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06.09.2022 - 05:15
Aggiornamento: 16:17

Un mattone in meno nel muro (della scuola)

Superamento dei livelli: forse è la volta buona. Dopo circa cinquant’anni, per la politica il tempo per ‘girare attorno’ alla questione è esaurito

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Keystone
Sarà difficile che Roger Waters torni da noi

Walter Samuel non faceva sconti a nessuno. Difensore centrale mancino, di quelli tosti, crebbe calcisticamente nel Newell’s Old Boys di Rosario. Anni dopo diventò uno dei pilastri dell’Inter di Mourinho campione di tutto. Sul campo applicava la legge di una vecchia gloria del calcio rioplatense, Néstor ‘Pipo’ Rossi: passa l’uomo o la palla, mai entrambi. Per il suo gioco ruvido e il suo carattere piuttosto aspro Samuel venne soprannominato il ‘muro’.

Un "grande, grande muro" al confine col Messico per bloccare tutti i migranti che arrivavano dal Centro e Sudamerica lo aveva promesso Donald Trump, durante la campagna presidenziale degli Usa nel 2016. Alla fine del suo mandato l’opera è rimasta in gran parte incompiuta: in vari punti al confine sono stati semiabbandonati travi d’acciaio e vari materiali da costruzione, pericolosi per le persone e per l’ambiente.

C’è poi il più famoso dei muri, quello che il regime della Ddr iniziò a costruire la notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961 attorno ai tre settori occidentali di Berlino per fermare l’esodo delle persone verso Ovest. La storia la si conosce: il muro simboleggiava il confine tra due blocchi, il capitalismo occidentale e il comunismo sovietico. Rimase in piedi per 28 anni, esattamente fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale si vide costretto a decretare la riapertura delle frontiere.

Anche la differenziazione strutturale degli allievi alle Medie attraverso i livelli A e B costituisce, di fatto, un muro. E come tale, va abbattuto. Ieri il Decs ha illustrato lo stato dell’opera: il Dipartimento guidato dal consigliere di Stato socialista Manuele Bertoli ha presentato le sue proposte – un progetto che, questa volta, giunge dal basso, dalla Conferenza dei direttori delle scuole medie –, un paio di mesi fa il Plr aveva comunicato le proprie, mentre la settimana scorsa si era fatto avanti il Centro con la sua visione. Seppur con delle sfumature, sembra esserci un consenso piuttosto ampio sulla necessità di abolire i livelli per dare vita a una scuola al passo con i tempi. Se ne discuterà ancora sul come, per carità, ma si spera che sia finalmente chiaro a tutti gli attori interessati – politica, docenti, genitori e allievi – che il tema non può più essere rimandato.

Perché il problema arriva da lontano: il modello del ginnasio e la scuola magistrale "era giunto a mostrare tutti i suoi limiti" nel Ticino degli anni Settanta, raccontava su laRegione dello scorso 22 gennaio Giorgio Ostinelli. La riforma che introdusse la scuola media fu la risposta. Tuttavia, "il mondo politico ticinese non era pronto per fare un passo così deciso in avanti". Per questo si decise di creare un ibrido, suddividendo gli allievi del terzo e quarto anno in sezioni diverse, denominate A e B, "che in sostanza riproducevano – sotto lo stesso tetto – la separazione tra allievi con migliori e peggiori risultati". Dopo circa cinquant’anni, si potrebbe dire, per la politica il tempo per "girare attorno" alla questione è esaurito.

Sarà difficile che Roger Waters torni da noi a suonare ‘Another Brick in the Wall’. Non ci servono nemmeno grandi promesse prima delle elezioni. Occorre soltanto che la palla e soprattutto i ragazzi possano circolare liberamente su tutto il campo scolastico. Al più presto. In gioco vi è il loro futuro.

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