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Tra regali imbarazzanti e sogni africani sportivi

11 luglio 2026
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Cari lettori,

La giornata di oggi ci porta a riflettere su due mondi apparentemente distanti: le dinamiche di potere della diplomazia internazionale e la passione sportiva che infiamma i campi di calcio.

Nel commento Roberto Scarcella analizza l'incredibile gaffe diplomatica avvenuta al recente summit Nato di Ankara. Erdogan ha deciso di omaggiare i leader mondiali con una pistola calibro .357 Magnum, Made in Turchia, scatenando reazioni che spaziano dall'imbarazzo alla consegna dell'arma alle autorità. Un gesto che, tra dietrologia e analisi psicologica, solleva interrogativi inquietanti sulla mentalità di chi vede ancora la forza bruta come unico linguaggio diplomatico. Per Erdogan – e la sua retrograda, ottusa cerchia – le armi sono simbolo di forza e potere. Che quel regalo veicoli un messaggio sbagliato, aggressivo, gratuitamente violento, non lo capiscono. Non è la pistola da collezione in sé a fare paura, lo è la mentalità di chi la sceglie tra mille possibili alternative.
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Questa notte la Nazionale svizzera intende riscattare quell’ottavo di finale a San Paolo del 2014 contro l'Argentina di Messi. Un match raccontato alla RSI dalla celebre voce di Ceroni, per decenni la voce della Nazionale: ‘Il palo di Blerim? Mi girano ancora le scatole perché avevamo dominato l'Argentina’.
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Il calcio africano ai Mondiali 2026 ha vissuto un'edizione carica di promesse. Fabrizio Gabrielli ci guida in un'analisi profonda di come le Nazionali del continente abbiano sfiorato l'impresa, per poi arrendersi spesso proprio sul filo di lana. Un racconto che va oltre il semplice risultato sportivo, intrecciando storie di riscatto, identità e il peso di una diaspora che sta cambiando gli equilibri del calcio mondiale.
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