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15.09.2021 - 14:130

Barcellona, anatomia di un declino

Padrone d’Europa appena una decina d’anni fa, il club catalano nel Continente ha perso il suo status nobiliare per diventare ‘uno dei tanti’

Irriconoscibile, privo di star, pesantemente indebitato… Prestigiosa istituzione del calcio europeo, dominatore a livello mondiale appena una decina di anni fa, il Barcellona sta vivendo un declassamento sportivo simboleggiato dalla lezione ricevuta martedì in Champions League dal Bayern Monaco (0-3), a un anno giusto giusto dal terribile 8-2 subito dallo stesso avversario nei quarti di finale dell’edizione 2019-20 (nelle final-8 di Lisbona).

Rimasti orfani anche di Lionel Messi, i catalani non vincono in Champions League dal 2 dicembre 2020 contro il modesto Ferencvaros (3-0). Un tempo fortezza inespugnabile, il Camp Nou è diventato terreno di conquista per tutte le squadre con un pizzico di ambizione. In Champions, il Barça ha perso gli ultimi tre confronti casalinghi, incassando dieci reti a fronte di un solo gol segnato (4-1 dal Psg e 3-0 dalla Juventus). Lo 0-3 di martedì non ha fatto altro che confermare una tendenza apparsa già chiara il 14 settembre scorso, data dell’umiliazione di Lisbona.

Il Barcellona non perdeva la prima partita della fase a gironi di Champions League dal 1997 (3-2 contro il Newcastle), vale a dire da 24 anni. E martedì sera, per la prima volta nella storia dell’ex Coppa dei campioni, il Barça ha chiuso senza aver centrato una sola volta la porta avversaria.

La stampa spagnola, pur non potendo nascondere la realtà, ha dato l’impressione di non voler sparare sulla Croce Rossa. “Povero Barça”, ha titolato Marca; gli ha fatto eco il catalano Sport con un eloquente “Triste realtà” su sfondo tutto nero. Una sorta di senso di impotenza condiviso anche dall’ultima icona blaugrana, Gerard Piqué: «È così, siamo quel che siamo. Nell’immediato, la situazione è complicata. Oggi c’è stata una netta differenza, è lampante. Per essere chiaro, al momento non facciamo parte dei favoriti per la vittoria finale».

Secondo i media catalani, il presidente Joan Laporta e i suoi più stretti collaboratori, martedì sera si sono chiusi nella pancia del Camp Nou per una riunione d’urgenza. Al momento, non sono stati annunciati provvedimenti.

«La partita con il Bayern ha confermato l’impressione di desolazione con la quale il Barça è confrontato. Una partita lunga e inutile, una sorta di ‘miglio verde’ in fondo al quale non vi era alcuna speranza, bensì la certezza della sconfitta. Nessuno poteva sperare che le cose finissero in altro modo», ha dichiarato in un editoriale Alfredo Relaño, presidente onorario del quotidiano As e voce rispettata del calcio spagnolo.

Da molte parti si è già iniziato a recitare il de profundis per il Barcellona, ma va pur detto che i blaugrana in questo inizio di stagione non sono stati baciati dalla fortuna. Nel corso del mercato hanno perso Leo Messi e Antoine Griezmann e come se non bastasse sono stati confrontati con una lunga serie di infortuni, in particolare nel reparto offensivo (Ansu Fati, Sergio Aguero, Ousmane Dembélé, Martin Braithwaite…). La vecchia guardia, all’immagine di un Jordi Alba sceso in campo ammalato e che si è infortunato, di un Sergio Busquets spazzato via dal centrocampo tedesco e di un Sergi Roberto fischiato all’uscita dal campo, non è più in grado di caricarsi la squadra sulle spalle. Il problema è che dietro di loro, la nuova guardia – che pure esiste – al momento non è pronta. Eric Garcia, Riqui Puig, Pedri, Gavi, Oscar Mingueza, Alex Balde, Yusuf Demir, Sergiño Dest e Ronald Araujo hanno tutti (tranne, forse, Pedri, già nazionale) bisogno di maggiore esperienza prima di prendere davvero in mano la squadra. «Sono convinto che grazie ai nostri giovani giocatori finiremo per poter rivaleggiare con le migliori. Accumuleranno esperienza e alla fine della stagione, vedrete...», ha sentenziato Piqué. Come dire: non vendete la pelle dell’orso blaugrana prima di averlo ucciso.

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