CICLISMO

Sui rulli, tra fatica e divertimento

Filippo Colombo e Matteo Badilatti commentano l'esperienza al 'The Digital Swiss 5'. Il ticinese: 'Mi sono toccate le frazioni di montagna. L'avessi saputo prima...'

(Filippo Colombo impegnato sulle strade virtuali del passo della Novena)
2 maggio 2020
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Negli annali del Tour de Suisse la casella relativa all'edizione 2020 rimarrà vuota, senza vincitori (ma forse uno c' stato, il Covid-19), classifiche e maglie assegnate. Ma l'anno della pandemia verrà ricordato altresì per la prima corsa a tappe interamente digitale disputata sul territorio elvetico. Cinque giorni di competizioni (22-26 aprile) denominati "The Digital Swiss 5" per un totale di 178,5 km, ai quali hanno preso parte una cinquantina di atleti (tre per squadra) di tutte le formazioni del World Tour. Un evento che ha riscontrato un certo successo, anche grazie alla trasmissione in diretta tivù sul canale della Srf, e che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di due ciclisti della Svizzera italiana: il ticinese Filippo Colombo con la maglia della selezione svizzera e il poschiavino Matteo Badilatti con quella della Israel Stat-Up Nation (Isn). Per entrambi un'esperienza interessante per quanto inusuale... «Ho preso parte alle tappe con arrivo a Leukerbad e in cima al passo della Novena – afferma Colombo –, decisamente non proprio quelle più pianeggianti. È stata davvero dura. Prima di cimentarmi in questa disciplina (in pratica ciclismo su rulli collegati in rete a una piattaforma che simula le difficoltà altimetriche del percorso, ndr) pensavo potesse essere assai più adatta a un biker rispetto a quanto invece si è rivelata. Mi sono reso conto che si tratta di uno sforzo più indicato per un cronoman, tant'è che due tappe sono andate a Stefan Küng e altre due a Rohan Dennis, specialisti delle prove contro il tempo. A conti fatti si tratta "soltanto" di riuscire a fornire il più a lungo possibile la massima potenza di watt. A differenza di quanto accade su strada, ma anche nella mountain bike, non vi è un solo secondo durante il quale è possibile respirare e riprendere fiato. Si tratta di uno sforzo completamente diverso al quale non ero abituato».

Anche perché per un biker i rulli non sono un "must", nemmeno durante i mesi freddi... «Li avrò utilizzati al massimo dieci ore in tutto l'inverno. A maggior ragione in un anno in cui le giornate sono quasi sempre state belle e ho potuto approfittarne per andare nei boschi. Quando ho accettato di prendere parte a questa manifestazione non avevo nulla da perdere, anche perché le competizioni sono ancora ferme fino a fine luglio. Ho pensato fosse una buona occasione per tenermi in allenamento, per simulare una competizione, per mettermi in gioco e divertirmi senza grandi obiettivi».

L'invito è giunto direttamente da Swiss Cycling... «Sì, mi ha contattato il selezionatore della Nazionale su strada, Marcello Albasini. Volevano un ticinese in squadra e io ho accettato senza sapere a quali tappe avrei dovuto prendere parte, in caso contrario avrei forse riconsiderato l'offerta (ride, ndr). Quando ho preso visione della composizione della squadra, con molti nomi importanti del ciclismo svizzero (tra gli altri anche il suo collega biker Nino Schurter, ndr) mi sono sentito onorato e ho cercato di dare il mio meglio. Al di là dei risultati sono soddisfatto di quanto ho fatto, ma mi sono subito reso conto che si trattava di uno sforzo diverso da quello della Mtb e che mi manca la capacità di tenere in maniera costante un wattaggio tanto elevato».

Matteo Badilatti: 'Tante variabili influenzano il risultato'

Per Matteo Badilatti il ciclismo virtuale non rappresenta una novità... «Con la squadra avevamo già avuto esperienze del genere lo scorso anno, ma si trattava di un'altra applicazione. Devo dire che è stata un'esperienza particolare. Tutti pedalano da casa loro, ma a livello di logistica gli organizzatori hanno compiuto un capolavoro perché non credo sia facile fare interagire 50 corridori collegati da ogni dove. Per noi atleti si è trattato di un diversivo, di un'iniziativa che ci ha permesso di rompere la routine di giornate senza competizioni, mentre per gli sponsor si è rivelata una buona opportunità per mostrare il loro marchio».

Nonostante in qualità di stradista ai rulli sia più abituato rispetto a Colombo, anche per Badilatti le tre tappe effettuate non sono state una passeggiata... «I rulli interattivi rappresentano un chiaro passo avanti, ma pedalare per davvero è tutta un'altra cosa. Il livello generale era molto alto, siamo andati davvero forte, ma ci sono comunque numerose variabili che influenzano una classifica non per forza rispettosa dei reali valori. Ad esempio, ogni atleta pedala su rulli diversi, con calibrazioni che possono essere differenti per gli uni e per gli altri. Inoltre, il peso corporeo inserito nel programma deve essere esatto, in caso contrario i valori vengono falsati. Senza contare le altitudini diverse alle quali si pedala (Dennis era a Girona al livello del mare, Alaphilippe ad Andorra a 2000 metri, ndr). Infine, manca la scia, effetto presente su altre applicazioni, per cui pedalare da solo o in gruppo non cambia. Insomma, si è trattato di un'interessante esperienza personale, a maggior ragione in un momento di stanca agonistica come questo, ma i risultati vanno comunque presi con le pinze».

Una novità tecnologica che potrebbe avere un futuro, magari quale circuito alternativo dedicato agli sportivi amatoriali? «Per quanto mi riguarda spero di non più dovermi cimentare in una simile competizione perché significherebbe che siamo tornati a gareggiare su strade reali e non virtuali. Credo comunque che possa avere un futuro, sempre che si riesca a gestire bene le variabili alle quali accennavo. Si tratta pur sempre di un passatempo sano, non è come sedersi sul divano e giocare alla Play Station. Per quanto mi riguarda, non vedo l'ora di poter tornare a sentire il calore della gente e l'aria in faccia».

Quella del ciclismo virtuale è una strada percorsa anche dalla Israel Start-Up Nation... «Subito dopo lo scoppio dell'emergenza sanitaria abbiamo iniziato a organizzare, con scadenza settimanale, pedalate alle quali possono prendere parte pure i tifosi: c'è una prima parte di corsa neutralizzata, seguita dalla gara vera e propria. Per ogni partecipante la squadra dona al servizio sanitario una mascherina ad alta protezione. Un'iniziativa che ha riscosso successo, tant'è che al via erano sempre presenti tra le 1'500 e le 2'000 persone».

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