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Nell’ultimo decennio i premi hanno registrato un incremento medio del 2,4% annuo (Keystone)
L'analisi
 
29.09.2021 - 05:300

Casse malati, meglio un pareggio che l’ennesima botta

Il minimo ribasso dei premi non è casuale, ma causale: c’entrano la pandemia e la riduzione volontaria delle riserve. Il problema di fondo però permane

L’anno scorso avevamo preso un ceffone in piena faccia. Nel bel mezzo dell’emergenza pandemica, da Berna era stato annunciato per il Ticino l’aumento dei premi di cassa malati più marcato di tutta la Svizzera (+2,1%). Un aumento che il direttore del Dss Raffaele De Rosa non aveva esitato a definire “ingiusto e ingiustificato”. Dodici mesi dopo, la prudenza era dunque d’obbligo alla vigilia del consueto appuntamento autunnale con le autorità sanitarie federali.

Ci si poteva aspettare l’ennesima botta, invece i dati forniti ieri dal consigliere federale Alain Berset hanno evidenziato una diminuzione media dei premi assicurativi di cassa malati dello 0,2% a livello nazionale, dello 0,1% in Ticino. Un ribasso che non si vedeva dal 2008 in Svizzera (dal 2012 in Ticino), con i premi che nell’ultimo decennio hanno registrato un incremento medio del 2,4%.

Come fare a non essere, almeno in parte, soddisfatti dalla notizia? Forse soddisfatti è troppo, diciamo sollevati. Praticamente un pareggio che vale quasi una vittoria, a guardare il bicchiere mezzo pieno. Soprattutto se si tiene conto che questa è una partita che si gioca contro una delle corporazioni più potenti della Confederazione.

Pure sollevato, ma piuttosto cauto, il consigliere di Stato De Rosa ha definito la diminuzione dei premi “un timido passo nella giusta direzione”, che se non altro ha il merito di dare “un po’ di tregua in un momento di incertezza e di difficoltà per molti cittadini”.

In ogni caso il minimo ribasso non è casuale, ma causale: c’entrano la pandemia, che ha contenuto il ricorso alle cure, e la decisione di certe assicurazioni di attingere alle loro enormi riserve. Riserve che rimangono tuttavia altissime, oggi intorno ai 12,4 miliardi di franchi, e che quest’anno sono state, appunto, ridotte volontariamente da alcuni assicuratori. Ma la volontà spesso non basta: era per questo che una delle tre iniziative cantonali mirava all’introduzione dell’obbligo di riduzione delle riserve in eccesso. Ma l’iniziativa è stata bocciata lo scorso giugno al Consiglio degli Stati.

Il problema di fondo quindi permane. Un problema aggravato tra l’altro dalla mancanza di trasparenza: anche quest’anno l’Ufsp ha fornito soltanto dei dati parziali, mentre nessuna informazione è giunta ai Cantoni da parte degli assicuratori. “Un sistema opaco che non permette di correggere le storture”, ha stigmatizzato ieri il capo del Dss.

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