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26.06.2021 - 16:410

Losone Sportiva, storia di una passione secolare

Dalla sfida di Coppa col Gc alle finali per l'ascesa in Prima Lega: i primi cento anni di uno dei club più blasonati della ribalta regionale

Cento anni di calci al pallone. Tanti ne sono passati dai primi, tirati inizialmente sul campo al piano d’Arbigo e poi, complice la costruzione della caserma San Giorgio, dalla stagione 1953/54, ai Saleggi (in zona 'Gabi-Saleggi', per la precisione). Cento anni tutti rigorosamente a tinte arancioni-nere (salvo i primi sette, quando la divisa ufficiale era bianca-azzurra), quelle che caratterizzano i colori sociali della Losone Sportiva. Ben più di un ’semplice’ club calcistico, capace di scrivere importanti pagine di storia della realtà pallonara cantonticinese, ritagliandosi anche diverse bella soddisfazione a livello nazionale. Cento anni di vita – che coincidono anche con i trenta degli Amici della Losone Sportiva, sorta di pilastro di sostegno del club – che la società presieduta da Christian Pellanda ha voluto ripercorrere regalandosi e regalando a tutti gli ’aficionados’ un libro evocativo, fitto di fotografie e dati che hanno contraddistinto questo secolo di vita.

La Losone Sportiva vede la luce appena due anni dopo la costituzione di quella che oggi è conosciuta come la Federazione ticinese di calcio (Ftc, fondata nel 1919, e inizialmente comprendente Bellinzona, Chiasso, Locarno, Lugano, Bodio, Contone, Juventus-Cresciano, Monte Carasso, Osogna e Paradiso). Anagraficamente, e per i primi sette anni di vita, la società prende il nome di Football Club Losone. A fondarlo sono Beniamino Broggini, Umberto Cacciamognaga, Ettore Chiesa, Orazio Giroldi (primo presidente), Vincenzo Mornaghini, Augusto Pedrazzi e Ponziano Pedrazzi, con l’iscrizione al campionato (di Serie C, assieme a Locarno III, Daro III, Arbedo I e II, Guibiasco II e Biasca II) nella stagione 1922/23. Erano quelli gli albori di una società che negli anni ha poi saputo togliersi importanti soddisfazioni. Iniziate con la partecipazione allo spareggio per il titolo cantonale di Seconda Lega (contro il Giubiasco) nel campionato 1932/33. Nella sua storia, per tre volte il club ha pure bussato alle porte della Prima Lega, partecipando alle finali per la promozione dopo aver vinto il rispettivo girone in Seconda: nei campionati 1955/56, 1972/73 e 1994/95, centrando poi l’ascesa alla Seconda Interregionale una prima volta al termine della stagione 2002/03 e ripetendosi poi quattro anni più tardi.

Alcune delle pagine più memorabili del club sono appunto legate agli anni di militanza in Seconda Interregionale, anni segnati dalla presidenza di Michel Mondoux, rimasto in carica dal 1999 al 2007 e poi diventato membro onorario della società. Ed è appunto lui che snocciola alcune chicche di quegli anni: «Non posso dire se quelli siano stati gli anni migliori in assoluto, ma di certo sono stati determinanti per la crescita della Losone Sportiva. Perché è proprio nei primi anni del nuovo millennio che abbiamo toccato il picco per numero di tesserati, con un vivaio più florido che mai. Grazie in particolare a Livio Bordoli; del resto la mia decisione di prendere in mano le redini del club era subordinata alla sua nomina quale responsabile della sezione allievi. Ed è appunto per gran parte suo il merito se in quegli anni si sono potute gettare le basi solide per traghettare il club verso i suoi primi cento anni di vita in buona salute: Livio ha portato ai Saleggi una nuova cultura del calcio per i giovani, avvalendosi nel suo staff tecnico di diversi ottimi collaboratori, fra i quali i vari Winnie Kurz, Maurizio Bommarito e lo stesso Bordoli. Un grosso aiuto e parecchi consigli utili me li hanno dati l'allora presidente degli Amici della Losone Sportiva, Gerardo 'Gero' Bianda. Molto del merito del fatto che la Losone Sportiva in quegli anni abbia fatto un passo decisivo nella sua crescita va pure dato a tutto il comitato: eravamo una squadra affiatata, e senza quel grande impegno che ognuno ci ha messo, difficilmente saremmo arrivati dove siamo oggi. Eravamo un gruppo unito e capace, ciascuno con il suo ruolo e incarico ben specifico».

Memorabile resta poi la sfida valida per i Sedicesimi di finale di Coppa Svizzera giocata ai Saleggi il 22 settembre 1973 contro il blasonato Grasshopper, finita con un onorevole 0-2 in favore delle Cavallette. E sempre in ambito di Coppa Svizzera, da citare pure la sconfitta al settimo rigore contro il Wil guidato da tal Maurizio Jacobacci (che l’anno prima aveva vinto il trofeo) nel settembre del 2005.


Mondoux ai tempi della presidenza (Ti-Press)

L'avventura della Seconda Interregionale

L’ex presidente della Losone Sportiva rievoca poi le emozioni provate per quell’apice toccato, sportivamente parlando, una prima volta al termine della stagione 2002/03, con la conquista della promozione in Seconda Interregionale: «Per noi si trattava di un risultato storico: per la prima volta nell’'era moderna’ il Losone si guadagnava il diritto di giocare al di là del San Gottardo. Logicamente questo voleva però anche dire più spese e maggiori impegni, di tempo in primis, per tutti, ma è stata una sfida che abbiamo raccolto con grande entusiasmo; in fondo era un diritto che la squadra si era conquistato sul campo con parecchio sudore, e che dunque andava onorato. E, a bocce ferme, devo dire che è stata davvero un’esperienza incredibile, tanto per i giocatori, quanto per noi dirigenti». Quelle trasferte con cadenza quindicinale oltre San Gottardo, Michel Mondoux se le ricorda bene, anche per avervi sempre preso parte, con il resto della squadra. E, soprattutto, se ne ricorda una finita in modo decisamente rocambolesco: «Quella domenica (il 7 settembre 2003, ndr) dovevamo giocare a Goldau, e sul bus per l’occasione c’era anche una quindicina di tifosi al seguito. Complice la chiusura del San Gottardo causa incidente, il nostro bus ha imboccato la strada del Passo, salvo poi essere costretto a fermarsi poco prima di Andermatt a causa di un problema ai freni. Abbiamo allora atteso l’arrivo del mezzo sostitutivo che però, una volta giunto sul posto, pure lui ha dovuto fermarsi lì a causa della rottura della cinghia. Così squadra e tifosi hanno dovuto attendere lì l’arrivo der terzo bus, facendo le gioie del ristoratore del posto, che ha poi mestamente riportato tutti a casa, visto che a quel punto la partita era stata annullata. I sangallesi reclamarono la vittoria a tavolino, ma a quel punto sono sceso in campo io per chiederne il recupero: il match è poi effettivamente stato recuperato un mese dopo, e finì col risultato di 1-1. Ricordo che giocammo in un clima decisamente invernale: c’era un tempo da lupi, e non a caso si potevano sentire quelli del vicino zoo ululare! Un’altra volta, per raggiungere il campo di Sursee abbiamo dovuto prendere la strada del Passo del San Bernardino, vista la chiusura sia del tunnel del San Gottardo, sia quello del San Bernardino: una maratona non da poco, che ci vide arrivare sul posto appena un quarto d’ora prima del fischio d’inizio (e logicamente ne uscimmo sconfitti). Questo per dire che quella della Seconda Interregionale è stata un’avventura in tutto e per tutto. Resa possibile grazie a un gruppo di giocatori tecnicamente molto forti e con un grande attaccamento per i colori sociali. E, non da ultimo, grazie a tutti gli allenatori che si sono alternati sulla panchina in quegli anni: Danilo Baranzini, Arno e Marco Rossini, Giorgio Donati e Aldo Venzi».


La storica promozione del 2003

Un capitolo molto importante della storia del club lo merita però anche il settore giovanile, sorta di fiore all’occhiello della Losone Sportiva, che negli anni più floridi ha raggiunto pure quota 220 giovani tesserati, per un totale di una quindicina di squadre iscritte alle varie competizioni di Allievi. E, anche qui, le chicche non mancano, come la conquista del titolo svizzero con gli Allievi A nella stagione 2007/08. Diversi sono poi i giovani calciatori cresciuti sul rettangolo da gioco ai Saleggi per poi costruirsi un nome ad altri livelli. Fra questi val la pena citare Pier Giorgio Mornaghini (poi passato allo Young Boys), William Fornera (al Lugano, con cui vinse la Coppa Svizzera, segnando anche un gol), Michele Maggetti (Locarno, Bellinzona, Chiasso e Vaduz), Matteo Tosetti (Locarno, Lugano, Young Boys, Thun e Sion, oltre che essersi laureato Campione mondiale con la U17 nel 2009), Saulo Decarli (Locarno, Chiasso, Livorno, Avellino, Braunschweig, Bruges e Bochum).

Christian Pellanda

‘Lascio una squadra giovane, con un bel margine di crescita’

Dopo cinque anni da presidente, per Christian Pellanda è ora di passare il testimone. «La mia è comunque un’uscita largamente annunciata. Fin da quando ho preso in mano le redini della società, nel 2016, lo avevo fatto con una chiara intenzione: traghettare la società verso il centenario, per poi lasciare il posto a qualcun altro». E che bilancio traccia Christian Pellanda di questo lustro da numero uno della società arancio-nera? «Dirigere un club come la Losone Sportiva, una delle più blasonate della scena del calcio regionale, è stato indubbimente un onere, ma anche un onore. Dirigere un club come questo è un po’ come occuparsi di una piccola-grande azienda, con le sue particolarità e i suoi settori specifici. Ci sono gli Attivi, i Seniori, gli Allievi... Fortunatamente ho avuto al mio fianco un’ottima squadra, rappresentata dai colleghi di comitato, cui va il mio sentito ringraziamento per quanto fatto in questi cinque anni».

Un lustro segnato però in uscita anche dalla pandemia: come l’avete vissuta a Losone? «In un primo momento quella tregua forzata è stata un toccasana: ci ha permesso di tirare un po’ il fiato in un susseguirsi frenetico di appuntamenti. Poi, però, anche se tutto era ancora fermo, per quanto possibile ci siamo comunque dovuti rimboccare le maniche, perché bene o male c’era da preparare una festa per i cento anni della società. Purtroppo non ci è stato possibile farlo come avremmo desiderato, con tutti i nostri simpatizzanti chiamati all’adunata al campo, ma faremo comunque in modo di celebrare questo secolo con tutta una serie di iniziative puntuali. Qualcosa abbiamo comunque potuto salvare, come l’amichevole di spicco contro il Lugano che giocheremo sabato ai Saleggi. Non da ultimo, per sottlineare questa ricorrenza abbiamo pure creato il libro-album dei cento anni e ideato il nuovo logo societario».

Cosa si ritroverà per le mani il successore di Christian Pellanda? «In questi anni il lavoro non è mancato. Quando ne ho preso il timone, cinque anni fa, il club necessitava di una sorta di riorganizzazione al fine di andare con il giusto slancio verso il traguardo dei cento anni di vita. Sono stati cinque anni con il piede quasi costantemente pigiato sull’acceleratore, e ora possiamo dire di essere riusciti nel nostro intento di consegnare nelle mani del prossimo presidente una società che poggia su ottime basi, premessa ideale per costruire un futuro altrettanto radioso come lo è stato il passato». Qual è stata la soddisfazione più bella di questi anni? «Una sera, durante una partita a Balerna, un segnalinee a un certo punto si è voltato verso la nostra panchina dicendo: ‘Finalmente ecco un bel Losone’. Per me è stata come la conferma di aver fatto un buon lavoro in questi anni. Un altro punto di cui vado fiero è il lavoro con e per i giovani: fin dall’inizio ci eravamo prefissati di mettere l’accento sul nostro vivaio. E diversi di loro, grazie al lavoro di mister Marco Ruberto, hanno trovato regolarmente spazio nella rosa della prima squadra. Ecco, a chi rileverà il mio testimone lascio una prima squadra anagraficamente molto giovane, e che dunque ha un bel margine per crescere ancora».


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