la-guerra-al-virus-e-il-ruolo-dello-stato
Vaccini finiti in una farmacia canadese (Keystone)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
LA TRAVE NELL’OCCHIO
3 ore

Ora sono pronto a vedere in manette Papa Francesco

La condanna di Mimmo Lucano è solo l’ultimo esempio di una giustizia sorda alla necessità di disubbidire, quando le leggi violano i diritti naturali
Commento
6 ore

Il San Gottardo senza i social

Vent’anni dopo la tragedia del 24 ottobre, che causò undici morti, una riflessione sui tempi della cronaca
Commento
2 gior

Un tonno da 475 milioni di dollari per Credit Suisse

Altra tegola sulla reputazione della banca, dopo il crack miliardario della Greensill Capital della scorsa primavera
Commento
3 gior

È giunta l’ora delle aggregazioni

Nel Basso Mendrisiotto sei Comuni si sono seduti allo stesso tavolo per parlarne. L’ultima volta, nel 2007, non era andata bene
Commento
4 gior

Quelli col poster di Ronald Reagan

L’iniziativa per contenere la spesa pubblica è l’ennesimo proclama di chi ancora crede a ricette obsolete, screditate quasi ovunque
L’OSPITE
4 gior

Per un salario certificato

Accettato in votazione popolare nel 2015, il salario minimo continua a tormentare l’opinione pubblica, i partiti, gli attori economici
Commento
5 gior

Si fa le valigie per lavorare pagati dignitosamente

Ad andarsene sono i giovani, quelli che fonderanno altrove start-up. È tempo d’investire per tenerli in Ticino
Commento
6 gior

Salvini e gli effetti del mojito a lungo termine

Batosta elettorale per il leader della Lega, a cui non viene perdonato più nulla. Eppure fino all’estate del 2019 sembrava inarrestabile
il commento
1 sett

Il vistoso fascismo che non esiste

Al posto di abolirli tutti, come chiedono sinistra e sindacati italiani, si potrebbe cominciare con quello che occupa i palchi dei “no vax no pass”
L'analisi
 
07.04.2021 - 05:300

La guerra al virus e il ruolo dello Stato

Ora che si intravede la fine della pandemia riprende il dibattito tra il difficile equilibro tra pubblico e privato

Stiamo già assistendo, mentre la crisi sanitaria è ancora aperta, a un assaggio del dibattito ideologico-politico-economico che si preannuncia inevitabile nell’attesissimo e liberatorio dopo-Covid. Il confronto, cioè, sul futuro ruolo dello Stato. Quantomeno in quelle che vengono definite “le società avanzate” del modello capitalista, quindi economicamente più sviluppate. L’organizzazione “no profit” Oxfam (dicembre 2020, rapporto “Shelter from the storm”, rifugio dalla tempesta) ha calcolato che l’83% della spesa pubblica complessiva per fronteggiare la crisi è stata investita dai paesi più ricchi (meno numerosi e meno popolosi), mentre le nazioni povere hanno potuto contare sullo 0,4% di aiuti statali, lasciando senza un centesimo in più oltre 2,7 miliardi di persone.

Lo sforzo nel “primo mondo”, quello più sviluppato, è stato (e probabilmente rimarrà) enorme. Impossibile, per ora, dire quanti miliardi sono stati complessivamente messi sul tavolo. Tanti. Una montagna. In uno sforzo che non ha precedenti. La domanda è dunque se un cambiamento di parametro rispetto al passato vi sarà anche una volta usciti da questo dramma mondiale. O se invece, a breve o medio termine, torneranno a imporsi le voci, le narrazioni, le logiche e le sirene del “meno Stato”, riuscendo a rendere puramente transitoria la cosiddetta e indispensabile “rivincita dello Stato”. Anche il solo esempio dei vaccini è esemplare di questo confronto ancora aperto, e incerto. Chi è il protagonista principale delle scoperte immunitarie a cui è affidata la nostra sorte futura?

Boris Johnson ha attribuito il successo della campagna vaccinale al “capitalismo”, al libero mercato, e non è l’unico a pensarla così. L’economista Mariana Mazzucato, dello University College di Londra, dove dirige l’“Institute for innovation and public purpose”, ci ricorda invece che nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione dei vaccini è stata riversata una quantità mai vista di denaro pubblico, dunque soldi dei cittadini: “Si stima che i sei candidati principali (alla produzione del siero) abbiano ricevuto dai governi circa 10 miliardi di dollari, oltre agli ‘impegni anticipati di mercato’ (in sostanza i pre-acquisti)”. I fondi pubblici, sottolinea ancora la Mazzucato, riprendendo le conclusioni dell’“Industrial Strategy Council” britannico – “hanno spesso una natura imprenditoriale, investono nelle iniziali e più rischiose fasi dell’innovazione sanitaria, prima che esista un mercato”; anche grazie a ciò le aziende sono riuscite a sviluppare un vaccino per il Covid-19 in tempi record. Difficile negarlo, senza nulla togliere al superbo successo della scienza.

Ma per ristabilire fra leva pubblica e imprenditoria privata un rapporto meno sfacciatamente favorevole a quest’ultima, ci vorrebbero leadership politiche più convinte del bene pubblico. E più determinate. Non come quelle che si sono fatte imporre quasi tutto dalle società farmaceutiche: prezzi, tempi di distribuzione, persino la segretezza dei contratti. Dopo aver beneficiato della risolutiva mano pubblica, e non certo della “mano del mercato”.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved