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21.01.2022 - 08:30
Aggiornamento: 16:35

Forse non c’è più, il sogno a testa in giù di Nicole Gasparini

La mancata qualifica per i Giochi di Pechino è un brutto colpo per la 24enne di Cadro, troppo spesso colpita da infortuni nella sua carriera sulle gobbe

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Fa maledettamente male, un sogno che svanisce. A maggior ragione se quel sogno è stato ciò che ti ha sempre fatto rialzare dopo essere caduto. E a Nicole Gasparini è capitato non una, non due, bensì ben tre volte. Tre occasioni in cui il destino ha bussato alla sua porta, anzi gliel’ha letteralmente sbattuta in faccia, mettendosi tra lei e il desiderio di una vita (sportiva): partecipare, un giorno, alle Olimpiadi. Un primo grave infortunio al ginocchio destro nel 2014, quando a 17 anni era da poco approdata in Coppa del mondo; nel 2016 era invece stato il sinistro a fare crac, giusto dopo aver conquistato la Coppa Europa; infine, nel febbraio 2019, l’ennesimo stop, forse quello più doloroso perché arrivato quando si apprestava a vivere il suo primo Mondiale da protagonista, negatole però da un atterraggio non perfetto in allenamento che le aveva procurato lo strappo dei legamenti crociati ancora del ginocchio sinistro.

Ogni volta, però, la ragazza di Cadro specialista delle gobbe, si è rialzata, affrontando operazioni, lunghe riabilitazioni e tornando in pista lottando anche contro i fantasmi del passato. Tutto, per continuare a inseguire quel sogno a cinque cerchi che, complici appunto anche gli infortuni, le si era negato sia nel 2014 sia nel 2018. E stavolta Pechino sembrava poter essere la volta buona per la freestyler ticinese, forte di una stagione 2020/2021 – quella dell’ennesimo rientro – priva sì di acuti a livello di risultati (se non il terzo rango in Coppa Europa ad Airolo) ma finalmente priva di infortuni, così come pure l’ottima preparazione estiva lasciava ben sperare. Speranze infrantesi però tra le gobbe della Cdm, dove invece di trovare quello di cui aveva bisogno (servivano due risultati nella top-16, non è andata oltre il 24esimo rango ottenuto nel moguls dell’Alpe d’Huez) la 24enne si è accorta che le mancava ancora qualcosa. E non è detto, che continuerà a cercarlo.

‘Fa male, ci ho creduto fino all’ultimo, ma sono contenta di averci provato, non ho rimpianti’

«Fa male perché ci ho creduto, fino all’ultimo – ci racconta Niki, che ha sprecato le sue ultime due “cartucce” nell’ultima tappa di Coppa del mondo prima dei Giochi (al via il 4 febbraio e che vedranno per contro la partecipazione di Marco Tadè) la scorsa settimana a Deer Valley, dove non è riuscita a entrare nelle migliori 30 –. Sapevo che non sarebbe stato facile e i risultati non parlavano in mio favore, ma quando sei dentro nella competizione non te ne rendi conto, io continuavo a crederci e solo dopo l’ultima gara ho realizzato di non avercela fatta, che nemmeno stavolta sarei andata ai Giochi. Ed è stato un duro colpo. Anche perché stavolta a livello fisico stavo bene, arrivavo da una bella preparazione e mi sentivo pronta, ma forse non lo ero abbastanza a livello mentale».

Una consapevolezza maturata al termine di un percorso, l’ennesimo in salita per lei, iniziato ormai tre anni or sono… «In questi giorni ho pensato tanto, ritornando fino a quando dopo l’ultimo infortunio avevo deciso di riprovarci, per non avere rimpianti. E non ne ho, sono contenta di averci provato e di averlo fatto curando ogni dettaglio, dall’alimentazione al recupero (sonno compreso), dall’esecuzione negli allenamenti all’aspetto psicologico, visto che ho lavorato con Roberto Joos, preparatore mentale che in passato ha seguito anche Debby (Scanzio, ndr). E mi ha aiutato davvero molto, ma nonostante ciò non sono riuscita a fare il passo che mi serviva. Forse non sarebbe comunque bastato per qualificarmi, ma mi avrebbe certamente permesso di giocarmi al meglio le mie possibilità, perché in uno sport come questo è fondamentale avere la mente libera e riuscire a lasciarsi andare. Invece, nonostante in pista non sentissi assolutamente la paura di farmi male, qualcosa a livello inconscio mi frenava e non mi ha permesso di spingermi verso i miei limiti. Se osavo, non riuscivo a tenere la pista, se andavo un po’ meno, era troppo controllato. Non ho trovato il giusto equilibrio e il famoso “flow”, come invece era successo dopo il primo infortunio. Di conseguenza non sono più riuscita a sciare con sintonia, serenità e leggerezza. E questo nonostante l’estate fosse andata bene, compreso il campo di allenamento a Zermatt, dal quale ero tornata estremamente soddisfatta e con le mie belle discese di gara. Poi però è iniziata la stagione e ho fatto più fatica a tenere il ritmo – il livello in campo femminile è aumentato notevolmente – e a raggiungere gli obiettivi giornalieri. Mi sono come bloccata e non sono più riuscita a sbloccarmi».

‘Una montagna russa di emozioni, mi prenderò del tempo per decidere’

A una settimana dal sogno infranto, la delusione è ancora tanta ed è accompagnata da un certo – comprensibile – smarrimento… «Nella vita le certezze sono poche, ma una delle mie è sempre stata partecipare almeno una volta nella vita alle Olimpiadi. Un sogno che era maturato in me nel 2006, dopo aver assistito all’edizione di Torino. E questa certezza è rimasta anche dopo gli infortuni, anzi ha rappresentato il fuoco che mi ha spinto a rialzarmi e a riprovarci, nonostante fossi cosciente che avrei anche potuto non farcela mai. Arrivare però a questo punto e realizzare che effettivamente non ci sono riuscita, come detto fa male, ma purtroppo non posso che accettarlo, fa parte dello sport e la vita deve andare avanti…».

Già, ma come? L’età (compirà 25 anni il 18 marzo) suggerisce che di tempo per ripartire e continuare a inseguire il sogno a cinque cerchi (i prossimi Giochi invernali sono in programma nel 2026 a Milano e Cortina), ci sarebbe anche. Le scorie lasciate a livello fisico ma soprattutto mentale da quasi dieci anni di carriera (e da tre infortuni gravi), spingono però in un’altra direzione la studentessa di “Leisure Management”, programma di Bachelor che ha iniziato a seguire dal settembre 2020 al cinquanta per cento alla Supsi… «Innanzitutto ho deciso di non rimanere ferma fino alla prossima gara di Coppa del mondo (il 26 e 27 febbraio in Russia, ndr), ma di andare in Coppa Europa, dove forse finalmente riuscirò a sciare serena e divertirmi. Di piani più a lungo termine, per il momento non ne ho fatti, anche perché in questi giorni sono su delle montagne russe a livello di emozioni. Non nascondo che i pensieri sono tanti e comprendono sia se e come finire questa stagione, sia se proseguire o chiudere la mia carriera. Ho però la fortuna di avere un bel team e so che se a fine stagione vorrò prendermi il mio tempo per decidere, me lo lasceranno fare. Vedremo, seguirò il mio istinto».

Quello che l’ha spinta per tutti questi anni giù per le gobbe di mezzo mondo, comprese quelle di Airolo, dove il prossimo marzo (20-21) potrebbe imitare la sua amica ed ex compagna Deborah Scanzio (anche se in quell’occasione si trattava di Cdm e la gara era stata annullata per il maltempo) e chiudere un importante capitolo della sua vita. E aprirne altri.

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