Tecnologia

Revolut violata: hacker usano dati del Ministero dell'Interno

Il gruppo 'iamnotavillain' rivendica l'accesso a dati di quasi 700 clienti e 147 GB di informazioni delle forze dell'ordine italiane.

16 settembre 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

Un gruppo di hacker autodefinitosi "iamnotavillain" ha rivendicato la violazione della banca digitale britannica Revolut. Contattati dal Financial Times tramite Telegram, gli hacker sostengono di aver ottenuto dati riservati di quasi 700 clienti dopo aver compromesso un sistema di posta elettronica certificata (PEC) del Ministero dell'Interno italiano.

Il gruppo ha dichiarato di possedere circa 147 gigabyte di dati interni delle forze dell'ordine italiane. Per mesi, si sarebbero finti agenti, chiedendo alla banca indirizzi, numeri di telefono e cronologie di transazioni.

Nei messaggi scambiati via Telegram, l'hacker o il gruppo ha rivelato al quotidiano della City di aver contattato Revolut per la prima volta "un paio di mesi fa, fingendosi un ente delle forze dell'ordine" dall'Italia. Nelle settimane successive, i cybercriminali avrebbero ripetutamente richiesto alla banca fintech di condividere dettagli riservati sui conti di specifici clienti, sostenendo che le informazioni fossero necessarie per accertamenti in corso. "Revolut ha collaborato come un 'bravo ragazzo'", hanno affermato gli hacker.

Il gruppo ha poi condiviso alcuni screenshot con il Financial Times, incluse immagini di email che, a loro dire, sarebbero state scambiate con Revolut fingendosi le forze dell'ordine italiane. Le richieste alla banca sarebbero arrivate tramite il sistema PEC italiano, con scambi proseguiti per diversi mesi.

Nel mirino sono finiti 680 clienti di 33 Paesi, prevalentemente europei, tra cui Svizzera, Francia, Regno Unito, Germania e Spagna.

Sulla truffa, portata a segno utilizzando un account della prefettura di Reggio Calabria, si è attivata anche la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNA), come riporta l'agenzia di stampa italiana Ansa. I magistrati della DNA intervengono quando la violazione riguarda un ente governativo. La prima informativa della Polizia Postale italiana descrive un'azione molto sofisticata. Si sta cercando di capire se l'email certificata della prefettura sia stata effettivamente 'bucata' o clonata. Analisi sono in corso anche sulla rivendicazione apparsa a nome del gruppo 'iamnotavillain' e si sta monitorando il dark web per verificare un'eventuale messa in vendita di dati trafugati ai correntisti della fintech inglese.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali
Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni