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laR
 
02.03.2021 - 17:33

Filippo Moggi, correre fa bene alla testa, e viceversa

Studente di diritto e atleta di punta dell'Lcz di Zurigo, il 21enne talento sbocciato in casa Sam disputerà i 400 agli Europei assoluti

filippo-moggi-correre-fa-bene-alla-testa-e-viceversa

La partenza è fissata per domattina. Con la selezione svizzera sono ben tre gli atleti ticinesi a volare alla volta di Torun, in Polonia, sede dei Campionati europei assoluti d atletica. Un evento internazionale di primaria importanza, in un contesto sportivo ancora pesantemente condizionato dalla pandemia, al quale lo sport di casa nostra guarda quindi con estremo interesse. I progressi fatti negli ultimi anni dall’atletica cantonale valgono al piccolo Ticino una presenza decisamente qualificata e notevolissima, dal punto di vista numerico. Passi per gli attesi Ajla Del Ponte e Ricky Petrucciani, atleti ormai di respiro internazionale con un presente già di altissimo livello e un futuro che promette altre scintille, ma che dire della strepitosa qualificazione di Filippo Moggi nei 400 metri (come Ricky)? Beh, innanzitutto non era programmata, almeno non al momento di stilare gli obiettivi stagionali di un ragazzo molto applicato anche negli studi universitari. Secondariamente, è fantastica proprio perché giunta un po’ a sorpresa quale premio per la dedizione dell’ex portacolori della Sam, esempio di quanto lontano possano portare impegno e serietà, se uniti al talento.

Conciliare sport ad alto livello con gli studi accademici è possibile: è questo il messaggio di cui Filippo Moggi si fa latore. Anzi, a lui il doppio impegno fa proprio bene. Non toglie niente, semmai aggiunge. «A me - confessa il 21enne ticinese - l’operazione studi e sport riesce molto bene. Più cose ho da fare, migliori sono i risultati in ambo gli ambiti. Se mi concentro solo sullo sport e penso troppo a un allenamento o a una gara e poi questa magari va male, finisce che penso troppo anche alla prossima e ne pregiudico l’esito».

‘Non sacrifico né sport né studi’

C'è quindi una connessione tra la testa impegnata e il fisico. «Se so che ho un allenamento tra due lezioni all’università, prendo l’attività fisica come uno sfogo, come un momento di distacco per rifare il pieno di energie mentali, lasciando da parte i libri. Per poi, una volta finita la seduta di lavoro, rituffarmi nello studio, così da non avere nemmeno il tempo di rimuginare su come quell’allenamento si è svolto. Il concetto è semplice: se va bene, bene. Se va male andrà meglio la prossima volta. È un modo di lavorare che funziona davvero bene, per me. Mi permette di dare il massimo nei due ambiti, lo sport e gli studi. Siccome non intendo sacrificare nessuno dei due, vado avanti con questo metodo che mi permette di conciliarli bene. Quando poi, più avanti, si tratterà di fare una scelta, la farò. Per ora va davvero molto bene così».

Priorità all'università

Un punto di vista inedito, molto interessante, per un ragazzo che riesce a lavorare come un atleta completamente dedito alla pratica sportiva, con ottimi risultati, pur portando avanti con successo gli studi accademici. Ai quali, puntualizza Filippo, dà la priorità. «Mi alleno senza pormi limiti e senza togliere spazio allo studio, ma la mia priorità è l'università. Tre anni e mezzo per il bachelor, due per il master: andrò senz’altro fino in fondo. Preferisco studiare che correre, il mio futuro non sarà su una pista d’atletica. Detto questo, finché riesco a portare avanti entrambe le cose, continuo a farlo con molto piacere. In quanto, come detto, uno aiuta l’altro».

Effettivamente, un ambito sembra giovare all’altro. La sinergia funziona talmente bene che è arrivata la qualificazione agli Europei, nei 400. Un appuntamento che «inizialmente non era un obiettivo, no - conferma Moggi -. A novembre mi sono infortunato (uno strappo a un muscolo femorale), conseguenza di un problema che mi sono trascinato per tutta la scorsa stagione estiva nella quale, non a caso, ho corso pochissimo. Una volta terminata, a settembre, mi sono preso un mese di pausa proprio con l’idea di riposare e di rimettermi a posto. Quando ho ripreso gli allenamenti, la gamba ha ricominciato a farmi male. Da un controllo medico è emerso che c’era ancora una lesione. Così, ho rallentato di nuovo, mi sono allenato in maniera alternativa, con l’intento di preparare la stagione all’aperto entrante che culminerà negli Europei di categoria (U23, ndr). In inverno ho quindi impostato il lavoro sulla resistenza, il mio punto forte, sacrificando un po’ la velocità. I progressi non si sono fatti attendere. Non sono uno particolarmente veloce, sulle distanze brevi. Per contro, sono molto resistente. Con questi allenamenti, e senza assilli per le gare, la gamba è migliorata tanto da permettermi di tornare a gareggiare, a inizio febbraio (a Macolin, ndr). Volevo proprio vedere come l’arto avrebbe reagito e capire a che punto fossi, senza aspettative né pressioni. La prima gara è andata subito molto bene, ho fatto il mio personale (48’’03), un tempo però lontano quattro decimi dal limite per gli Europei. Alla luce di quel risultato, e dell’ottima risposta della gamba, abbiamo deciso di proseguire (in una seconda gara indoor a Macolin si è confermato in 48’’09, ndr). Ai Campionati svizzeri ho partecipato con l’obiettivo di migliorare ancora, ma soprattutto per ritrovare fiducia, dopo l’infortunio. È arrivato questo 47’’39. Non avevo proprio pensato a centrare il limite, anche se dopo i buoni risultati delle due prime gare disputate avevo comunque deciso di provarci, dando tutto, per vedere cosa ne sarebbe uscito. Ed è uscito questo bel tempone (abbattuto di quasi 7 decimi il suo personale, ndr) dopo il quale mi sono detto “beh, a questo punto andiamo agli Europei” (ride, ndr)».

Motivo d'orgoglio

Un risultato straordinario, reso ancor più bello dal fatto che è giunto in maniera inaspettata. A beneficio del grado di soddisfazione che per Filippo Moggi è «davvero grande. Ho ottenuto un limite per un Europeo assoluto. Per uno come me che non è assolutamente un atleta professionista, è motivo d’orgoglio. E ora… ci vado».

Già. Con quali prospettive? Si tratta innanzitutto di godersela, questa avventura. «Parto con l’intento di fare esperienza, di godermi l’ambiente che vi troverò, anche se sarà un po’ particolare, per le note questioni sanitarie. A livello tecnico, vado per rompere un po’ le scatole agli altri, per mettere gli avversari in difficoltà, con l’obiettivo di ritoccare ulteriormente il mio personale».

Lo sportivo che è in Filippo Moggi tirerà fuori gli artigli. «Non vado in Polonia per fare vacanza, ci vado per farmi valere. In batteria sarò il più lento, avrò davanti a me quattro o cinque atleti più forti. In una competizione indoor, il primo giro ei 400 è in corsia, il secondo in corda. Basterà seguirli (ride, ndr)».

In futuro, magari, gli 800

Torniamo alle sue peculiarità tecniche: si definisce non particolarmente veloce, ma molto resistente. Mai pensato a una conversione negli 800? «È un’opzione aperta per il futuro, ne ho già parlato anche con il mio allenatore. Presto o tardi, qualche 800 lo proverò, ma non so ancora in quali termini. Al momento, però, è ancora troppo presto per un passo del genere. Gli allenamenti di velocità vanno sempre meglio. Ho ancora dei margini e li sto sfruttando aumentandola. Finché riesco ad acquisire velocità, continuo a puntare sui 400. Anche perché quest’estate ho degli obiettivi precisi su questa distanza, penso soprattutto alla staffetta rossocrociata U23 della quale faccio parte e con la quale andremo agli Europei U23 in estate, con l'obiettivo di fare una medaglia. La concorrenza è qualificata, ma anche noi rossocrociati ce la caviamo. Siamo un bel gruppo, possiamo farcela, è il nostro traguardo per l’estate (si gareggia a luglio).  Non avrebbe senso abbandonarla ora».

Dalla cara vecchia Sam a Zurigo, sponda Lcz

Scuola Sam Massagno, premiato quale miglior atleta massagnese nel 2018, Filippo Moggi da un paio di stagioni è affiliato al Leichtathletik Club di Zurigo, l’Lcz. «Questo è il mio terzo anno nell’Lcz, società alla quale sono approdato un anno prima di iniziare gli studi universitari, nei mesi di pausa dopo il liceo che ho dedicato al servizio militare, sempre qui a Zurigo, dove già mi ero trasferito.  La mia vita si è spostata qui, ma le radici restano ben salde in Ticino, dove ho lasciato parecchi amici con i quali mi sento regolarmente. Lo stesso dicasi per i miei ex compagni di società, ci sentiamo sempre dopo le gare. I contatti li ho mantenuti tutti, anche quello con la mia ex allenatrice Cosetta (Grotti De Putti, ndr)».

Ricky, un amico

In forza all’Lcz c’è un altro ticinese illustre, Ricky Petrucciani, anch'egli atteso protagonista dei 400 metri a Torun. «Ci alleniamo assieme, anche se non tutta la settimana in quanto lui a volte si sposta a Cham (al centro sportivo Oym, per il progetto pilota “Swiss Diamonds Athletics Program”, ndr). Facciamo assieme le ripetute lunghe, due o tre volte alla settimana. Ci aiutiamo vicendevolmente. Ci conosciamo ormai a molti anni, siamo amici, abbiamo già più volte condiviso la camera nelle competizioni internazionali. Spero che ci mettano in camera assieme anche stavolta, agli Europei. Noi stiamo bene, e i tecnici sanno che non creiamo problemi (ride, ndr). È una scelta che accontenta tutti».

La stagione all’aperto non si esaurisce con gli Europei assoluti o con quelli Under 23… «In calendario c’è un terzo evento internazionale di spessore che ho fissato quale obiettivo, o Giochi mondiali universitari in Cina, a fine agosto. Spero che abbiano luogo regolarmente».

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