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18.10.2021 - 05:30
Aggiornamento : 10:31

La differenza tra sindacati forti e quelli supini

La polemica sul patrimonio di Unia nasconde in realtà il desiderio recondito di qualcuno di annichilire le ambizioni dei lavoratori

In caso di una vertenza con il datore di lavoro o di rinnovo del contratto collettivo, da chi vorreste farvi rappresentare? Da un sindacato ‘francescano’ e supino agli imprenditori o da un sindacato finanziariamente forte, politicamente coerente e con un patrimonio solido frutto di una gestione oculata pluridecennale delle quote dei propri associati? La domanda è retorica. Nessuno darebbe mandato a un avvocato – mettiamola così – povero in canna e noto per accordarsi al ribasso con la controparte. Eppure per molte anime belle di questo cantone dovrebbe essere proprio il contrario. Non è concepibile che un sindacato come Unia, dichiaratamente di sinistra e quindi di default anticapitalista, sia anche ricco. Una situazione che manda in confusione chi sa di essere in malafede. Si dimentica volutamente che i contratti collettivi di lavoro sono frutto di negoziati tra forze contrapposte. Se uno dei due in campo è debole, gli accordi sono solo a favore del più forte che non è il lavoratore. O forse è quello che in realtà si auspica: docili sindacalisti portati a manina da chi vede nei lavoratori fastidiosa zavorra da pagare il meno possibile.

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