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Il caso Claudio Zali scuote le istituzioni ticinesi e solleva interrogativi sulle procedure giudiziarie, mentre il Consiglio di Stato revoca le deleghe al ministro. Nel frattempo, la Mostra del Cinema di Venezia si apre con uno sguardo critico sul ruolo del giornalismo.
Perché la magistratura non ha sequestrato i telefoni e il materiale informatico di Claudio Zali? L’ex consigliere di Stato affronta un’inchiesta per presunti reati contro l’integrità sessuale, ma gli inquirenti non hanno disposto misure coercitive. Tre ex magistrati discutono la prassi: se per Emanuele Stauffer e Antonio Perugini il sequestro dipende dall’utilità per l’indagine, Jacques Ducry sostiene che l’intervento doveva essere immediato per preservare prove che il tempo rischia di cancellare. Un’analisi di Jacopo Scarinci, Giacomo Agosta e Federico Franchini.
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Claudio Zali scrive ai media quarantacinque minuti prima che il Governo gli tolga la direzione del Dipartimento del territorio. Nella lettera, il ministro definisce infondate le accuse e anticipa la chiusura del procedimento. Nel commento del direttore Daniel Ritzer, emergono i dubbi sulla gestione di questa crisi istituzionale e sulla pressione che le parole di un consigliere di Stato in carica esercitano sulla magistratura.
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La Mostra del Cinema di Venezia debutta mettendo il giornalismo al centro della scena. Stefano Piri analizza ‘Ink’ di Danny Boyle, che esplora le origini aggressive dei tabloid di Rupert Murdoch, e ‘La ragazza con la Leica’ di Alina Marazzi, dedicato alla fotografa Gerda Taro. Due pellicole che interrogano il rapporto tra chi racconta la realtà e il potere delle immagini.
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