la-famosa-costruzione-dal-basso
laR
 
20.07.2022 - 05:30
Aggiornamento: 16:30

La famosa costruzione dal basso

Ancora troppo grande il divario tra il calcio femminile svizzero e quello del resto d’Europa

I quarti di finale degli Europei femminili di calcio si giocheranno senza la Svizzera, eliminata dopo un pareggio e due sconfitte. Nel 2022, mai vittoriose in 8 partite, le elvetiche hanno subito 24 gol segnandone solo 5. Superano invece il turno Svezia, Belgio e Olanda, che giocano bene perché nei loro Paesi – demograficamente modesti come il nostro – prima che professione retribuita il calcio delle donne è fenomeno di massa grazie a sistemi educativi che consentono alle bambine di giocarci ogni giorno. Qualcuno però, commentando il fallimento rossocrociato, preferisce ruffianamente invocare l’avvento del professionismo e stigmatizzare la scarsa visibilità data a questa disciplina. Come se per trasformare castagne in tartufi bastasse servirne abbondanti razioni. Affinché il calcio muliebre catturi l’interesse di media e sponsor servono in realtà progressi tecnici che per ora si intuiscono soltanto. Il solo esercizio in cui le donne hanno raggiunto i maschi, da noi, è calciare i corner: li battono male come gli uomini. Il sessismo non c’entra: a tener lontano la gente dai campi femminili è lo stesso motivo per cui nessuno va a vedere partite di Quarta lega maschile, cioè lo scarso appeal dello spettacolo offerto. I calciatori di Rancate e Lema al massimo riescono a incastrare fidanzate e fratelli, ai quali peraltro va tutta la nostra solidarietà.

Il problema è che già nei pulcini fra i maschi c’è una tale abbondanza di iscritti, società e campionati da poter fare presto selezione. I più bravi raggiungono i vivai migliori, con la speranza di finire in Super League e vivere grazie al pallone. E i brocchi, divertendosi, possono giocare in Quarta lega finché incanutiscono, senza la pretesa di essere pagati. Alle bambine mancano le chance che sono invece date ai loro coetanei dell’altro sesso. A 14 anni, finito di misurarsi mischiate coi maschi, per loro giocare diventa quasi impossibile. Spesso per riuscire a organizzare un campionato bisogna far giocare anche le più scarse, o schierare insieme ragazzine e donne adulte, condizioni che spingono più ad abbandonare che a perseverare. Non certo l’ideale, se l’obiettivo è la crescita qualitativa: fra le nostre migliori atlete ce n’è sicuramente qualcuna che, in Svezia e Olanda, avrebbero scartato già da bambina. Il modesto livello della Nazionale è dunque figlio di un sistema carente già alla base, prima ancora che dei magri guadagni delle giocatrici adulte. Il professionismo dev’essere semmai una conseguenza, non certo l’assunto.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
calcio femminile mondiali svizzera
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved