RALLY RAID

Il braccio di ferro tra Toyota e Dacia nell'inferno della Dakar

Domani a Yanbu, con il prologo di un centinaio di chilometri, si apre un'edizione massacrante con quasi 5'000 km di speciali e il redivivo Peterhansel

Ultimi preparativi prima del via anche per i fratelli Campos e la loro Renault R18
(Keystone)
2 gennaio 2026
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Tra le dune dell'Arabia Saudita, con il prologo di Yanbu si apre domani un'edizione della Dakar come non si vedeva da tempo. Infatti, stavolta saranno addirittura quasi 5'000 i chilometri di prove speciali in quindici giorni che si preannunciano davvero massacranti, in occasione del ritorno in gara di Mr. Dakar, al secolo Stéphane Peterhansel, recordman di vittorie dall'alto delle sue quattordici affermazioni (di cui sei in sella a una moto), che dopo un anno sabbatico ha deciso di rimettersi al volante, su un Land Rover Defender D7X-R nuovo di pacca, nell'inedita categoria ‘Stock’, in cui si daranno battaglia delle vetture di serie, con propulsore, trasmissione, cambio, carrozzeria e chassis usciti dalle normali linee di produzione, di quelle che si utilizzano insomma abitualmente per recarsi al lavoro oppure a fare la spesa.

Nel deserto saudita, in un'edizione in cui tra l'altro spariscono le tappe corse sull'arco di quarantotto ore con tanto di bivacchi, rimpiazzate da prove speciali maratona sull'arco di due giorni, in cui vetture e piloti non potranno far capo ad alcun tipo di assistenza, le vetture più attese saranno tuttavia altre, a cominciare dalla Toyota Hilux T1+ del beniamino di casa, Yazeed Al Rajhi, un miliardario che ha nel sangue la passione per le corse – tanto da aver già corso anche nel Mondiale rally, pur se non al volante di vetture Wrc – e che aveva creato la grossa sorpresa un anno fa, diventando il primo pilota della storia a vincere la Dakar in casa propria. La concorrenza, però, stavolta si annuncia davvero agguerrita, e secondo le previsioni della vigilia la principale sfidante di una Toyota che ha posto i suoi sigilli nelle ultime quattro edizioni sarà la mostruosa Dacia Sandrider di Sébastien Loeb, il nove volte campione del mondo di rally che all'età di cinquant'anni vuol riuscire infine a mettere le mani anche sul rally raid più celebre del pianeta, dopo averci già provato nelle nove precedenti volte a cui aveva preso parte, collezionando ben ventotto successi di tappa e cinque podi, ma mai la vittoria finale. «Credo che questa sia la volta in cui ci siamo preparati meglio – dice il pilota alsaziano all'agenzia francese Afp –. Ma in una gara come questa è difficile riuscire a mettere assieme tutte le tessere del puzzle: c’è un insieme di fattori imprescindibile per avere successo, dalla qualità del pilota, alla navigazione, dall'affidabilità alla meccanica fino, naturalmente, alla fortuna».

Tuttavia Loeb e Al Rajhi non saranno gli unici due pretendenti alla vittoria, e la maggior parte dei loro avversari sarà al volante delle già citate Toyota Hilux T1+, tra cui alcuni piloti esordienti come i sudafricani Henk Lategan e Saood Variawa, l'americano Seth Quintero, l'australiano Toby Price, il portoghese Joao Ferreira oppure il polacco Eryk Goczal. Per provare a contrastare l'ascesa di coloro che potrebbero essere i vincitori del futuro, un po’ come ha fatto la Dacia con Loeb e il qatariota Nasser Al Attiyah, anche la Ford ha deciso di puntare sull'esperienza, affidandosi in particolare allo spagnolo Carlos Sainz, che vorrà cancellare a tutti i costi la delusione dello scorso anno, quando al volante della sua Raptor T1+ era stato costretto al ritiro già nella terza tappa, dopo aver cappottato.

La corsa verso il trionfo si preannuncia infatti irta di ostacoli, in tredici tappe di quasi 8'000 chilometri, di cui – appunto – ben 4'782 di prove speciali cronometrate, sulla sabbia saudita che dal 2020 è la nuova sede della Dakar, dopo i terreni gibbosi del Sahel e del Sud America. Sede di partenza – con il prologo di sabato di un centinaio di chilometri (di cui 23 cronometrati) – sarà la città di Yanbu, sulle rive del Mar Rosso, nella parte occidentale del Paese, che darà il via alla quindicina di giorni di gara tra piste scorrevoli, tratti rocciosi e cordoni di dune, intramezzate da un'unica giornata di riposo, il 10 gennaio.