È una scelta di compromesso, che però restituisce un’auto (e un motore) con meno filtri e più carattere

Guidare oggi un’auto sportiva con cambio manuale non è più la norma, bensì una decisione consapevole. È da qui che vale la pena partire per comprendere davvero la BMW M2, perché al di là dei numeri e delle schede tecniche, la presenza dei tre pedali e di una leva del cambio da azionare manualmente riesce a definirne il carattere meglio di qualsiasi altro elemento.
Il recente aggiornamento della M2 ha portato in dote 20 CV e 50 Nm supplementari, mantenendo invariata una ricetta ormai rara: sei cilindri in linea, trazione posteriore e la possibilità di scegliere tra cambio automatico a otto rapporti e manuale a sei marce. Quest’ultimo, montato sull’esemplare in prova, non rappresenta tanto un’alternativa economica o nostalgica, quanto un diverso modo di vivere il motore e la vettura nel suo insieme.
Nel caso della M2, il cambio manuale permette di leggere e comprendere meglio le caratteristiche del propulsore. Per esempio, sotto i 2’500 giri/min la spinta delle due turbine è pressoché insignificante, ed è proprio in questa fase che si apprezza la proverbiale corposità del sei cilindri in linea, capace di muovere la M2 con naturalezza sfruttando l’elasticità più che la sovralimentazione, accompagnato da una sonorità già presente ma mai invadente. Una dinamica che richiama da vicino le BMW M di una ventina d’anni fa.
Poi, una volta che le due turbine iniziano a prendere vita, il cambio manuale è capace di mettere in risalto la doppia anima del motore “S58” come nessun altro automatico era mai riuscito a fare. Fino ai 4’000 giri/min la spinta è infatti vigorosa ma progressiva, mentre una volta superata questa soglia cambia registro in modo netto: la risposta diventa più energica, il carattere si fa deciso e l’allungo prende vigore fino a raggiungere il limitatore posto poco oltre i 7’000 giri, accompagnato da una sonorità più intensa e appagante. Così facendo, il cambio manuale impone di scegliere quando e come sfruttare ciascuna fase dell’erogazione, cosa che con il cambio automatico si è chiamati a fare in misura ben minore, a causa dell’appiattimento della stessa erogazione.
Ovviamente, optare per il cambio manuale richiede che il conducente accetti anche alcuni compromessi. Oltre a essere più affaticante nell’uso urbano, va detto che la manovrabilità della leva non è impeccabile, con innesti che potrebbero essere più definiti, e lungo i percorsi guidati capita di trovarsi senza il rapporto ideale: a volte la seconda risulta troppo corta e la terza troppo lunga – una situazione di cui ci eravamo quasi dimenticati e che, con l’automatico, forte di due marce in più, tende a non presentarsi –. In autostrada, tuttavia, la sesta mantiene un buon equilibrio tra regime, comfort acustico e consumi, consentendo percorrenze medie intorno ai 10 l/100 km.
Ma, indipendentemente dalla tipologia di trasmissione scelta, affrontando la guida più impegnata, la M2 conferma una solidità dinamica di alto livello. Condivide la base tecnica con M3 e M4, ma grazie alle dimensioni leggermente più compatte – 4,58 metri di lunghezza – risulta più agile nei tratti più articolati, pur senza trasmettere, purtroppo, una sensazione di massa sensibilmente inferiore rispetto alla M4. Lo sterzo è preciso e coerente, anche se non particolarmente ricco di feedback, mentre l’assetto mostra il suo vero valore quando il ritmo aumenta: alle andature normali può sembrare rigido, ma in velocità riesce ad assorbire con efficacia anche sconnessioni improvvise, mantenendo la vettura composta e ben ancorata all’asfalto. Il comportamento resta sempre leggibile, anche con i controlli elettronici disattivati. La M2 può essere condotta in modo pulito oppure sfruttata per innescare sovrasterzi rapidi e controllabili, con reazioni progressive e prevedibili, merito anche delle Michelin Pilot Sport 4S sviluppate specificamente. Anche nelle situazioni di guida più intense, la M2 resta un modello capace di guardare negli occhi una M4, senza timori o complessi d’inferiorità, e questo è sicuramente un grande merito.
L’abitacolo completa il quadro con una posizione di guida ben integrata, sedili anteriori efficaci nel contenimento laterale e un ambiente moderno, dominato da grandi schermi per strumentazione e infotainment.
Ma, tirate le somme, ci si poteva aspettare qualcosa in più? Visti i tempi che corrono, scegliere il cambio manuale è una decisione sicuramente distintiva, che non sarebbe stato un peccato premiare con una – anche discreta – caratterizzazione estetica aggiuntiva. Così da capire, nel caso in cui la si incontrasse per strada, se si tratta di una M2 un po’ più speciale delle altre.
| Modello | BMW M2 Coupé |
| Motore | 6 cilindri in linea, benzina bi-turbo, 3 litri |
| Potenza, coppia | 480 cv, 550 Nm |
| Trazione | Posteriore |
| Cambio | Manuale a sei rapporti |
| Massa a vuoto | 1’780 kg |
| 0-100 km/h | 4,2 secondi |
| Velocità massima | 250 km/h (280 km/h con M Driver’s Package) |
| Consumo medio | 10,2-10,0 l/100 km (omologato) |
| Prezzo | 95’940 Chf |