Lancia l'allarme sul divario infrastrutturale: Europa al 5% della capacità di calcolo contro il 75-80% degli Usa; chiede data center in Europa e politiche attive
Sul fronte tecnologico l'Europa dipende dagli americani in due ambiti cruciali, i modelli di intelligenza artificiale (IA) e la potenza di calcolo, e sta regalando il futuro a una manciata di uomini con sete di potere. È il grido d'allarme lanciato da Judith Dada, investitrice di capitale di rischio molto nota nel panorama europeo.
"L'Europa sottovaluta fortemente la gravità della situazione", afferma l'imprenditrice in un'intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ). Dada è fra gli autori di "Europe 2031", un racconto pubblicato quest'anno che illustra, in modo ipotetico, come il vecchio continente potrebbe diventare tecnicamente e economicamente irrilevante entro il 2031 se non riesce a gestire correttamente l'ascesa dell'IA.
"L'intelligenza artificiale viene presa troppo poco sul serio sia a livello politico che industriale", argomenta. "Eppure c'erano e ci sono ancora segnali premonitori di ciò che ci aspetta". A suo avviso serve una scossa: "Abbiamo sempre trovato delle scuse per non prendere seriamente gli sviluppi nel campo dell'IA. Abbiamo detto: 'ma quelli dicono tutti sciocchezze, hanno opinioni politiche discutibili, vogliono solo arricchirsi'. Oppure abbiamo liquidato il tutto come una moda passeggera. Così abbiamo sempre trovato dei motivi per non affrontare il tema seriamente".
"L'idea che possa esistere un settore di punta dell'IA a cui non abbiamo accesso - anche se tale IA all'avanguardia fosse solo sei mesi più avanti rispetto ai modelli di cui disponiamo qui - mi preoccupa in quanto europea", prosegue l'esperta. "Saremmo completamente indifesi di fronte agli attacchi informatici sferrati da questa IA. Per questo motivo dobbiamo trovare il modo di ottenere l'accesso ai modelli all'avanguardia attraverso leve geostrategiche. A tal fine dobbiamo impegnarci molto di più di quanto facciamo oggi".
Il cuore del problema è infrastrutturale. "La potenza di calcolo è l'infrastruttura su cui si basa l'intera economia dell'IA", spiega la professionista, paragonando la situazione a quella di una rete elettrica. E i numeri appaiono impietosi: "Oggi disponiamo di appena il 5% circa della capacità di calcolo mondiale", mentre "gli USA arrivano a circa il 75-80%". La conseguenza è una schiavitù tecnologica: "Siamo doppiamente dipendenti dagli americani: dai loro modelli di IA e dalla loro potenza di calcolo." Tanto che, ammonisce la specialista, "anche se sviluppassimo un modello in Europa, non avremmo abbastanza centri dati per farlo funzionare."
Per colmare il divario l'obiettivo dovrebbe essere raggiungere il 15% della potenza globale, che richiederebbe "oltre 50 Gigawatt", contro gli attuali 2. La soluzione passa per la deregolamentazione e le zone economiche speciali. "Dobbiamo far valere la nostra posizione, non c'è dubbio. Ma allo stesso tempo la realtà è questa: oggi in Europa non si può prescindere dagli Stati Uniti quando si parla di potenza di calcolo o dei modelli di intelligenza artificiale all'avanguardia. OpenAI, Anthropic o SpaceXAI stanno già acquistando tutti i chip e le capacità di calcolo necessari per il futuro. Dobbiamo quindi convincere gli Stati Uniti a costruire i nuovi centri di calcolo non negli Usa, ma in Europa". Pur con tutte le difficoltà, Dada vede margine di manovra: "Gli Usa non controllano l'intera catena di approvvigionamento", citando punti di forza europei come ASML e Zeiss.
Interrogata sullo scoppio di una possibile bolla legata all'IA, l'intervistata appare ottimista. "Vedo una tecnologia rivoluzionaria. Siamo ancora agli albori di questo mercato: la stragrande maggioranza delle persone sta ancora sperimentando e cercando di capire cosa significhi davvero l'IA. Certo, ci sono spese inefficienti, certo, c'è margine di miglioramento. Ma mostratemi un qualsiasi mercato emergente in cui non sia stato così. Questo significa che l'IA è una bolla? No".
Il messaggio finale è un atto di accusa alla passività europea. Ricollegandosi al racconto "Europe 2031", Dada torna sulla figura della protagonista Caroline Dubois, una funzionaria francese che lavora a Bruxelles per la Commissione europea. "Caroline è arrabbiata perché abbiamo lasciato il campo libero a questi 'uomini assetati di potere'. Non ce l'ha con gli uomini: è una sfumatura importante. Ancora oggi si dedica troppa energia a detestare Elon Musk, Donald Trump o 'gli americani'. Ma mentre noi facciamo questo, loro costruiscono il futuro. Lasciamo loro campo libero senza rafforzare il nostro peso al tavolo delle trattative e senza assumerci la responsabilità del nostro futuro. Oggi non saprei dire chi, in Europa, si assuma effettivamente questa responsabilità. È questo che fa arrabbiare Caroline. E se non cambierà nulla, anche io mi arrabbierò sicuramente. Sto facendo del mio meglio affinché le cose vadano diversamente", conclude.