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01.07.2020 - 06:000

Emma Piffaretti: con i piedi nell’erba sognando l’Africa

Per l’atleta18enne il Mondiale U20 a Nairobi è un’emozione (doppia) solo rimandata. ‘Lo stop per coronavirus? Mi ha permesso di rallentare e mi è piaciuto’

La ragazza che vuole andare sempre più veloce e a saltare più lontano, ha imparato a rallentare e a stare ferma. E le è piaciuto. La pandemia di coronavirus ha frenato la corsa di Emma Piffaretti, ma per la talentuosa atleta ticinese dell’Unione Sportiva Ascona lo stop dovuto all’emergenza è stata “una pausa dalla vita frenetica che avevo”. La diciottenne del Mendrisiotto racconta che a gennaio era arrivata a “sognare di potermi allenare spostandomi meno, rispetto alle due ore, due ore e mezzo di ogni giorno”. Mai avrebbe immaginato che solo qualche settimana più tardi, si sarebbe trovata a prepararsi a casa. “Ho sperimentato una situazione di cui avvertivo il bisogno; sebbene purtroppo il motivo sia stato drammatico per molte persone. Io ho vissuto bene questo periodo e ho potuto farlo anche perché, fortunatamente, la mia famiglia e i miei amici sono stati bene”. Nei giorni del lockdown, con la vita al rallentatore, ha avuto la possibilità di concentrarsi maggiormente su se stessa, apprezzare ancor di più i valori della famiglia, godere le bellezze e i prodotti del territorio, riprovare una sensazione di calma. "Sono cosciente che non tutti abbiano potuto affrontare queste settimane in serenità e ho un pensiero profondo per coloro che sono stati toccati dalla malattia, chi anche in maniera tragica”.

La ragazza che ha imparato la lentezza, al contempo è poi stata “pronta a tornare fra la gente, in città, negli stadi” quando le misure sanitarie sono state allentate. “Rientrare al Centro sportivo nazionale della gioventù di Tenero e al centro sportivo di Ascona, è stato speciale oltre che un po’ insolito, anche perché all’inizio le strutture erano deserte. Ero molto felice di aver potuto rimettere le scarpe chiodate e riprovare le sensazioni della pista sotto i piedi”. Sensazioni che la routine degli allenamenti aveva non cancellato, ma un po’ sbiadito. “Prima, andare allo stadio era quasi assodato, ci facevo meno caso e, in qualche modo, ne avevo un po’ perso il senso. Non averlo potuto fare per settimane, mi ha fatto rinnovato la voglia di correre sul tartan. Il divieto di accesso per diverso tempo, ha ridato alle infrastrutture il valore che meritano e fatto capire ancor di più quanto non sia scontato poter disporre di infrastrutture del genere, che sono una ricchezza. Rimettendoci piede, ho riassaporato tutto il bello che c’è a stare in uno stadio. È un po’ come con la salute: fino a quando si sta bene, si presta meno attenzione al proprio stato. A volte, invece, basta un raffreddore per rendersi conto di quanto sia importante essere in forma”.

L’arrivo del coronavirus aveva colto Emma Piffaretti in piena preparazione in vista della stagione estiva, che aveva nei Mondiali U20 l’evento clou. Previsti in luglio a Nairobi, nelle settimane seguenti all’inizio del lockdown era stata presa la decisione di posticiparli. “Ai primi di marzo anche noi atleti avevamo capito che qualche competizione sarebbe stata cancellata, ma non era chiaro quali. Si ipotizzava una chiusura momentanea, come prevenzione di salute pubblica, ma per gli eventi estivi si era piuttosto ottimisti. Poi le cose sono cambiate” e anche l’evento che “rappresenta un’occasione davvero unica per ragazzi della nostra età”, è rimasto vittima della pandemia. A Emma mancava ‘solamente’ la conferma della misura minima richiesta, “che sono già riuscita a saltare. Però per ottenere la qualificazione, avrei dovuto riconfermarla nel periodo stabilito, tra maggio e giugno”. A questo appuntamento Emma guardava con emozione doppia poiché, “sebbene la mia mamma abbia origini africane, io avrei messo piede su quel continente per la prima volta”. Dovrà dunque pazientare, sebbene non ne faccia una tragedia. “In fin dei conti si tratta solo dello spostamento di una data, l’obiettivo rimane il medesimo: partecipare. Quindi mi dico che se c’è più tempo, la preparazione può essere svolta ancora meglio. Più che un’occasione persa, questo rinvio l’ho visto perciò maggiormente come un’opportunità da cogliere per riuscire migliorare quegli aspetti che, magari, non sarei riuscita ad affinare”. Annullato invece l’altro appuntamento al quale puntava, ossia i Campionati europei assoluti a Parigi, che si sarebbero dovuti svolgere in agosto.

‘Ho lasciato un po’ da parte i numeri’

Quando in Ticino erano state chiuse le strutture sportive, Emma Piffaretti ha riorientato la preparazione. Non essendo più stati accessibili gli stadi, ha svolto gli allenamenti a casa o nelle vicinanze. “Ho cercato l’erba. Mi piace tantissimo correre sul prato: in fondo, è la cosa più naturale che ci sia”. Dopo quello che definisce un certo choc iniziale, perché non si aspettava un’avanzata del virus tale da mettere il cantone in quarantena, “mi sono poi subito adattata alle nuove condizioni. Prato o asfalto mi hanno permesso di perfezionare dettagli che forse tendevo a trascurare su pista. Grazie alla mia società e al mio allenatore, ho avuto a disposizione diversi attrezzi, con i quali mi sono tenuta in forma anche nel periodo in cui era sconsigliato uscire di casa”. Le condizioni particolari, dice, non hanno intaccato la motivazione. “Anzi. Mio fratello, di due anni più giovane, ha iniziato ad allenarsi con me ed è stato stimolante: volevo mostrargli di saper fare bene le cose, insegnargli i giusti gesti e fare sempre meglio di lui. Questa esperienza ha permesso a entrambi di progredire: io in alcuni aspetti della tecnica, lui in altri”. Abituata a correre non solamente sul tartan, ma pure da un mezzo pubblico all’altro, si è trovata in una situazione del tutto nuova: “Non dovermi spostare, ha reso la mia quotidianità più tranquilla e mi ha concesso di assaporare le piccole cose, come stare sdraiata sul prato dopo una seduta di allenamento. Momenti prima preclusi, presa com’ero dal dovermi fare una doccia sprint per filare a prendere il treno. Non avere competizioni in calendario, inoltre, ha modificato in parte la dinamica della preparazione. Si smette per un po’ di pensare unicamente agli obiettivi a corto e medio termine e alle tappe per raggiungere determinate misure. Ci concentra piuttosto sulle sensazioni del proprio corpo e il confronto con propri limiti. Mi sono dedicata parecchio, ad esempio, alla tecnica e a come mi muovo. Ho lasciato un po’ i numeri da parte e ho spostato l’attenzione sulla qualità e sui gesti. Questo mi piace molto, anche perché sono i gesti che, alla fine, porteranno i numeri”.

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