Il professore dell'EPFL Marcel Salathé ribalta le previsioni apocalittiche, evidenziando i benefici in medicina e accusando i manager di alimentare paure per proteggere investimenti.
"Moriremo tutti, ma non a causa dell'intelligenza artificiale (IA): al contrario, grazie all'IA vivremo più a lungo". Lo sostiene Marcel Salathé, professore al Politecnico federale di Losanna (EPFL) e co-direttore dell'AI Center di Losanna, che ribalta i catastrofismi sull'intelligenza artificiale e accusa i manager delle grandi aziende del settore di alimentare scenari apocalittici per proteggere i propri investimenti.
"In medicina l'IA ci aiuterà molto", afferma l'epidemiologo, da più di dieci anni attivo nella ricerca sull'intelligenza artificiale, in un'intervista pubblicata oggi dal Tages-Anzeiger. "Ci sono progressi prevedibili nello sviluppo di farmaci antivirali e nuovi antibiotici", aggiunge. "Esplode anche la nostra comprensione di molti processi medici e di altro tipo."
La previsione - recentemente avanzata dal ricercatore americano Evan Hubinger - secondo cui l'IA potrebbe estinguere l'umanità nel giro di dieci anni con una probabilità del 10% viene respinta con durezza. "Sono semplicemente numeri presi a caso, per i quali non esiste alcuna evidenza e che sono anche estremamente irresponsabili", argomenta il 56enne. "Se un'azienda definisce la tecnologia IA che ha essa stessa sviluppato come difficilmente controllabile, allora è estremamente problematico, anche da un punto di vista psicologico."
Alla domanda se il rischio esistenziale sia pari a zero, risponde: "In fondo: sì. Anche se come scienziato non dovrei mai dire che il rischio è dello 0%". L'esperto critica poi i grandi dirigenti di impresa americani come Sam Altman, Dario Amodei ed Elon Musk, che in rara unità chiedono di rallentare lo sviluppo dell'IA e di introdurre regole. "Non si può superare questo livello di assurdità. Si immagini se il CEO di Roche dicesse che bisogna assolutamente rallentare lo sviluppo di farmaci, ma non facesse nulla in tal senso e continuasse a creare medicinali. Si direbbe giustamente: quello non ci sta più con la testa. Ma per qualche motivo nel mondo dell'IA lo troviamo del tutto normale. Mi sembra che al momento la logica sia stata un po' messa fuori combattimento."
"Spero che la stampa e tutta la società si liberino presto di questa visione e dicano: un momento, questo non ha alcun senso", insiste lo specialista. Perché dietro gli allarmi, secondo Salathé, ci sono soprattutto interessi aziendali. "Si vogliono proteggere gli incredibili investimenti miliardari nell'IA", afferma. "Le barriere regolatorie renderebbero più difficile la vita alla concorrenza emergente". Perciò alcune normative, che creano un quadro giuridico, sono pienamente nell'interesse dei "boss dell'IA". "E per raggiungere questo scopo, nel loro interesse, quasi tutti i mezzi sono loro buoni. Semplicemente non possiamo fidarci delle loro dichiarazioni".
L'accademico di origini renane porta l'esempio di OpenAI. "Già in giugno era chiaro che l'entrata in borsa sarebbe stata spostata al 2027. Ma ora Sam Altman usa i rischi gonfiati dell'IA per giustificare perché al momento non può avvenire l'entrata sul mercato. Probabilmente questo serve anche a rassicurare gli investitori", osserva. "Perché le aziende dell'IA negli USA sono sotto pressione, soprattutto da parte dei sistemi IA cinesi economici e anch'essi molto performanti".
Sulle dimissioni del ricercatore Jacob Coxon da Anthropic e sul suo avvertimento (l'IA potrebbe ucciderci tutti, ha detto) Salathé non usa mezzi termini. "Tutto questo mi ricorda un culto, un culto della morte. Uno dei capi di questo culto si chiama Eliezer Yudkowsky", spiega. "Ha scritto un bestseller del New York Times dal bel titolo 'If Anyone Builds It, Everyone Dies - Perché un'IA superintelligente ci distruggerebbe tutti'. Quando ascolto Yudkowsky e leggo le sue dichiarazioni mi preoccupo, perché queste persone dell'IA sembrano crederci davvero. Dicono per esempio: è così un peccato che nostra figlia non possa più vivere un'intera vita, perché l'IA ci ucciderà tutti. Questo ricorda molto fortemente le sette".
"Credo che ci siano anche certi complessi di divinità, nel senso che molti sopravvalutano smisuratamente il proprio lavoro", afferma l'intervistato. A suo avviso la nuova tecnologia comporta però anche rischi reali, per esempio geopolitici, se i dittatori dovessero mettere le mani su un'IA potente. "E naturalmente gli effetti sul mercato del lavoro: possiamo coinvolgere le persone abbastanza rapidamente, siamo abbastanza rapidi nei nostri adattamenti?".
Infine, l'affondo su Europa e Svizzera: secondo Salathé assistono all'evoluzione in atto "dormendo". "Non fanno alcun tentativo di investire davvero seriamente denaro nello sviluppo dell'IA, che procede molto rapidamente. Non dobbiamo rimanere indietro, dobbiamo essere in grado di costruire noi stessi questa tecnologia: perché se arrivano altri, che non sono benevoli nei nostri confronti e applicheranno questa tecnologia, e purtroppo accadrà, allora dovremo poterci difendere", conclude.