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21.11.2021 - 15:26
Aggiornamento: 16:13
Ats, a cura de laRegione

All’asta il quaderno coi calcoli sbagliati di Einstein

Il valore stimato del manoscritto autografo del fisico più celebre? Tre milioni di euro. Sarà messo all’asta a Parigi il prossimo martedì 23 novembre

Un manoscritto autografo di 54 pagine scritto dal fisico tedesco Albert Einstein e dall’ingegnere svizzero di origine italiana Michele Besso tra il giugno 1913 e l’inizio del 1914, con una serie di calcoli matematici che si sarebbero rivelati sbagliati, sarà messo all’asta da Christie’s e Aguttes a Parigi martedì 23 novembre.

Il documento testimonia una tappa cruciale nello sviluppo della teoria della relatività generale, che ha rimodellato la comprensione moderna del funzionamento dell’universo. Come tale, è senza dubbio il manoscritto di Einstein, premio Nobel per la fisica 1921, più prezioso mai offerto in una vendita pubblica, stimato 2-3 milioni di euro.

Gli autografi di Einstein prima del 1919 sono estremamente rari da reperire sul mercato antiquario. Essendo uno dei due soli manoscritti sopravvissuti che documentano la genesi della teoria generale (insieme al cosiddetto Taccuino di Zurigo della fine del 1912/inizio del 1913 – ora nell’Archivio Einstein all’Università Ebraica di Gerusalemme), l’autografo che andrà all’asta fornisce una visione notevole del lavoro di Einstein e un affascinante tuffo nella mente del più grande scienziato del XX secolo.

Il manoscritto è anche una registrazione particolarmente preziosa del rapporto di Einstein con Besso, che fu suo collaboratore, confidente e amico per tutta la vita. Già nel 1912 Einstein stava lavorando alla generalizzazione della sua teoria della relatività speciale, pubblicata nel 1905. Una prima bozza, che privilegiava una metodologia basata sui principi della fisica piuttosto che della matematica, fu pubblicata lo stesso anno. Restava da mettere alla prova questa teoria, e fu allora che Michele Besso entrò in scena, raggiungendo Einstein a Zurigo all’inizio del 1913.

I due amici affrontarono uno dei problemi con cui la comunità scientifica stava lottando da decenni: l’anomalia dell’orbita del pianeta Mercurio. Il perielio di Mercurio, il punto della sua orbita più vicino al Sole, si sposta lentamente nel tempo a causa degli effetti di altri corpi del sistema solare. Esiste una discrepanza infinitesimale tra le equazioni di Newton e ciò che è stato osservato, ma nessuno è stato in grado di fornire una spiegazione inconfutabile. Per Einstein e Besso, se le loro equazioni dessero il risultato dello spostamento osservato, la teoria sarebbe provata.

I calcoli del manoscritto di Einstein-Besso furono però vanificati da una serie di errori inosservati, e più tardi, nel 1913, Einstein mise da parte questo approccio alla relatività generale per preoccuparsi della sua coerenza teorica. Besso lasciò Zurigo, portando con sé il documento. È grazie a lui che il manoscritto è, quasi miracolosamente, giunto fino a noi: Einstein probabilmente non si sarebbe preoccupato di conservare quello che vedeva come un documento di lavoro.

Nel settembre 1915, Einstein tornò al suo approccio precedente, e finalmente stabilì le equazioni di campo valide per la sua nuova teoria. Le perfezionò e le pubblicò in una leggendaria serie di quattro articoli nel novembre 1915, nel terzo dei quali dimostrò che la sua nuova teoria poteva effettivamente spiegare il perielio anomalo di Mercurio, mantenendo così la promessa del manoscritto Einstein-Besso di due anni prima. La comprensione umana del funzionamento dell’universo era stata cambiata per sempre.

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