Care lettrici, cari lettori,
L'edizione di oggi si apre con l'atteso processo per la frana di Bondo, un caso che scuote le istituzioni grigionesi a nove anni dal disastro. Spazio poi all'analisi delle tensioni migratorie tra Italia ed Europa e al dibattito politico ticinese sul ruolo del governo di fronte a due casi di cronaca molto delicati.
Nove anni dopo la frana del Pizzo Cengalo che uccise otto escursionisti, il Tribunale regionale Maloja apre il processo per omicidio colposo plurimo. Cinque persone siedono sul banco degli imputati. L'accusa sostiene che i segnali di pericolo fossero evidenti, tra crepe in espansione e decine di piccoli scoscendimenti nei giorni precedenti il disastro. Stefano Guerra ripercorre la cronologia di una tragedia che si poteva evitare se i sentieri fossero stati chiusi in tempo.
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La decisione del governo italiano di sospendere gli accordi di Schengen per isolare la Spagna si trasforma in un contraccolpo diplomatico. Diverse capitali europee rispondono chiedendo a Roma di riaccogliere migliaia di migranti, come previsto dagli accordi di Dublino. La Svizzera guida la lista con una richiesta per oltre tremila persone. Nel commento di Aldo Sofia, l'analisi di una strategia politica che rischia di costare cara a Roma in termini di gestione dei profughi.
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Il Centro critica il silenzio del Consiglio di Stato sulla morte della 52enne di Melide e sul docente delle Medie di Giubiasco arrestato, definendo la posizione del governo incomprensibile. Ps, Plr e Lega frenano gli attacchi e richiamano il principio della separazione dei poteri per evitare speculazioni durante le indagini. Vittoria De Feo riporta le posizioni dei partiti in un clima di crescente tensione istituzionale, dove la politica si divide tra la richiesta di trasparenza e la necessità di prudenza.
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