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A metà tra sogno e incubo: una sorta di retrospettiva

Le immagini del 2023 si susseguono senza un ordine apparente, nitide, piene di significato. E poi c’è l’auspicio di un 2024 di pace, salute e prosperità

In sintesi:
  • La prima immagine dell’anno appena concluso è quella di un uomo che corre
  • Poi il sogno diventa l’incubo di un’altra guerra
  • Ma un sogno può anche essere una manifestazione di qualcosa di ambito
Si parte dall’individuo sognante e poi ci si collega al resto
(Depositphotos)
2 gennaio 2024
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C’è un poeta cubano che sogna serpenti. E c’è chi invece sogna pinguini, come il sottoscritto. Ogni sogno ha un suo significato, affermano gli esperti. Possono essere serpenti, pinguini, amici, formiche, luoghi: simboli. L’idea qui però è rimanere sul piano del sogno come elaborazione di un vissuto. Anche una retrospettiva può dunque essere affrontata come una sorta di sogno, o forse come quello stato intermedio del dormiveglia, in cui le immagini si susseguono senza un ordine apparente, nitide, piene di significato. Una retrospettiva che parte prima di tutto dall’individuo sognante, per poi andare a collegarsi con ciò che lo circonda.

La prima immagine dell’anno appena concluso è quella di un uomo che corre, un po’ come faceva Lola. Non si capisce se e quando si fermerà: lui corre avanti e indietro da un continente all’altro, cerca di stare il più vicino possibile a quell’altro uomo che se ne sta andando laggiù, dove è estate quando qui è inverno. La fine della stagione invernale in Svizzera sarà anche la fine della stagione della seconda grande banca elvetica. Tutti increduli a guardare come in pochi giorni scompare un’istituzione centenaria, un’icona del nostro Paese, travolta dalle sue contraddizioni: la ricerca sfrenata del profitto che si tramuta in fallimento. Credit Suisse viene assorbita da Ubs e il 2023 va avanti. Anche il sogno. Qui a un certo punto l’uomo che corre ha in mano una busta, la deposita nell’urna. La televisione dice che in Ticino una donna è stata eletta in governo. Il trascorso dei mesi e del sogno diranno che la sua nomina, nonostante certe aspettative, non è stata determinante. Non finora, almeno.

Fa caldo e il nostro uomo corre di nuovo verso l’inverno dell’altro emisfero. Arriva giusto in tempo per sentire l’ultimo ruggito del leone stanco, per abbracciarlo e seppellirlo. E poi riparte. La sua corsa lo riporta nei mesi estivi. Ora cammina accanto a una ragazza che tira su le maniche del maglione e gli fa vedere dei segni sulle sue braccia. Sono dei tagli che fanno tanto male: alla ragazza, all’uomo che ha fermato la sua corsa e piange e all’intera società che sa di essere confrontata con un grosso problema: il disagio giovanile.

Nel frattempo la grandinata: grandine come non mai nel Locarnese. Sassi di ghiaccio enormi che provocano danni ingenti, anche al cuore di una madre che vedrà come le vengono strappati i suoi tesori più preziosi. E quell’uomo che continua a correre, ora accanto alle due donne che ama: la ragazza dalle braccia ferite e la madre dal cuore indebolito.

Ora il sogno diventa l’incubo di un’altra guerra in Medio Oriente. E di nuovo una busta, un’altra urna, vincitori e vinti. Ma la sostanza non cambia: le elezioni federali non incidono un granché sull’equilibrio politico della Confederazione. Nel mentre il Ticino rischia di perdere il suo equilibrio, tra una manovra (indecente) e una riforma fiscale (altrettanto indegna) che scuotono gli ultimi istanti del sogno, o del 2023 se preferite.

Ma un sogno può anche essere una manifestazione di qualcosa di ambito. Usciamo quindi dalla retrospettiva, che ci ha permesso di capire quanto la realtà possa essere lontana da ciò che desideriamo. Entriamo nella prospettiva e continuiamo a sognare: per tutte le donne e per tutti gli uomini che corrono, per il Ticino, per la Svizzera e per il mondo intero un 2024 di pace, salute e prosperità. Buon anno.

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