ULTIME NOTIZIE Opinioni
IL COMMENTO
9 ore

Da Guzmán a Messina Denaro

Affinità e (soprattutto) divergenze tra gli arresti dei due supercriminali.
il commento
1 gior

Tornato Netanyahu, tornate le stragi

Dietro l’escalation di violenza tra israeliani e palestinesi non si può non vedere l’ombra di ‘Bibi’, appena tornato al potere
La formica rossa
3 gior

‘Guerra bbbrutto’

"Esigere la pace" è la presunta soluzione al conflitto in Ucraina di chi si oppone alla consegna dei carri armati a Kiev
IL COMMENTO
3 gior

Soldi finti, pirati veri

Riflessioni sulle dinamiche che, negli ultimi anni, hanno portato al fallimento della squadra rossoblù
IL COMMENTO
4 gior

Lugano sorride alla cultura alternativa. L’ora della svolta?

Diversi segnali positivi, a partire dalla Straordinaria ma non solo, fanno ben sperare nel 2023. La strada è in salita, ci vogliono pazienza e volontà
il commento
5 gior

Carri armati a mezzanotte

La Germania sblocca la fornitura di Leopard, che aiuterà l’Ucraina, ma indispettisce il Cremlino
IL COMMENTO
5 gior

Le parole della politica (sono importanti)

La sfiducia del Consiglio comunale di Mendrisio nei confronti dei vertici del dicastero Aziende ha portato all’esonero del municipale responsabile
IL COMMENTO
6 gior

La mondina, il carbonaio e la pomata miracolosa

L’ultimo rapporto Ustat conferma il divario del 20% tra salari ticinesi e d’Oltralpe
il commento
1 sett

Jacinda & Jacinta contro il leader testosteronico

Le dimissioni gentili di Jacinda Ardern, un anno dopo l’addio precoce al tennis di Ashleigh Jacinta Barty, sono la risposta al mito dell’infaticabilità
IL COMMENTO
1 sett

Psicoterapia e LaMal, il cerchiobottismo e l’occasione mancata

Le nuove norme sull’assunzione dei costi della psicoterapia sono un passo avanti, ma troppi paletti ne smorzano la portata a detrimento dei pazienti
IL COMMENTO
1 sett

Neutralità tra coerenza e opportunismo

Tra neutralità e indifferenza, così come tra equidistanza e codardia, tra coerenza e camaleontismo il confine è labile
Il commento
laR
 
24.10.2022 - 05:15
Aggiornamento: 16:21

Missa est (ci vuole del coraggio a chiedere perdóno)

Il vescovo Lazzeri se ne va mettendo a nudo la sua umanità. Avrà pur avuto i suoi difetti, ma un addio così non si vede tanto spesso

missa-est-ci-vuole-del-coraggio-a-chiedere-perdono
(Ti-Press)
In questo articolo si parla di:
  • Ieri l'ultima messa da vescovo
  • Il suo congedo è una confessione agostiniana

Missa est. Il vescovo Valerio Lazzeri l’ha celebrata per l’ultima volta in questo ruolo, e intanto è inevitabile ricordare quel che è successo nell’ultimo mese o giù di lì. Pensando anzitutto che tra pèrdono e perdóno, non è solo una questione di accenti: perché una cosa è ammettere di non farcela proprio più – già di per sé difficilissima, in un mondo che premia da sempre le maschere della tracotanza e del ‘sun scià mi’ – e un’altra è andarsene chiedendo scusa, invece di dare la colpa dei propri limiti al prossimo: il nemico, l’amico che non ti ha voluto abbastanza bene, il ‘sistema’, la ‘congiuntura’. Per questo impressiona la dignità con la quale Lazzeri ha lasciato la sua carica, ricordando la differenza che può ancora fare un prete in un mondo in cui troppi giocano al top manager o al venerato maestro.

Perché Don Valerio – si tornerà a chiamarlo così, suppongo – ha tradotto in addio un gran bel coraggio: ha detto che no, gli spiace, non è colpa vostra; è che per quel ruolo lì, mite e studioso com’è, non era più tagliato. "Non riesco più a immaginarmi nella posizione di vescovo", aveva osservato con la semplicità contrita di quelli che chiedono sempre l’assoluzione, anche per i peccati che magari non hanno commesso: sensibilità rara, e mica solo al giorno d’oggi.

Il suo congedo è stato anche una confessione, nel senso agostiniano del termine. Ovvero al contempo un’ammissione della propria debolezza e una professione di fede. Due cose che ormai pare quasi impensabile tenere insieme, perché la tentazione viene più spesso dal cattivo consiglio dato a Giobbe: "Maledici Dio e poi muori". Invece quando vedi una persona così – commossa, con la testa bassa di chi sarebbe anche pronto a prendersi sulle spalle tutte le croci del mondo, ma non è sicuro di poterle reggere – l’unica cosa che puoi fare è provare un profondo senso di rispetto, anche da stropicciato agnostico come chi scrive.

L’episcopato di Lazzeri non è stato perfetto. Molti sono stati i problemi segnalati dagli stessi fedeli. Avrà certamente le sue colpe, come ognuno ha le sue. Ma ormai è finita e comunque – vale per tutti quel che dice il Papa – "chi sono io per giudicare?". E poi, come Lazzeri stesso ha ricordato ieri nell’ultima omelia: "Che bisogno abbiamo di fare ancora strepito con noi stessi per darci la convinzione di esistere, di essere migliori degli altri? Che necessità possiamo ancora coltivare di fare l’elenco delle cose che siamo riusciti a fare, mascherando le nostre debolezze, di ostentare i nostri successi, occultando i nostri errori?"

A voler proprio sfiorare la bestemmia, si potrebbe notare che quell’andarsene mettendosi a nudo di fronte a tutti ricorda Charlie Brown, o il Bartleby di Melville col suo "preferirei di no", o ancora l’ultima lettera di Cesare Pavese: "Perdóno tutti e a tutti chiedo perdóno, non fate troppi pettegolezzi".

Pettegolezzi che invece sono stati la paglia con la quale incendiare queste settimane. Perché adesso che Lazzeri se n’è andato è tutto un susseguirsi di allenatori del lunedì, Perpetue del senno di poi, Caifa un tanto al chilo che sezionano il detto e il non detto, improvvisandosi vaticanisti con la stessa nonchalance con la quale sono stati, negli ultimi anni, virologi ed esperti di geopolitica.

Eppure è stata proprio questa la sconfitta che il vescovo, congedandosi, ha saputo trasformare nella più inattesa delle vittorie, non tanto per lui, quanto per noi: la rinuncia a essere un vaso di ferro tra i troppi che già lo sono, o piuttosto fingono di esserlo, ciabatte di sacrestia e di piazza e farisei che "lo sanno a memoria il diritto divino, ma scordano sempre il perdono". La messa è finita. Tutto sommato, è finita bene.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved