Atletica

Con il vento in poppa verso Los Angeles 2028

L’ascesa del movimento rossocrociato è continuata pure a Birmingham. Ora si vuole assicurare che questa crescita non si arresti grazie a misure specifiche

(Keystone)
17 agosto 2026
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Prendendo in considerazione solo il numero di medaglie nel carniere, sette invece di nove, per la Svizzera il Campionato europeo appena chiusosi a Birmingham è stato un leggero passo indietro rispetto a quello tenutosi due anni or sono a Roma. Nella capitale italiana la Federazione rossocrociata si era intascata quattro titoli, un argento e quattro bronzi mentre in Gran Bretagna ha conquistato tre ori, tre argenti e un bronzo. Un bottino sinonimo di sesto posto nel medagliere, uno in meno rispetto alla penultima edizione. Sarebbe tuttavia un errore di superficialità tracciare un bilancio della rassegna tenendo conto unicamente di questa cifra simbolica. Quest’anno la concorrenza era infatti superiore a quella del 2024 poiché la manifestazione si era tenuta un mesetto dopo le Olimpiadi di Parigi. Un appuntamento clou. Il culmine della stagione. È inoltre da ricordare che nelle Midlands occidentali la Svizzera ha chiuso per ben cinque volte ai piedi di un podio spesso distante pochissimi secondi. Addirittura venti, poi, i piazzamenti fra i primi otto.

Nelle tappe della Diamond League quest’anno i rossocrociati hanno inoltre ottenuto cinque successi. Audrey Werro, Annik Kälin e Simon Ehammer sono addirittura primi nelle rispettive classifiche mondiali annuali. E, ciò, dimostra che tutto il panorama è in progressiva crescita. Christoph Seiler, presidente di Swiss Athletics, ha commentato positivamente la situazione. «Se ripercorriamo la strada intrapresa dai Campionati europei di Zurigo del 2014 a oggi, si evince che il nostro movimento si è sviluppato costantemente nonché in maniera duratura. Di anno in anno, insomma». Qual è stato il risultato di Birmingham che più ha regalato soddisfazioni a Seiler? «È sempre pericoloso mettere in risalto singoli eventi, ma sono particolarmente felice che Audrey sia stata in grado di resistere all’enorme pressione riposta nei suoi confronti soprattutto dopo la caduta in semifinale (quando è stata urtata da un’altra concorrente, ndr). Fin dal primo giorno, in Gran Bretagna, si è parlato solo della sfida fra Keely Hodgkinson e la nostra Werro» che si riproporrà in quel di Zurigo. «È stato dunque un risultato di altissimo livello».

Secondo il presidente, questa serie di successi è da ricondurre alla più facile accessibilità dell’atletica. Basta considerare «la composizione variegata della nostra squadra» per capire «che questo è un fattore importante. Tutti, indipendentemente da stato e sesso, possono infatti praticare questa disciplina. Dobbiamo assicurarci che rimarrà tale anche in futuro». È poi evidente che molti atleti svizzeri di alto livello provengono da club più... piccoli. Un esempio: la già citata Werro, che ha iniziato la sua carriera fra le file del Ca Belfaux. «Questo approccio decentralizzato è una delle nostre caratteristiche distintive». Per far sì che funzioni, però, servono ambienti e allenatori «adeguati. Che sappiano coltivare i talenti eccezionali che si trovano fra le mani».

Grazie a ‘Next Level’ s’individuano e formano le promesse

L’errore rimane comunque dietro l’angolo, soprattutto quando i risultati sono eccellenti. Per questo motivo nel 2022 la Federazione ha lanciato il progetto ‘Next Level’. L’intento è di «ottimizzare le possibilità di vincere una medaglia ai Giochi estivi di Los Angeles del 2028». Sì, perché sulla ribalta olimpica non si riesce più a issarsi sul podio nell’atletica leggera dal 1988 quando Werner Günthör conquistò il bronzo nel peso. Due anni or sono, a Parigi, fu infatti solo accarezzato: Angelica Moser, Annik Kälin e Simon Ehammer chiusero in quarta posizione come Dominic Lobalu, che gareggiò tuttavia per la squadra dei rifugiati, nei 5’000 metri. Swiss Athletics ora può contare su otto atleti e atlete – Werro, Kälin, Moser, Mujinga e Ditaji Kambundji, Ehammer, Lobalu e Jason Joseph – che potrebbero raggiungere un simile risultato.

Nessuno riceve un sostegno monetario diretto, com’è stato il caso di Moser e Werro a Birmingham (premiate con il ‘Gold Crown’), ma la Federazione cerca di ottimizzare l’ambiente di allenamento. Ad esempio assumendo Christiane Berset Nuoffer, allenatrice della friborghese, in qualità di responsabile nazionale della mezza distanza in modo che potesse lasciare il suo incarico di maestra. Un secondo aspetto del progetto è la tutela del know-how così da cercare di evitare che un allenatore, che in carriera si è occupato solo di un atleta di alto livello, smetta di lavorare quando il suo pupillo si ritira. «Questo è un effetto poco efficiente del nostro sistema decentralizzato», puntualizza Seiler. Si vuole invece garantire il trasferimento delle conoscenze. Per questo motivo a qualsiasi staff che riceve sostegno vengono imposte delle condizioni, leggasi essere disposti a far entrare altri membri nei loro ambienti di lavoro.

‘Fare in modo che l’entusiasmo duri’

Il finanziamento di Swiss Athletics è garantito da fondazioni. Alla luce del recente successo è stato facile ottenere i fondi? «Non direi, però il nostro sviluppo ha sicuramente aiutato». Bisogna tuttavia continuare a incrementare le «entrate. Non solo fondazioni e sponsor ci supportano, ma pure la nostra base ha ribadito per ben due volte di voler aumentare il numero di licenze come delle quote associative. Ha capito infatti che l’associazione aveva bisogno di più soldi». Seiler fornisce un esempio. «Abbiamo mandato a Eugene, per i Campionati mondiali U20, ben quarantuno atleti e atlete seguiti da un grande staff. Il che ha comportato un costo enorme».

Nella strategia di Swiss Athletics rientra comunque anche offrire a quanti più giovani possibili l’opportunità di accumulare esperienza in grandi manifestazioni. Seiler avrebbe voluto che i Campionati europei del 2030, evento multisportivo comprendente più discipline, fra cui appunto l’atletica, si tenesse fra i confini rossocrociati. Non sarà tuttavia così dato che il Consiglio federale non ha concesso alcun sostegno finanziario. Il presidente spera che si possa ripiegare su quelli del 2034. Un’occasione «enorme, anche per altri sport. Dobbiamo fare in modo che l’entusiasmo che abbiamo in questo momento duri a lungo».

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