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L’arvicola rossastra è molto comune in Europa
06.06.2022 - 11:30
Aggiornamento: 16:18
Ats, a cura de laRegione

Fra i roditori svedesi circola un nuovo coronavirus: il Grimsö

La scoperta è stata fatta nelle popolazioni di arvicole rossastre e riferita da uno studio pubblicato sulla rivista Viruses

In Svezia è stato scoperto un nuovo coronavirus diffuso tra una specie di roditori molto comune in tutta Europa, le arvicole rossastre. Chiamato virus di Grimsö, dal nome della località a ovest di Stoccolma nella quale è stato trovato, non si conosce ancora l’eventuale pericolosità per gli esseri umani, ma i ricercatori guidati dall’Università svedese di Uppsala invitano a rafforzare la sorveglianza dei virus portati dalla fauna selvatica, in particolare da quegli animali che vivono più a stretto contatto con l’uomo. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Viruses.

È trasmissibile all’essere umano?

Le arvicole sono tra i roditori più comuni in Europa e i loro percorsi si incrociano spesso con quelli della nostra specie. Inoltre, sono noti portatori del virus Puumala, che causa una febbre emorragica nota come nefropatia epidemica negli esseri umani. Quando cercano rifugio da condizioni meteorologiche avverse, le arvicole spesso lo trovano negli edifici costruiti dall’uomo, cosa che potrebbe aumentare il rischio di contatti ravvicinati e dell’eventuale trasmissione di malattie da questi animali agli esseri umani.

I ricercatori guidati da Anishia Wasberg, tra il 2015 e il 2017 hanno esaminato 450 arvicole rossastre provenienti dalla località di Grimsö, facendo anche test per i coronavirus: il 3,4% del campione ospitava un nuovo Betacoronavirus, tipologia alla quale appartiene anche il Sars-CoV-2 e che circola sia nei roditori sia nei pipistrelli.

Nel corso dei tre anni, inoltre, gli autori dello studio hanno scoperto diversi ceppi virali del virus di Grimsö e altri coronavirus strettamente correlati sono stati trovati tra le arvicole di altre zone d’Europa, come Francia, Germania e Polonia. Ciò suggerisce che questi roditori possano essere serbatoi naturali del virus.

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