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laR
 
14.05.2021 - 15:33
Aggiornamento: 17:57

‘Siamo lo specchio della nostra classifica, ma non molliamo’

Marco Degennaro spera in un colpo di coda del Sion a partire dalla sfida con il Lugano: ‘La squadra ci crede, dal pari con il Lucerna buone indicazioni’

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La grinta del presidente Constantin è quella di tutta la squadra

Centottanta minuti. Questo è il lasso di tempo che rimane al Sion per evitare la retrocessione in Challenge League, un evento che in Vallese non si vive più dalla stagione 2001-02, quando la seconda serie del calcio svizzero ancora si chiamava Lega Nazionale B. Centottanta minuti per recuperare un punto al Vaduz e, se possibile, tre al San Gallo così da evitare anche l’appendice dello spareggio. Un’impresa che passa giocoforza da risultati positivi (possibilmente vittorie) contro Lugano e Basilea. A maggior ragione perché, come precisa il direttore generale dei vallesani, Marco Degennaro, «in Svizzera non mi è praticamente mai capitato di vedere squadre con la pancia piena che lasciano per strada punti e partite per il solo fatto di non avere più nulla da chiedere al campionato. Lo Young Boys da mo’ si è riconfermato campione svizzero, eppure prosegue imperterrito nella sua striscia di vittorie, tra l’altro sia contro di noi, sia contro il Vaduz. Da noi il campionato non rischia di essere falsato da prestazioni poco professionali ed è così che dovrebbe sempre essere».

Due partite per non vedersi concludere una permanenza ventennale nella massima serie elvetica… «Gli ultimi due sono impegni che coinvolgono quattro squadre e dobbiamo cercare di rendere al massimo. Lo abbiamo fatto in settimana con una discreta partita contro un Lucerna capace di esprimere un calcio davvero bello. Quella di Celestini è una squadra che sa come si gioca a pallone, per cui il punto conquistato, seppure in rimonta e nel finale di partita, rappresenta un buon risultato. Dobbiamo cercare di scendere in campo con la medesima determinazione contro Lugano e Basilea».

Quando si arriva alla resa dei conti la tensione sale e l’esito può dipendere dalla capacità dello spogliatoio di reggere la pressione… «Io vivo poco lo spogliatoio, di questi tempi al gruppo sono vicini soprattutto il presidente e il direttore sportivo. Vedo comunque una squadra consapevole di potersi trarre d’impaccio. Contro il Lucerna ha recuperato il risultato nei minuti finali, segno che a livello mentale rimane presente. Dobbiamo restare positivi, consci delle nostre possibilità».

Dopo la débâcle di Vaduz (3-0 per i “principini”), il Sion nelle ultime sei uscite ha perso soltanto contro lo Young Boys… «E uscire battuti dal Wankdorf ci può pure stare. Dopo Vaduz ho visto un gruppo che ha preso consapevolezza di come la stagione si sarebbe potuta concludere, un gruppo che ha ritrovato la concentrazione e la capacità di mettere a fuoco l’obiettivo, ben sapendo che ogni partita, ogni pallone potrebbe essere quello decisivo. Contro il Lucerna abbiamo soprattutto difeso, ma in modo solidale, unito, con uno spirito che si spera possa continuare a guidarci».

Nelle ultime cinque partite i vallesani hanno colto due risultati significativi, entrambi in trasferta: un 5-3 a Ginevra e un 3-0 a San Gallo… «In entrambe le circostanze abbiamo fornito ottime prestazioni, ma non dobbiamo nemmeno nascondere il fatto di aver affrontato due squadre in difficoltà. A mio modo di vedere il punto ottenuto contro il Lucerna ha un peso altrettanto importante, perché conquistato al cospetto di una squadra in palla, probabilmente nel suo miglior momento della stagione e reduce da cinque vittorie consecutive. Detto questo, dovremo cercare di capitalizzare in entrambi gli impegni rimanenti, perché adesso ogni punto può essere quello decisivo».

Il Lugano, comunque, sta vivendo un momento difficile… «“Il faut se méfier”, come dicono i francesi. Ogni striscia negativa ha una sua fine… Quest’anno il Lugano non lo abbiamo mai battuto e dopo due pari, nell'ultima sfida abbiamo beccato tre sventole».

Adesso l’attenzione è focalizzata sugli ultimi 180’, ma a livello societario ci si è probabilmente posti il problema di sapere cosa succederà nel caso in cui le cose dovessero finire male… «Ovviamente non possiamo nasconderci, siamo ultimi e non è il caso di far finta che questa sia stata un campionato positivo. In Svizzera, però, è molto difficile programmare da una stagione all’altra. In un torneo così strano e corto, dove puoi passare dalla lotta contro la retrocessione a quella per un posto in Europa nel breve volgere di due partite, fino alla fine non sai mai cosa può succedere. Certo, la possibilità della retrocessione l’abbiamo messa in conto, ma al momento ancora non abbiamo un piano B. Se dovesse capitare ci organizzeremmo di conseguenza».

Non è che l’eventuale relegazione potrebbe spazientire a tal punto il presidente Constantin da fargli decidere di mollare tutto? «Spazientito, il presidente lo è già. E pure su buoni livelli… D’altro canto, esiste un legame talmente forte con il Vallese, con la città, con la squadra che, per come conosco Christian, non me lo vedo a compiere un passo simile. Non è lo straniero di turno che investe in Svizzera e quando le cose vanno male vende baracca e burattini e chi si è visto si è visto. Tra l'altro, ha già vissuto la Challenge League e ha fatto di tutto per tornare subito in Super».

In Svizzera, però, con campionati a sole dieci squadre, è difficile pensare di fare piazza pulita e ricostruire partendo da zero… «Anche perché di contratti in scadenza ne abbiamo soltanto un paio, per cui occorrerebbe trovare accordi con giocatori, staff e dirigenti. D’altra parte, con la retrocessione molti introiti verrebbero a mancare, da quelli della Sfl, a quelli degli sponsor, legati a clausole per cui l’importo da versare si ridurrebbe».

Prima o poi bisognerà abbozzzare un’analisi sui motivi che hanno condotto all’attuale situazione… «Per come la vedo io, il Sion quest’anno è ultimo e nelle quattro stagioni passate non è mai riuscito a salvarsi con più di tre turni d’anticipo. Mi viene dunque da dire che questa è la tendenza, per cui non ci possiamo stupire più di tanto dell’attuale situazione. C’è da chiedersi perché non si riescano più a ottenere quei risultati che fino a qualche anno fa rappresentavano la norma. E l’analisi deve essere approfondita, perché sono convinto che su una partita il calcio possa regalarti il risultato straordinario, ma sull’arco di una stagione i valori sono quelli che la classifica mostra. Sfortuna e infortuni possono avere un effetto su un periodo determinato, ma non sull’intera stagione. Di conseguenza, noi siamo ciò che la nostra classifica dichiara e dobbiamo capire come poter ritornare più competitivi. Siamo convinti di avere una rosa all’altezza, ma con tutta evidenza i risultati non corrispondono a quelle che sono le nostre convinzioni di inizio stagione. Siamo ultimi e la responsabilità è nostra, non certo degli arbitri o di una Sfl che ci punisce perché il nostro presidente è un personaggio scomodo. Siamo ultimi perché abbiamo fatto una serie di errori, di valutazioni e di scelte sbagliate che ci hanno condotto a doverci giocare la salvezza nelle ultime due partite».

Maurizio Jacobacci

‘Lumicino Europa’

Sarà un Lugano in emergenza difensiva, quello che dovrà affrontare il Sion. Alle assenze già certificate di Maric e Kecskes, si è aggiunta anche quella di Daprelà, per cui sarà fuori il terzetto titolare di inizio stagione… «Faremo il meglio con gli uomini a disposizione – afferma Maurizio Jacobacci –. Il Sion ha bisogno di punti, ma noi vogliamo tornare alla vittoria. Esiste ancora una piccola speranza di accedere all’Europa; puntiamo al successo casalingo per potercela giocare a Lucerna».

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