
Cari lettori,
L’approfondimento firmato dalla vicedirettrice de ‘laRegione’ Cristina Pinho ci accompagna nell’allarmante crescita dell’estrema destra in Svizzera in vista della controversa “Marcia per la patria e la remigrazione” prevista a Lugano fra una decina di giorni, sempre che il Municipio la autorizzi. Interpellato in merito, Damir Skenderovic – professore ordinario di storia contemporanea all’Università di Friburgo, esperto di destre radicali e populismi lancia un monito e ritiene che il termine “remigrazione” sia apertamente razzista. Lo storico propone una chiave di lettura del fenomeno che risulta poco studiato in Svizzera, malgrado la sua presenza pubblica sia sempre più esplicita e avverte: i promotori della marcia propugnano un’ideologia che mette in discussione i fondamenti stessi della democrazia: pluralismo, diritti umani, diritti delle minoranze.
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Nel commento dedicato alla “Marcia per la patria e la remigrazione” Cristina Pinho, vicedirettrice de ‘laRegione’ mette in evidenza il quadro ideologico attorno al quale si muove l’Active Club Helvetia, uno dei tre gruppi che hanno indetto il 21 febbraio a Lugano la manifestazione: Suprematismo bianco, retorica dell’assedio e della sostituzione etnica. Una prospettiva che “riduce la visione della società a una lotta tra forti e deboli, a un darwinismo sociale esacerbato” e “rivela la cruda ideologia suprematista e razzista che si cela dietro l’evento”. Mentre il Municipio di Lugano sta valutando se concedere l’autorizzazione al corteo, la questione si fa spinosa: consentire la marcia significa aprire le porte a “fantasmi della storia”, che minacciano i valori fondamentali della dignità e dei diritti umani.
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La prevenzione degli abusi sessuali a scuola è una priorità assoluta per la scuola. Lo dichiara Marina Carobbio, direttrice del Dipartimento educazione, cultura e sport (Decs) nell’intervista rilasciata a Jacopo Scarinci. La direttrice illustra le numerose iniziative già in atto, dalle direttive sui comportamenti inadeguati all’educazione affettiva e sessuale nei piani di studio. Ma la scuola da sola non basta: serve una “forte convergenza” di tutta la società per contrastare modelli di prevaricazione e violenza, specialmente in un’epoca dominata dai social media. Una convergenza necessaria affinché si realizzino “contesti educativi e sociali in cui bambine e bambini, ragazze e ragazzi, crescano sapendo che il rispetto è un valore non negoziabile e che la tutela dell’integrità personale e della dignità umana viene prima di tutto”.
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