benissimo, ma prima delle ultime due sconfitte avevamo infilato sette risultati utili consecutivi. L’ultima l’abbiamo persa 3-0, ma non conta niente. I risultati passati sono passati, entrambe le squadre scenderanno in campo per vincere e si partirà dallo 0-0. Sono sicuro che domenica alle 14 in campo ci saranno 22 giocatori disposti a dare il duemila per cento pur di alzare la Coppa».

Il San Gallo torna in finale a dodici mesi di distanza da quella persa con il Lucerna. Da parte degli uomini di Peter Zeidler c’è da attendersi un surplus di determinazione… «In una partita così ti concentri unicamente sul momento, senza fermarti a riflettere sui "se" e i "ma" del passato. Entri in campo determinato a dare tutto quanto ti resta in corpo al termine di una lunga stagione. Non credo che i sangallesi risentiranno in un modo o nell’altro della sconfitta dell’anno scorso».

Il Lugano è reduce da una settimana nella quale si è ritrovato, dopo un passaggio a vuoto di cinque partite senza vittorie. Il 3-1 sullo Young Boys e il 2-2 di Ginevra hanno ridato slancio all’ambiente… «Nella nostra testa non c’è mai stato un solo dubbio sulle nostre qualità e sul nostro potenziale. Lo aveva già dimostrato la semifinale contro il Lucerna, arrivata all’inizio di quel periodo senza grandi soddisfazioni in campionato: eravamo scesi in campo concentrati e determinati come non mai. Adesso sono arrivati quattro punti in due partite, ma pure questi non fanno testo: domenica la differenza la si farà con la voglia di correre e lottare più dell’avversario».

Domenica Amir Saipi potrebbe essere squalificato e al suo posto scenderebbe in campo Sebastian Osigwe. Per il laterale destro, poco cambia… «In stagione entrambi hanno disputato prestazioni eccellenti, salvando punti importanti. Certo, anche loro come tutti noi giocatori hanno commesso degli errori, ma abbiamo piena fiducia sulla capacità di entrambi di essere protagonisti positivi della finale».

In queste ore, il tempo per riflettere su ciò che li attende domenica al Wankdorf non è certo venuto meno… «Sappiamo molto bene cosa ci aspetta contro una compagine che metterà molta intensità fin dal primo minuto. Rispetto ai precedenti confronti diretti, domenica giocheremo sul sintetico e questo potrebbe avere un effetto sul risultato finale. Qui a Nyon ci siamo allenati sull’erba, ma non credo rappresenti un problema. Una squadra come lo Young Boys, che si prepara giorno dopo giorno sul sintetico, può certamente trarre beneficio da una superficie sulla quale gli errori non vengono perdonati: ma al Kybunpark l’erba è naturale e un allenamento o due in più sull’erba artificiale non può cambiare la situazione. Sarà però importante trovare fin dal primo minuto il giusto feeling con la superficie, capire la lunghezza degli appoggi e la velocità del pallone».

Caso Saipi, nessuna novità

Tutti sperano che domenica alle 14 tra i pali della porta bianconera possa prendere posizione Amir Saipi. Ma la situazione concernente la squalifica del portiere bianconero, reo di un fallo di reazione nella sfida di sabato scorso con lo Young Boys, è lungi dall’essere chiarita. Saipi si è allenato regolarmente ed è pronto a scendere in campo, tuttavia l’ultima parola spetterà alla commissione di ricorso della Sfl, presieduta dal ticinese Daniele Moro, chiamata a decidere in merito al ricorso inoltrato dal Lugano contro le due giornate di sospensione inflitte in prima istanza. Dalla Sfl fanno sapere che la commissione non si pronuncerà nella giornata di sabato, per cui il verdetto potrebbe arrivare nelle prossime ore, oppure essere rimandato a lunedì. Nella seconda ipotesi, l’effetto sospensivo del ricorso permetterebbe a Saipi di scendere regolarmente in campo, per poi scontare il secondo turno di squalifica (inevitabile alla luce del fallo commesso) in Super League contro lo Zurigo.

Per quanto riguarda Mijat Maric, il difensore raggiungerà questa sera i compagni direttamente a Berna, dove la squadra si è spostata dopo l’allenamento pomeridiano svolto a Nyon. Il Lugano spera in un miracolo, ma è praticamente certo che il 38enne ticinese sarà costretto a guardare la partita dalla tribuna.

Mattia Croci-Torti ha approfittato dell’ultima seduta romanda, chiusa al pubblico dopo i primi 15’, per affrontare gli aspetti tattici della sfida. La quasi certa assenza di Maric dovrebbe indurre il tecnico ticinese a optare per una difesa a 4 (peraltro molto efficace contro lo Young Boys), con Lavanchy, Daprelà, Ziegler e Valenzuela. In un ipotetico 4-3-2-1, a centrocampo ci sarebbero Sabbatini, Custodio e Lovric, a meno che Croci-Torti decida di tenersi la carta Amoura per il finale di partita e avanzi Sabbatini al fianco di Bottani quale sostegno offensivo a Celar (in quel caso in mezzo entrerebbe Rüegg).

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