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17.07.2019 - 06:000

Team Ticino, è fumata bianca: c'è lo statuto

L'assemblea di Tenero sancisce la nascita del nuovo corso dell'associazione. Fabio Regazzi: 'In agosto elezione di comitato e presidente'

Fumata bianca all’assemblea del Team Ticino. Dopo poco meno di tre ore i partecipanti – tra gli altri, Fabio Regazzi, presidente, Angelo Renzetti e Leonid Novoselskiy in rappresentanza del Lugano, Nicola Bignotti per il Chiasso, Flavio Facchin per l’Ac Bellinzona, Angelo Elia e Silvano Beretta per la Federazione ticinese (Ftc), e Massimo Immersi, direttore tecnico del Team Ticino stesso – sono usciti con un accordo che ha dato vita al nuovo statuto, l’obiettivo che il gremio si era prefissato per evitare che l’associazione partner dell’Asf venisse commissariata dalla federazione svizzera stessa, la quale aveva preteso che dalla riunione si uscisse con una soluzione.

Non tutti l’hanno condivisa, però. L’Ac Bellinzona non ha ottenuto quanto si aspettava, a livello di distribuzione dei voti, ma naturalmente deve accettare il verdetto scaturito dall’assemblea. Lo stesso dicasi per Massimo Immersi, parso un po’ rabbuiato all’uscita dalla sala del Centro sportivo di Tenero, sede di un incontro che, al di là di qualche inevitabile mugugno o perplessità, sembra rappresentare una svolta in una diatriba che si trascina ormai da troppo tempo.

Fabio Regazzi ha già convocato per agosto un’assemblea straordinaria in cui verrà nominato il nuovo comitato del Team Ticino in base allo statuto approvato. Regazzi vi si presenterà da dimissionario, in quanto il suo compito si è esaurito con l’assemblea al termine della quale ha esclamato ‘habemus statuti’.

«Considerate le premesse – spiega Fabio Regazzi, l’unico a parlare ieri – era prevedibile che i lavori si dilungassero un po’. È stata un’assemblea intensa, vivace, corretta, ma senza intemperanze da parte di nessuno. Dopo una serie di voti abbiamo approvato lo statuto. Nella votazione sul complesso, il Bellinzona si è espresso contro, manifestando insoddisfazione per quello che è l’esito dello statuto, ma i numeri per l’approvazione ci sono stati, grazie ai voti di Lugano, Chiasso e Federazione ticinese di calcio».

Né vincitori né vinti

Cosa comporta il nuovo statuto? «Ci sono alcune modifiche formali, non così rilevanti. Altre, invece, riguardano la composizione del comitato che sarà ‘variabile’, non legata a numeri precisi, a dipendenza della forza dei rispettivi club, con un peso anche per chi ha il calcio d’élite nella propri struttura di formazione, quindi solo il Lugano e l’Acb. Il secondo aspetto importante sono i quorum per determinate decisioni prese dal comitato. È lì che c’è stata la discussione più accesa. Il Bellinzona proponeva dei quorum a tutela della posizione di minoranza che al momento ha, ma che in futuro potrebbe non più avere. Sulla maggior parte della altre disposizioni si è registrata una maggioranza semplice, cinquanta per cento più uno. È questo il motivo che ha generato l’insoddisfazione del club granata».

La Ftc ha cambiato posizione, rispetto al passato, schierandosi con Lugano e Chiasso... «Il motivo va chiesto a loro. Io in assemblea ho mantenuto un ruolo passivo, sono intervenuto poco, è stata una discussione tra i soci. Posso però dire che erano preoccupati per il perpetuarsi della situazione di stallo venutasi a creare. Hanno ritenuto che si dovesse dare un futuro all’attività del Team Ticino. Va detto che è stata inserita una norma che dà alla Ftc un diritto di veto per decisioni che dovessero essere in contrasto con le direttive Asf. Hanno chiesto che queste venissero tutelate: questa clausola è stata accolta dall’assemblea. Questo forse li ha indotti a cambiare posizione su alcune delle questioni sul tavolo».

Novoselskiy ne esce vincitore? «No. Non ci sono vincitori né vinti. Dal mio punto di vista l’assemblea ha adottato le decisioni secondo le sue competenze. Abbiamo offerto delle opzioni, i numeri hanno detto che su alcune proposte ha prevalso una certa posizione. Ma non mi piace l’idea che qualcuno abbia vinto o perso: spero, semmai, che a vincere sia stato il Team Ticino».

IL MANDATO
‘Missione dura ma compiuta’

Come cambierà il Team Ticino? «Eventuali modifiche – prosegue Fabio Regazzi – saranno di competenza del nuovo comitato. Abbiamo gettato le basi, e convocato un’assemblea straordinaria tra poco più di un mese chiamata a definire la composizione del comitato. Il quale si organizzerà autonomamente per dotarsi di un presidente e di un comitato. Solo a quel momento prenderà il via l’attività del nuovo Team Ticino? Missione compiuta, quindi? «Da questo punto di vista la missione è compiuta. Avevo assunto la presidenza del Team Ticino con un mandato chiaro, che prevedeva che traghettassi l’associazione in fase di stallo verso un nuovo statuto che permettesse di riprendere l’attività corrente con un nuovo assetto organizzativo. Mi ero ripromesso di farlo entro l’estate, e oggi posso dire che la missione è compiuta. Non tutti sono soddisfatti, ma è nella natura delle cose. Il mandato che mi è stato assegnato è però stato assolto. Ovviamente non tutti possono essere soddisfatti. Il mio compito si esauriva in ogni caso. Senza il nuovo statuto avrei rassegnato le dimissioni domani (oggi, ndr). Rimarrò invece in carica fino all’assemblea straordinaria».

È stato un incarico difficile? «Non avevo dubbi. Il mandato non l’ho cercato io, mi sono ritrovato coinvolto, ho accettato per senso di responsabilità. Ho assunto mio malgrado questa presidenza. Sono state sedute vivaci, animate. Il mio ruolo non era semplice, ho dovuto gestire l’impasse che si era creata. Credo che a un certo punto si debba guardare avanti, sennò si gira in tondo e non se ne esce. L’Asf aveva chiesto questa mediazione, considerandola l’ultima ratio per evitare un ricorso a istanze giudiziarie. È stato un lavoro complesso anche dal punto di vista dei nervi. Sono stato anche attaccato, in certe circostanze. Ho dovuto far ricorso alla mia esperienza politica. A me interessava l’obiettivo finale. Le decisioni non le ho potute influenzare».
L’auspicio per il futuro del Team Ticino? «Qualcuno è uscito rabbuiato, e lo capisco, è umano e legittimo. Auspico che dopo una fase di assestamento ci si torni a occupare dell’incarico del Team, la formazione di giovani calciatori ticinesi, lasciando da parte rivalità e ruggini».

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