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laR
 
25.02.2021 - 06:05

‘Riaprire con una percentuale in base ai posti a sedere’

Il 22 marzo potrebbe essere il giorno del ritorno degli spettatori in stadi e piste. Campana (Fc Lugano): ‘Vitale per tutti, fondamentale in chiave economica’

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Domenica 23 febbraio 2020 il San Gallo rivelazione della passata stagione si giocò le residue possibilità di soffiare il titolo di campione svizzero concedendo uno spettacolare 3-3 allo Young Boys in quello che fu l’ultima partita di campionato svizzero con pubblico (e che pubblico, ben 19’000 spettatori) prima del lockdown. Martedì 25, Losanna e Langnau in un match valido per il 46esimo turno di National League dallo scorso significato per ambo le contendenti richiamarono in pista 8’500 persone, in occasione dell’ultimo incontro di hockey su ghiaccio con il pubblico. Giovedì 27, il Basilea fece ancora in tempo a ricevere l’abbraccio dei 14’500 presenti al del St. Jakob Park in festa per la qualificazione agli ottavi di finale di Europa League contro l'Apoel Nicosia. L’indomani, Ambrì-Davos fu il primo incontro di hockey su ghiaccio disputato a porte chiuse, nel deserto surreale della Valascia, in un vuoto che è poi è diventata prassi, più che eccezione. Lo stesso vuoto che sabato 28 biancoblù e bianconeri “respirarono” alla Cornèr Arena in un derby senza spettatori, volenti o nolenti, passato alla storia.

Un anno fa lo sport chiudeva i battenti. Tra un mese, a dipendenza della situazione epidemiologica e dell’osservazione dei cosiddetti indicatori, potrebbe rimettersi in moto. La data indicata è quella del 22 marzo, una decina di giorni prima del paventato 1° aprile di cui si parlava ormai da qualche giorno quale crocevia tra i cancelli chiusi e una riapertura almeno parziale. Anche di stadi, piste e grandi eventi.

Apertura per gradi

A proposito di calcio professionistico, da scettico quale era fino a ieri, oggi il direttore generale dell’Fc Lugano è un po’ più ottimista. Confortato da indicazioni che lasciano presagire che il calcio possa tornare ad accogliere gli spettatori. Non un numero assoluto che vada bene per ogni grande evento, come accaduto in passato con una modalità che il dirigente proprio non gradisce, bensì con una percentuale di spettatori calcolata in base al numero di posti seduti a disposizione nell’una o nell’altra struttura. Con una proporzionalità, dunque, che tenga conto delle differenti capienze ed esigenze. «Quanto emerso dal Consiglio Federale - commenta Campana - è più o meno quanto ci aspettavamo. Da un lato hanno rilanciato lo sport giovanile, e questo è un bene per i ragazzi e, in generale, per tutto il movimento. D'altro canto regna però ancora molta incertezza, segnatamente nello sport non professionistico. Penso alla situazione dell’Ac Bellinzona (Promotion League, ndr) o allo svolgimento della Coppa Svizzera nella quale sono impegnate squadre che non sono di Swiss Football League. Non c’è una prospettiva chiarissima, in ottica 22 marzo. Per quanto riguarda la riapertura agli spettatori ai grandi eventi e negli stadi, nulla di più nulla di meno di quanto ci attendevamo. La speranza è che a partire dal 22 marzo, qualora le cose vadano come tutti ci auguriamo, vi sia un’apertura che tenga conto di una percentuale dei posti a sedere a disposizione. Ragionando anche con i colleghi dell’hockey su ghiaccio nel gruppo sport della Camera di commercio, abbiamo avuto l’impressione che in Svizzera si sia ragionato a compartimenti stagni, con delle cifre assolute, per eventi, stadi e piste, buone per ogni settore. In realtà, a mio avviso si commette un grande errore, ragionando così. Meglio introdurre il concetto di percentuale di posti a sedere. Subordinate, beninteso, a concetti di protezione che oltretutto già esistono e sono stati testati, approvati e già vigenti».

Le società le hanno fatte valere, queste rivendicazioni? «Lo ha fatto la Lega, direttamente con la ministra dello sport Viola Amherd, in un incontro che ha avuto luogo martedì».

Metà aprile con più gente?

Regna un certo ottimismo, quindi. «La percentuale può anche essere bassa, un terzo o un quarto dei posti a sedere. Ciò che più conta è che si vada in questa direzione. Sperando, naturalmente, che la situazione epidemiologica lo consenta. Un certo ottimismo comincia ad affiorare. Il Consiglio Federale è stato abbastanza preciso nelle indicazioni che ha fornito. Mi aspetto che se la situazione sanitaria e gli indicatori che vengono presi in considerazione lo permettono, si consideri assolutamente la possibilità di riaprire gli impianti e si autorizzino gli eventi con una percentuale di spettatori che può inizialmente variare tra il 10 e il 25 per cento, in relazione ai numeri che verranno analizzati nelle prossime settimane. Per poi magari tornare alla meta dell’affluenza entro metà aprile, o ai due terzi, la cifra per la quale ci eravamo del resto già tutti preparati. Per accogliere la quale, ricordiamolo, sono già vigenti dei protocolli approvati dalle autorità sanitarie».

Ripartire è vitale

Ripartire è vitale, per motivi di ordine psicologico. «La riapertura, seppur inizialmente prudente, è vitale, per più motivi. È brutto per chiunque giocare in uno stadio vuoto, in primis per giocatori e addetti ai lavori. L’effetto psicologico non è di poco conto. Poi c’è la disaffezione della gente, un pericolo reale che va evitato, riportandola a vivere lo stadio già prima dell'estate, stagione che prevede l'assenza di calcio per ulteriori due mesi. Riuscire a coinvolgere tifosi nelle ultime partite di un campionato che è appassionante e molto incerto permetterebbe di ristabilire il contatto attualmente mancante e di riaccendere una passione giocoforza  un po’ sopita. Posso immaginare che rimettere piede in uno stadio sia anche un sollievo, un passo molto atteso da tutti gli appassionati. L'effetto che potrebbe avere sarebbe oltremodo positivo, sulla gente». 

Inoltre, c’é la questione economica: riaprire diventa fondamentale, in ottica prossima stagione. «Avrebbe ripercussioni determinanti  sul rinnovo degli abbonamenti. D’altro canto, permetterebbe di compensare almeno in parte le perdite sui contratti di sponsorizzazione, accogliendo una parte dei sostenitori nelle partite mancanti. Sia sugli spalti sia negli spazi riservati all’ospitalità che siamo soliti dare ai nostri sostenitori, della quale non hanno più potuto godere. È un’operazione che ci sta molto a cuore e che avrà una forte incidenza anche sulla stagione a venire, sul rinnovo degli accordi commerciali presi».

La cronologia di un anno di pandemia

28 febbraio 2020

Il Consiglio federale vieta fino al 15 marzo tutte le manifestazioni con più di 1000 persone su suolo elvetico. La Lega svizzera di hockey decide di concludere la fase regular season di National League a porte chiuse, mentre la Swiss Football League rinvia alcune partite. Due giorni più tardi, le due leghe professionistiche interrompono i campionati per rispettivamente due e tre settimane.

12 marzo 2020

Il giorno dopo che il Ticino ha dichiarato lo stato di necessità, l’hockey svizzero interrompe definitivamente i suoi due principali campionati e di fatto rende nulla una stagione che non avrà né campioni né compagini retrocesse o promosse. 24 ore dopo, in seguito alla decisione delle autorità federali di vietare le manifestazioni con più di 100 persone, il calcio rossocrociato sospende tutte le sue attività fino alla fine di aprile.

17 marzo 2020

Gli Europei di calcio 2020, che avrebbero dovuto svolgersi dal 12 giugno al 12 luglio in forma itinerante in 12 città del Vecchio Continente, sono rinviati di un anno. I principali avvenimenti sportivi dell’estate fanno la stessa fine: quattro giorni più tardi sono i Campionati del mondo in programma a maggio a Zurigo e Losanna a venir annullati, mentre tre giorni dopo le Olimpiadi di Tokyo vengono posticipate al 2021.

11 maggio 2020

Lo sport d’élite svizzero esce lentamente dal letargo. I club professionistici possono tornare ad allenarsi ma solo seguendo rigidi protocolli di protezione e rispettando le accresciute misure d’igiene (controllo della temperatura, mascherina fuori dal terreno, meno contatti possibili anche in campo, suddivisione in più spogliatoi, …). A livello individuale gli atleti possono tornare a organizzare i propri allenamenti più liberamente, mentre lo sport amatoriale rimane “imbavagliato” da condizioni rigidissime. 

13 maggio 2020

Il Consiglio federale va in soccorso dei club delle leghe professionistiche principalmente di calcio e hockey proponendo un pacchetto di aiuti per un totale di 350 milioni di franchi su due anni e sotto forma di prestiti (200 invece i milioni destinati allo sport di massa). Una somma parzialmente convertita in aiuti a fondo perso (ma legati a parametri ben precisi) in autunno, con i club sempre più in difficoltà in particolare per l’assenza di pubblico.

6 giugno 2020

Proseguono gli allentamenti e sono nuovamente autorizzate le manifestazioni sportive che riuniscono fino a 300 persone. Anche lo sport amatoriale può riprendere gli allenamenti senza più restrizioni sul numero di persone in gruppo, ma sempre seguendo i protocolli di protezione. Le competizioni rimangono vietate per gli sport di stretto contatto come lotta, boxe, judo e danza.

19 giugno 2020

Come i principali campionati di calcio europei (in primis la Bundesliga tedesca), le due principali categorie della Sfl (Super e Challenge League) ripartono per terminare la stagione più lunga della storia in agosto (e iniziare quella successiva nel weekend del 18-20 settembre).

5 luglio 2020

Seppur a singhiozzo, lo sport mondiale riparte. Il circuito di Spielberg in Austria accoglie il primo Gran Premio di F1 post-lockdown e due settimane più tardi tocca al motomondiale (al via in Spagna).

1 agosto 2020

Il World Tour di ciclismo si rialza sui pedali e tre mesi e mezzo vengono disputate le principali classiche (si inizia con la Strade Bianche), i grandi giri e i Mondiali (disputati a Imola invece che a Aigle/Martigny). Non sono per contro recuperati il Tour de Romandie e il Tour de Suisse. A fine mese riparte anche il tennis, con in particolare la disputa di Us Open, Roland Garros e Finals.

1 ottobre 2020

Le grandi manifestazioni con più di 1000 persone sono nuovamente autorizzate in Svizzera, anche se le condizioni sono molto rigide e i club di calcio e hockey possono riempire solo parzialmente i propri impianti.

28 ottobre 2020

Il rapido aumento dei casi di coronavirus spinge le autorità federali a fare dietrofront: si torna a un limite massimo di 50 spettatori, che per i club significa tornare a giocare a porte chiuse. Si ferma nuovamente lo sport amatoriale.

10 febbraio 2021

L’Ufficio federale dello sport conferma che a causa delle difficoltà economiche legate alla pandemia, 41 società professionistiche (o semi) hanno presentato domanda per beneficiare degli aiuti a fondo perso.

17 febbraio 2021

Il Consiglio federale lascia intravedere la possibilità che il pubblico possa tornare ad assistere agli eventi sportivi a partire dal primo aprile (poi 22 marzo), sempre nell'ambito di misure di sicurezza molto strette e solo se la situazione epidemiologica lo consentirà.

24 febbraio 2021

Le autorità elvetiche annunciano la riapertura al primo marzo di impianti sportivi all’aperto quali piste di pattinaggio, campi da tennis e da calcio o stadi di atletica leggera (con limitazioni della capienza, obbligo della mascherina e del distanziamento). Saranno consentite le competizioni degli under 20, mentre resteranno vietate quelle degli adulti.

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