21.09.2022 - 15:55
Aggiornamento: 16:41

Scopre su Facebook di essere stata scambiata nella culla

La vicenda è venuta alla luce in Puglia dopo una milionaria richiesta di risarcimento da parte di due donne che nel 1989 furono protagoniste di un errore

Ansa, a cura di Red.Web
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Bebè

Due bambine scambiate in culla nel 1989. Poi dieci anni fa la scoperta, guardando delle foto su Facebook e notando una somiglianza incredibile tra due donne che non avevano alcun legame di parentela. Quindi, l’esame del Dna che conferma i sospetti: Antonella e Loreta non erano state consegnate alle loro mamme biologiche, ma scambiate in culla nella nursery dell’ospedale.

Poggia su questi elementi la sentenza del Tribunale civile di Trani, comune di circa 55mila abitanti in Puglia, che ha riconosciuto un risarcimento dei danni di circa un milione di euro a una donna di 33 anni e alla sua vera famiglia (madre, padre e fratello), a cui per 23 anni sono stati negati gli affetti familiari a causa dello scambio delle due bébè.

A pagare – hanno stabilito i giudici – dovrà essere la Regione Puglia, mentre nei confronti delle Aziende sanitarie locali, citate in giudizio, è stato escluso qualsiasi coinvolgimento perché, all’epoca dei fatti, l’ospedale dipendeva appunto dalla Regione. La vicenda incredibile è quella di Caterina (che credeva di aver partorito Lorena, invece era la mamma di Antonella) che ora dovrà essere risarcita con 215mila euro, stessa somma per suo marito, mentre 81mila euro andranno all’altro figlio, "per non aver potuto vivere compiutamente la relazione parentale".

Ad Antonella, invece, la Regione pagherà circa mezzo milione, risarcimento molto più basso dei 3 milioni chiesti dalla donna. Antonella è cresciuta in una famiglia indigente e ha avuto una vita tristissima: il padre la maltrattava, l’ha fatta finire in un istituto e poi, con la moglie, ha deciso di darla in adozione. Lorena, invece, ha avuto una vita fatta di contrasti con i genitori, ma la sua situazione non è minimamente paragonabile alla sofferenza patita da Antonella.

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