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laR
 
13.01.2021 - 18:22
Aggiornamento : 18:43

Il realismo di Dege: ‘Bravo Lugano, noi invece siamo questi’

Il direttore generale del Sion penultimo in Super League loda quanto fatto dai bianconeri fin qui in stagione (e non solo) e tira le orecchie ai suoi

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Dici Marco Degennaro e pensi al Sion o all’Acb, ma questa volta con il direttore generale dei vallesani (ormai dal 2015 dopo aver già ricoperto anche il ruolo di “ds”) partiamo parlando del Lugano, ospite dei vallesani domenica al Tourbillon nel primo impegno dopo la breve pausa invernale.

«Il Lugano è indubbiamente una delle rivelazioni di questa stagione – afferma l’ex dirigente anche del Chiasso –, anche se rappresenta solo in parte una sorpresa, perché ha cambiato molto poco rispetto al campionato precedente e questo, in particolare in un contesto simile e con una pausa tra le due stagioni così corta, ha pesato molto. I ticinesi avevano già un buon collettivo e sono andati avanti con lo stesso allenatore, dando continuità a quanto fatto (bene) nei mesi precedenti, per cui avevano tutte le carte in regole per iniziare con il piede giusto anche questo campionato e così è stato. Una bella conferma».

Come dimostrano l’unica sconfitta incassata fin qui (1-0 a Cornaredo con lo Zurigo il 13 dicembre) e i 17 risultati utili consecutivi infilati a cavallo delle due stagioni, la truppa di Jacobacci è particolarmente difficile da affrontare e ancor più da battere… «Quella bianconera è una squadra compatta, tutti sanno quello che devono fare in campo e senza magari compiere nulla di straordinario, lo fanno molto bene. Ognuno porta il suo contributo ed è pronto a dare quel qualcosa in più per il compagno. Questo può fare la differenza e in campo si vede eccome. Sì, effettivamente il Lugano è una delle squadre in cui caratteristiche quali la solidarietà tra giocatori e l’unione del gruppo sono più evidenti, così come spicca l’intesa tra la squadra e lo staff tecnico. Un mix di fattori che unito alle qualità dei singoli fa dei ticinesi degli avversari davvero ostici, non sono mai domi e se passare a condurre contro altre squadre può rappresentare un grosso vantaggio anche a livello psicologico, contro di loro lo è molto meno perché appunto non mollano un centimetro fino all’ultimo».

Merito anche del citato staff tecnico, guidato da quel Maurizio Jacobacci che "Dege" conosce bene in quanto passato dal Tourbillon in più occasioni come vice allenatore (di Alberto Bigon, nella stagione 2007/2008), tecnico della U21 (nel 2017) e infine allenatore della prima squadra (24 partite tra il febbraio e il settembre 2018)... «Quando ci sono gruppi così solidi e risultati importanti, dietro c’è sempre il lavoro di tutti, a partire come detto dai giocatori fino alla dirigenza, passando evidentemente dallo staff. Ad esempio in sede di mercato bisogna avere la capacità di individuare elementi validi a livello tecnico ma che non modifichino gli equilibri di una rosa già forte e coesa. Equilibri che poi però bisogna mantenere sia all’interno dello spogliatoio, sia nel lavoro sul campo e in questo l’allenatore è fondamentale. Per cui direi che i meriti vanno sempre divisi equamente tra le varie parti coinvolte e se arrivano i risultati significa che queste ultime hanno lavorato bene insieme».

Un buon lavoro quello del club del presidente Angelo Renzetti certificato dagli ottimi risultati ottenuti nel lungo periodo – sono ormai 6 le stagioni consecutive in Super League, nelle quali sono arrivati pure due terzi posti e le conseguenti partecipazioni alla fase a gironi di Europa League – e riconosciuto da tutti i principali attori del calcio rossocrociato… «Effettivamente ho notato un cambiamento in questi anni nella percezione nel resto della Svizzera del club ticinese, che ora è visto forse con maggior rispetto. Un rispetto totalmente meritato e che è la logica conseguenza di risultati che hanno richiamato l’attenzione non solo a livello svizzero ma pure europeo, i quali a loro volta sono lo specchio di una crescita evidente anche a livello societario, per cui a questo Lugano non si possono che fare i complimenti».

‘Bisogna essere realisti, il nostro livello è questo’

Decisamente meno pacche sulle spalle sembra invece meritarle la società vallesana, dal 2006 ininterrottamente nell’elite del calcio elvetico ma incapace di andare oltre al sesto rango finale nelle ultime tre annate, con tanto di spareggio (poi toccato al Thun, rispedito in Challenge League dal Vaduz) clamorosamente evitato all’ultima giornata nella passata stagione. E quest’anno non è che le cose stiano andando meglio, visto che Tosetti e compagni occupano il penultimo posto in classifica con 5 punti di margine sulla stessa compagine del Principato… «Non è certamente dove vogliamo stare, ma bisogna anche essere realisti e se da tre o quattro anni ci ritroviamo più o meno nella medesima situazione, significa che questo è il nostro livello. Sarebbe poco coerente e lungimirante essere penultimi e pensare di avere una squadra da secondo posto, può succedere magari un anno in cui va tutto storto, ma non sempre. Con un po’ di fortuna in più avremmo forse potuto essere terz’ultimi (i vallesani hanno anche disputato una partita in meno del Lucerna, che li precede di una lunghezza, ndr) e anche la doppia quarantena che ci ha fermato per oltre un mese quando non stavamo facendo poi così male non ci ha di certo aiutato, ma la sostanza non cambia. Ora sarà importante ripartire bene, a maggior ragione in campionato nel quale si gioca ogni due o tre giorni, non perdere contatto e prendere un buon ritmo è quasi vitale. Partire con il piede giusto dopo una pausa, anche se corta, ti dà poi la consapevolezza di aver lavorato bene e questo aiuta, in particolare se arrivi da una prima parte di stagione non proprio convincente. Certo, vorrà farlo anche il Lugano, per cui non sarà facile».

Il Covid causa più problemi fuori che dentro il campo

A proposito di quarantene e Covid, per l’ex dirigente del Bellinzona il virus «non è un fattore determinante a livello sportivo, nel senso che è una situazione che stiamo vivendo tutti e alla quale ci siamo ormai in un certo senso abituati, per cui il campionato non è per nulla falsato. Piuttosto i problemi sono fuori dal campo, a livello di gestione. C’è un gran lavoro a livello di contatti con gli sponsor, con i partner e con gli abbonati, perché la situazione è disastrosa, è praticamente impossibile pianificare e capire cosa possiamo e non possiamo offrire loro. Si cerca di tenere duro e aspettare che la situazione migliori e che le restrizioni si allentino, ma la luce in fondo al tunnel sembra non avvicinarsi mai ed è difficile capire come muoversi. A questo si aggiunge pure il timore di una disaffezione da parte dei tifosi causata dall’abitudine di non andare più allo stadio per questa situazione, che più si protrae più diventa rischiosa in questo senso per i club. Quanto tutto questo sarà alle spalle – e sarà già una grande vittoria – bisognerà fare un gran lavoro per ricreare interesse attorno al nostro calcio. Lo dovranno fare le società, ma anche Sfl e Asf, ne andrà della sopravvivenza del nostro calcio».

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