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laR
 
23.08.2021 - 17:41
Aggiornamento: 19:10

L'amarezza di Fayulu: ‘Trattato come una scimmia’

Il portiere del Sion dopo i fatti di San Gallo: ‘Quanto accaduto non poteva passare sotto silenzio’. Gelson Fernandes: ‘Pieno sostegno dal club’

l-amarezza-di-fayulu-trattato-come-una-scimmia
Christian Constantin e Gelson Fernandes (seminascosto) cercano di calmare Timothy Fayulu

Si stava meglio quando si stava peggio? La domanda è ovviamente una provocazione, ma il dubbio sorge spontaneo alla luce di quanto successo nell’ultimo weekend calcistico, il primo nel quale si è giocato in tutti i campionati principali, oltre che nella nostra Super League. Il tumultuoso finale di San Gallo - Sion e la bagarre collettiva scatenata in Francia nel bel mezzo del derby tra Nizza e Marsiglia, non depongono a favore della riapertura degli stadi al pubblico. Forse, si stava davvero meglio quando si stava peggio e le gradinate erano vuote. E questi due casi non rappresentano un compendio esaustivo della situazione a livello globale, ma sono soltanto la punta dell’iceberg. Certo, risse da quartiere malfamato come quelle dell’Allianz Riviera in Costa Azzurra, sono fortunatamente sempre più rare, ma al contrario risultano in aumento i casi a sfondo razziale, come appunto pare essere quello che ha fatto da corollario alla conclusione della sfida tra sangallesi e vallesani.

Guggisberg. ‘Dossier nelle mani della Disciplinare’

E se le immagini della scazzottata di Nizza hanno fatto il giro del mondo grazie al web, da noi ha destato scalpore quanto successo al Kybunpark. Dopo qualche fraintendimento iniziale, i giocatori hanno capito quanto successo e tutti hanno condannato i “buu” scimmieschi indirizzati al portiere vallesano Timothy Fayulu (Lüchinger e Serey Die si sono spiegati davanti alle telecamere). Rimane l’ennesimo gesto inqualificabile di cosiddetti tifosi incapaci di cogliere i limiti tra i consentito e l’inaccettabile. A questo punto, però, la palla passa nel campo della Swiss Football League, chiamata a prendere eventuali sanzioni… «Questo sarà un compito della Commissione di disciplina – afferma Philippe Guggisberg, portavoce della Sfl –. L'incartamento è stato trasmesso ai suoi membri, i quali avranno la possibilità di visionare tutto il materiale e prendere una decisione in piena autonomia. La procedura non sarà immediata, in quanto il caso va analizzato molto bene. Ritengo ci vorranno un paio di settimane prima di poter giungere a una decisione. Tra le possibili sanzioni vi è certamente quella della multa, così come quella dello svolgimento di una o più partite a porte chiuse».

Gli insulti piovuti su Timothy Fayulu – originario della Repubblica democratica del Congo, ma nato in Svizzera – sono arrivati a fine partita, subito dopo il gol del pareggio firmato al 93’ da Hoarau. In questo caso, l’arbitro Fedayi San aveva già decretato la fine della partita, ma cosa sarebbe potuto succedere se insulti razzisti fossero piovuti nel bel mezzo della sfida? «L’arbitro avrebbe senza dubbio avuto la facoltà di intervenire e rimandare le due squadre negli spogliatoi – continua Guggisberg –. D'altra parte, quella della possibile sospensione, momentanea o definitiva, è una norma che la Fifa incoraggia a seguire. Rimane comunque il direttore di gara l’unico in grado di prendere una simile decisione».

Fayulu: ‘Ferito nel profondo’

Dal canto suo, Fayulu non intende rimanere in silenzio... «Non sto per nulla bene – ha affermato in un’intervista rilasciata al sito www.fcsion.ch –. Non ho parole per descrivere quanto successo».

È lo stesso estremo difensore a spiegare la dinamica dei fatti… «In primo luogo, mi hanno lanciato addosso birra e accendini, ma questo non è niente. A fine partita, quando ho recuperato l’asciugamano, ho sentito “Scheiss Fayulu, Monkey Fayulu”, in poche parole mi hanno trattato come una scimmia. Ho cercato di spiegarmi con i giocatori del San Gallo, ma il mio capitano mi ha trascinato verso il centro del campo. Gli ho detto che non avevo intenzione di rientrare negli spogliatoi, che bisognava rimanere per affrontare la situazione. Ho voluto parlarne anche con Zigi (portiere del San Gallo, ndr) perché quanto accaduto non poteva essere lasciato passare senza risposta. Volevo che le persone presenti venissero a conoscenza degli insulti proferiti nei miei confronti».

Anche la Svizzera non è al riparo da rigurgiti razzisti… «Non me lo aspettavo. Siamo in Svizzera, una nazione con tante culture. Quelle parole mi hanno ferito nel profondo, spero che la Swiss Football League reagisca di conseguenza. Non mi era mai capitato di essere oggetto di insulti razzisti, è difficile spiegare a parole cosa ho provato».

Fernandes: ‘Chi ha la pelle nera capisce il dolore’

Il club vallesano non ha intenzione di lasciare che l’accaduto passi sotto silenzio, come ha ribadito il vice-presidente Gelson Fernandes nella pagina internet della società. «In un primo momento non mi ero reso conto, ho capito soltanto quando ho raggiunto Fayulu e ho visto l’espressione nei suoi occhi. Non mi ha parlato di insulti razzisti, mi ha soltanto detto: “Non sono una scimmia”. Non appena compreso quanto era successo, abbiamo riferito all’arbitro gli insulti proferiti nei confronti del nostro giocatore, in modo che potessero essere inseriti nel rapporto. Abbiamo cercato di rassicurare e sostenere Fayulu. Sono stati momenti difficili, perché comprendo benissimo la frustrazione e il disgusto del giocatore per quanto successo. È stato toccato, in quanto essere umano, sulla pelle e nel cuore. Non è facile da accettare».

Fernandes ha alle spalle una lunga carriera nei campionati più importanti d’Europa. Vedere simili atteggiamenti in Svizzera fa particolarmente male… «Timothy Fayulu è svizzero, ha deciso di giocare per la Svizzera. Ama la Svizzera, tanto che è difficile mostrare maggiore attaccamento del suo. Tutto ciò mi addolora, perché so trattarsi di una minoranza, ma se rimaniamo a braccia conserte non credo che riusciremo a cambiare le cose. Per noi è importate proteggere il giocatore, la politica del club non ha né sesso né colore. Io ne sono la prova vivente...».

Un caso che non deve passare sotto silenzio… «Assolutamente, ben sapendo che saranno le istanze preposte a prendere le dovute decisioni. Chiediamo comunque che tutti i supporti vengano messi a disposizione della giustizia perché Timothy Fayulu è intenzionato a portare avanti una denuncia contro ignoti. L’avvocato del club è a sua disposizione, occorre che giustizia sia fatta. Molte persone possono immaginare cosa si provi di fronte a insulti razzisti, ma non lo vivranno mai per davvero: noi, con il nostro colore della pelle, queste situazioni le subiamo in modo diretto. Ho altresì detto a Fayulu che da questa esperienza dovrà uscire più forte, lui e tutta la sua famiglia, perché non sarà l'ultima volta nella quale si troverà confrontato con simili situazioni. È triste da dire, ma è così. Come club noi saremo sempre al suo fianco, perché Timothy è un membro integrante della nostra famiglia, come tutti gli altri giocatori, a prescindere dalla loro origine».

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