IL COMMENTO

Il pallone non si macchia, la mano di Lionel sì

Mentre decine di bambini muoiono sotto le bombe, Messi non dovrebbe sorridere compiacente di fronte all'uomo che sta trascinando il mondo verso il baratro

In sintesi:
  • ‘Non è una questione di idee o di visioni politiche, è una questione di umanità’
  • Cosa avrebbe dovuto o potuto fare Messi, si chiedono in molti
  • L’argentino non è il primo né sarà l’ultimo grande campione che si presta a una messa in scena tesa a legittimare il tiranno di turno
‘Ci sono mani che non si stringono’
(Keystone)
12 marzo 2026
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Di tutto ciò che è stato detto e scritto negli ultimi giorni a proposito della stretta di mano tra Donald Trump e Lionel Messi, avvenuta settimana scorsa durante la visita di cortesia dell’Inter Miami alla Casa Bianca in quanto campione in carica della Mls, risuonano ancora le parole amareggiate del giornalista Fernando Borroni: “Ci sono mani che non si stringono. Non è una questione di idee o di visioni politiche, è una questione di umanità. Ci sono mani che, quando le stringi, ti lasciano delle crepe difficili da rimarginare. Ci sono mani che si tendono per moltiplicare la vita e ci sono mani che si irrigidiscono per uccidere. Quelle no, Lionel… Quelle no. Tu no. Perché ti guardano i ragazzi con lo sguardo tenero e ingenuo dell’infanzia: per loro tutto ciò che fai è ciò che loro desiderano fare. Quelle mani no, Lionel. Perché per colpa loro il mondo è in guerra, uccidendo migliaia di bambini e bambine che senza dubbio, in qualche momento, avranno indossato la tua maglia”. Un dolore sincero, quello di Borroni, che è quello che provano tante persone (compreso il sottoscritto).

Cosa avrebbe dovuto o potuto fare Messi, si chiedono in molti, in qualche modo tentando di giustificare la partecipazione del capitano dell’Inter Miami e della Nazionale argentina alla cerimonia andata in scena a Washington. La risposta, invece, per chi da sempre ritiene il calcio una forma di espressione sì sportiva, ma soprattutto sociologica, spesso anche di rivalsa, andrebbe in un’altra direzione: da Messi era lecito aspettarsi qualsiasi cosa tranne quel sorriso compiacente. In particolare in questo preciso istante, in cui Trump – personaggio nefasto e fortemente disturbato che ha addirittura preannunciato, mesi fa, di non voler più “pensare alla pace” dopo la mancata attribuzione del premio Nobel – sta conducendo un attacco criminale contro l’Iran, in quella che rappresenta una crassa violazione del diritto internazionale, con decine di bambine e bambini morti sotto le bombe israelo-americane. Quei bambini che mentre giocano, o meglio mentre giocavano sulle strade di Teheran, o in quelle di Gaza, indossando la maglia di Messi, sognavano soltanto di diventare un giorno come lui, o almeno di incontrarlo, di vederlo da vicino e di abbracciarlo. Di stringergli la mano…

È chiaro: l’argentino non è il primo né sarà l’ultimo grande campione che si presta, per un motivo o per l’altro, a una messa in scena tesa a legittimare la figura del tiranno di turno. Ma mai nessuno come Messi ha goduto di una popolarità così trasversale, di quell’affetto incondizionato privo o quasi di ogni controversia (c’è la storia del ‘bisht’ indossato a Qatar 2022, ma non è la stessa cosa), visto che lui, finora, bene o male era riuscito a tenersi piuttosto lontano da questo genere di strumentalizzazioni. Finora, appunto. Ma Messi è così, dicono altri. Un grande giocatore, padre di famiglia, bravo ragazzo, non un “animale politico”. A maggior ragione, allora, ci si può chiedere cosa ci facesse un tipo come lui a stringere, sorridente, la mano dell’uomo che sta trascinando il mondo verso un baratro dal quale nessuno sa come si farà a uscire, semmai sarà possibile.

In un discorso indimenticabile, il giorno della sua partita di addio nella Bombonera, Diego Armando Maradona – non proprio un esempio su vari fronti – ha coniato una delle sue frasi più celebri: “Io ho sbagliato e ho pagato, ma il pallone non si macchia”. Il pallone no, certo. Ma per dirla ancora con Borroni: “È un peccato, Messi. L’abilità dei tuoi piedi non basta per curare l’insensibilità della tua mano”.