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10.11.2020 - 21:22
Aggiornamento: 11.11.2020 - 15:47

Con la spinta di Apple, Arm va all'attacco di Intel

Un processore relegato per anni in serie B si prende la rivincita e, dopo l'annuncio di Cupertino (ma non solo), ora si prende la scena mondiale

di Luca Berti
con-la-spinta-di-apple-arm-va-all-attacco-di-intel
Il chip M1 di Apple è basato su tecnologia Arm (Keystone)

La mossa di Apple potrebbe cambiare radicalmente il mondo dell’informatica, favorendo una rivoluzione già in atto da qualche anno. I computer portatili e quelli fissi (non solo i Mac!) potrebbero rapidamente diventare più leggeri, meno rumorosi, meno soggetti a surriscaldamento e, soprattutto, con una durata di batteria decisamente più lunga. Il tutto senza necessariamente perdere in prestazioni, anzi... 

Al cuore della rivoluzione c’è un microprocessore disegnato negli anni Ottanta, con in testa una sola cosa: l’efficienza energetica e termica. Anche a scapito delle prestazioni. Per questo Arm (nome dell'azienda che concepisce questi microprocessori a Cambridge, in Gran Bretagna) è rimasta relegata in serie B per decenni, mentre i grandi marchi come Intel, prima, e Amd, poi, incrementavano la potenza dei loro prodotti a suon di Gigaherz e numero di transistor, senza curarsi troppo dei consumi. D’altronde non ve n’era necessità, visto che i computer di quel tempo erano fondamentalmente sempre connessi alla rete elettrica ed erano sufficientemente grandi da ospitare ventilatori e dissipatori in grado di raffreddare i componenti. Poi, però, il mondo si è rapidamente trasferito su dispositivi mobili e i consumatori hanno iniziato a chiedere dispositivi sempre più piccoli, sempre più leggeri e che permettessero di lavorare per intere giornate senza dover essere ricaricati.

Con i consumi improvvisamente diventati fondamentali per evitare di prosciugare immediatamente le batterie, Arm si è trovata nella posizione perfetta per conquistare il mercato dei telefonini, prima, e degli smartphone e dei tablet poi, compresi quelli di Apple. E questo sia perché i loro processori – pur considerati meno preformanti – erano comunque in grado di fare quello che serviva con una fetta dell'energia impiegata dai prodotti concorrenti, sia perché non richiedevano l'impiego di pesanti dissipatori e ventole visto che generavano meno calore. Intel, che aveva dapprima tentato di produrre processori a basso consumo con la gamma "Atom" (ancora presente), si è comunque presto arroccata nel suo bastione, quello dei Pc, Mac e portatili.

La battaglia ora arriva sulla porta dei grandi

Ma ora, dopo aver sbaragliato il campo nei dispositivi mobili, la battaglia dei watt si sta per combattere proprio lì, nel "ridotto" (si fa per dire) di Intel e Amd: Microsoft ha già realizzato una versione di Windows 10 in grado di girare sui propri processori Arm, mentre la decisione di Apple di passare sull’architettura ad alta efficienza energetica promette di mostrare come si possano realizzare apparecchi con prestazioni elevate, durata di batteria maggiore e tempi di avvio fulminei.

Insomma, nel giro di una trentina d’anni (l’azienda Arm li compie proprio questo mese, a poca distanza dall'annuncio della vendita al produttore di schede grafiche Nvidia per 40 miliardi) il brutto anatroccolo sembra ora sempre più il re dei cigni. Qual è il segreto? Lo abbiamo chiesto a Ian Smythe, vicepresidente del marketing presso Arm.

«Non è magia. È semplicemente dell’ottima ingegneria elettronica applicata a un’attenzione particolare per l’efficienza energetica».

Il successo, racconta Smythe, è dovuto anche al modello di business: «Non produciamo direttamente i circuiti integrati, ma vendiamo gli schemi ad altre aziende che li integrano nei propri progetti. Questo permette di creare una comunità di aziende che utilizzano un’architettura comune e che rendono la programmazione tra dispositivi molto più semplice».

In una ventina d’anni la vostra tecnologia è passata da gestire semplici telefonini a bussare alla porta dei produttori di portatili. Come se lo spiega?

Negli anni Novanta siamo stati al cuore dello sviluppo della telefonia cellulare, raggiungendo volumi di vendite straordinari. Negli ultimi dieci anni abbiamo traghettato il mondo attraverso l’evoluzione degli smartphone, continuando a chiederci come potevamo fornire sempre più velocità di calcolo pur rimanendo all’interno di consumi di pochi watt (da 5 a 15, contro i 45 dei processori della concorrenza). Senza aumentare i consumi, dal 2015 abbiamo incrementato di 2,5 volte la velocità dei nostri prodotti e nei prossimi due anni contiamo di aumentarla di un ulteriore 30%. Così facendo, in 15 anni, siamo riusciti a dare ai nostri partner dei processori in grado di avere prestazioni del tutto analoghe a quelle di un pc, pur utilizzando molta meno energia e, quindi, generando meno dispersione di calore.

Abbiamo raggiunto livelli così alti che Amazon ha deciso di adottare la nostra architettura per i propri server cloud. Questo permette loro di fornire un servizio performante con meno energia, cosa che si traduce in una riduzione dei prezzi per l’utente finale.

Insomma, state andando all'attacco dei grandi del mercato...

È stato un lungo viaggio. Ha sicuramente aiutato il fatto che i nostri partner hanno creato e venduto un numero elevato di processori con architettura Arm nel corso degli anni. Stiamo parlando di 180 miliardi di apparecchi dall'inizio sino a oggi; una cifra che aumenta di circa 20 miliardi ogni anno. E non si tratta solo di smartphone, che – sul totale – contano per circa 1,5 miliardi di unità.

Per ora Arm ha messo il piede nella porta, ma di certo la concorrenza non starà certo a guardare mentre fate il vostro ingresso nel loro territorio.

Siamo convinti che possiamo innovare le nostre architetture più velocemente della concorrenza rimanendo fedeli alla nostra filosofia di bassi consumi: abbiamo un team di ingegneri fenomenali e un supporto da parte della comunità molto vasto. Finché potremo collaborare con costruttori di chip e programmatori, credo non avremo problemi ad avere successo.

Il successo va però gestito...

È sicuramente una vera sfida: il mercato dei dispositivi mobili è cresciuto attorno all’architettura Arm e i sistemi operativi per Arm definiscono lo standard in quel mondo. (Il mondo Pc e Mac invece è cresciuto attorno all'architettura Intel, ndr.) Stiamo investendo molto nella comunità open source per implementare velocemente le novità, in modo che siano velocemente disponibili. Un esempio è la tecnologia “big.little”, che permette di integrare sullo stesso chip circuiti in grado di funzionare con pochissima energia e circuiti più dispendiosi, ma che si attivano solo quando serve una grande potenza di calcolo. La comunità, nel giro di un paio d’anni, ci ha permesso di far convivere questi due mondi.

Ora Apple abbraccia Arm anche sui portatili. E quando Apple si muove, in genere apre la via. Ci contate?

Non so cosa succederà, ma credo che – vedendo anche i due processori Arm già creati da Microsoft per i loro "Surface Pro" – qualcosa di concreto si stia muovendo. Le potenzialità ci sono e con il nostro lavoro abbiamo dimostrato come l’integrazione su un solo chip di modem, grafica e connettività può essere fatto senza compromessi sui consumi. Sono impaziente di vedere cosa porterà il futuro.

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