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26.04.2021 - 19:36

‘Semi’ di Champions, si torna a parlare di calcio... forse

Nella vigilia di Real Madrid-Chelsea (gara d'andata martedì allo stadio Alfredo Di Stefano) più che della partita si è parlato ancora di Superlega e arbitri

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Il trambusto creato dal terremoto Superlega non ha risparmiato la vigilia delle semifinali di Champions League, che tra martedì e mercoledì per le gare d'andata vedranno sfidarsi nell'ordine Real Madrid contro Chelsea e Paris Saint-Germain con il Manchester City. A tenere banco nelle conferenze stampa degli allenatori più che l'aspetto sportivo è infatti stato il tentato (e fallito, per ora) golpe al sistema calcio da parte di dodici club definiti ribelli guidati proprio dalla società di Florentino Perez, il quale tra l'altro non ne vuole ancora sapere di abbandonare definitivamente il progetto.

«Non vorrei più sentir parlare di questa cosa, perché se cominciamo a pensarci siamo fregati, e ci incartiamo», il desiderio per contro del tecnico dei Blancos Zinedine Zidane, al quale è stato poi addirittura chiesto se l'Uefa potrebbe "vendicarsi" sul Real magari con un arbitraggio sfavorevole... «L'arbitro farà il suo lavoro e noi giocheremo al calcio. Se ci mettessimo a pensare a cose che esulano dal contesto del campo, ci complicheremmo la vita da soli».

Un'ipotesi quella di una sfida condizionata da quanto successo più sul piano politico che nemmeno l'allenatore dei londinesi – a loro volta inizialmente coinvolti nel progetto ma tra i primi a ritirarsi – Thomas Tuchel prende in considerazione... «Confido al 100% nell'arbitraggio, nell'Uefa e in ogni direttore di gara che opera a questo livello, non credo che possano esserci vantaggi o svantaggi di un certo tipo a causa di una discussione politica», le parole del 47enne tedesco, che ha comunque tenuto a precisare come «non sono sicuro che mi piaccia la nuova formula della Champions, perché noto che aumenterà il numero delle partite. In più abbiamo la Nations League e il Mondiale per club allargato che arriverà presto, senza dimenticare degli Europei con tante squadre di quest'estate. Ma tutto ciò non significa maggiore qualità, solo più partite».

Qualità che di certo servirà ai Blues – che dall'arrivo di Tuchel a fine gennaio hanno perso solo 2 delle 26 partite disputate – per centrare la loro terza finale di Champions (dopo quella persa nel 2008 contro il ManU e quella vinta nel 2012 sul Bayern, in entrambe le occasioni ai rigori) e impedire ai detentori del record della manifestazione (13 trionfi) di disputare l'ultimo atto per la quinta volta nelle ultime otto stagioni (4 vittorie).

Psg-City, una sfida oltre il pallone

Mercoledì al Parco dei Principi andrà in scena il primo atto di quella che oltre a essere da molti considerata una finale anticipata, rappresenta una sorta di sfida geopolitica tra Stati concorrenti del Golfo, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, con quest'ultimo accusato dai primi di sostenere gruppi islamisti radicali (e l'Iran) e per questo "isolato" dai vicini assieme ad Arabia Saudita, Bahrain ed Egitto, con tanto di embargo economico levato però a inizio anno. Da un lato, il Psg è controllato ormai dal 2011 dal Qatar Sports Investments, fondo sovrano gestito dallo stesso presidente dei parigini Nasser Al-Khelaïf; dall'altro, il City è stato trasformato nel 2008 in una corazzata di campioni con mezzi praticamente illimitati del fondo Abu Dhabi United Group for Development and Investment, controllato dallo sceicco membro della famiglia reale Mansour ben Zayed Al Nahyane.

Due proprietà che inseguono senza badare a spese lo stesso obiettivo: portare i rispettivi club a vincere la loro prima Champions. Il Paris (allora guidato dallo stesso Tuchel, poi sostituito a inizio 2021 da Pochettino) ci è andato vicino lo scorso anno inchinandosi solo all'ultimo atto al Bayern Monaco (1-0), mentre i Citizens non sono mai andati oltre alla semifinale raggiunta nel 2016, quando a fermare i ragazzi di Guardiola era stato il Real Madrid.

 

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