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25.06.2016 - 01:000
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:15

In vacanza dal nonno

di Jennifer Duggan, The Irish Times, Irlanda

L’economia della condivisione è indirizzata ai giovani, ma cosa succede se si cerca di coinvolgere le persone anziane?

L’idea del ‘FreeBird Club’ viene a Peter Mangan quando inizia ad affittare la sua casa di Kerry su Airbnb. Mangan cercava solo di arrotondare le entrate, ma a trarre maggiore beneficio dalla sua iniziativa è suo padre, un veterinario in pensione che si prende cura della proprietà mentre lui lavora a Dublino. «Stava entrando nei suoi settant’anni d’età e non c’era dubbio che stesse soffrendo per la fine della vita lavorativa e per il fatto di essere vedovo», racconta Mangan. L’opportunità di incontrare e salutare ospiti che soggiornavano in casa sua gli ha dato nuovi stimoli di vita. «C’erano alcune coppie di anziani che venivano e volevano uscire, motivandolo a trascorrere qualche serata al pub locale. Oppure veniva invitato fuori per cena, o a giocare a golf. Talvolta era lui a portare gli ospiti a fare qualche giro turistico nelle vicinanze».

Nasce così il ‘FreeBird Club’. «Pensavo che ci fosse qualcosa che Airbnb toccava solo superficialmente», prosegue Mangan. «Se si mette la cosa dal punto di vista sociale, e si fa in modo di far incontrare, si possono affrontare alcuni dei problemi delle persone anziane». Solitudine e isolamento sono un enorme problema per gli anziani, soprattutto dopo la morte di un coniuge. «È un vero flagello, un problema reale della società. Per questo ho pensato che l’economia della condivisione potesse rappresentare una soluzione».

A differenza di Airbnb, il sito che permette di proporre alloggio in casa propria, il ‘FreeBird Club’ richiede che la persona ospitante sia presente: non si può semplicemente affittare una casa vuota, ma l’interazione sociale è importante quanto il fatto di offrire un alloggio.

Le preoccupazioni relative alla sicurezza si sono rivelate un altro importante fattore per le persone con cui Mangan si è consultato prima di concretizzare l’idea del club. «Con Airbnb si ha la percezione che possa piombarti in casa chiunque e può venire a mancare la fiducia. Se invece si tratta di un club vero e proprio, che prevede il pagamento di una quota associativa, la fiducia è maggiore».

Bethia Tooth è stata una delle prime ospiti a prendere parte a un progetto pilota; ha viaggiato da casa sua, in Inghilterra, fino a Kerry. È stato il suo primo viaggio in Irlanda. «Non è solo un bed and breakfast – ricorda – ed è per questo che mi sono entusiasmata così tanto per il club. È stato come se un’amica mi presentasse a una delle sue amiche. Ho raccontato loro della mia famiglia, e loro mi hanno raccontato della propria, chiacchierando come vecchie comari».

Per chi ospita, vi è anche un beneficio sociale, dal momento che molti nuclei famigliari sono “empty nesters”, nidi vuoti. Mary e Barry Fairtclough concedendo in affitto una stanza nella loro casa di Kilorglin. Hanno avuto due ospiti separati e ritengono che sia stata una «grande esperienza». «Tutti i nostri figli sono partiti all’estero, noi siamo in pensione. Abitiamo in un posto bellissimo e abbiamo pensato che sarebbe stato emozionante condividerlo con altri», rileva la signora Fairtclough. Sullo stesso modello di Airbnb, il ‘FreeBird Club’ consente all’ospitante di addebitare all’ospitato una certa cifra per la permanenza. Non vi sono prezzi prefissati, e si è liberi di decidere quanto far pagare: di solito l’ammontare è simile a quanto si pagherebbe in un bed and breakfast locale. Questa soluzione permette ai pensionati di avere un reddito aggiuntivo. «Molti fanno fatica a vivere con le loro pensioni inadeguate, e questo è un modo per monetizzare l’unico bene che è loro rimasto: una casa con il mutuo ormai estinto», sottolinea Mangan.

«È un’impresa sociale dei tempi moderni: un business a scopo di lucro».Eppure, aggiunge, l’ethos dell’impatto sociale «è al cuore di ciò che stiamo cercando di fare».

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