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28.07.2022 - 05:30
Aggiornamento: 17:38

Quando ‘le mie cose’ ci imponevano i calzoncini

Il ciclo mestruale pare sdoganato dalla recente presa di posizione di alcune sportive preoccupate dal bianco delle loro divise

Probabilmente c’è anche chi, per questo, fra le spose, ha calcolato al minuto, per quanto possibile, la data del proprio matrimonio. In bianco. E chi ha predisposto ferie, appuntamenti dal ginecologo o dall’estetista, senza poi magari prevedere uno sbalzo di ormoni o d’altitudine, ritrovandosi al mare o al lido in calzoncini, nello studio del medico a riaggiornare la data, sul lettino della ceretta brasiliana senza nulla di fatto, soprattutto lì. ‘Torno fra una settimana’. Insomma, una donna lo sa bene e per certi versi anche il suo compagno... Più o meno, almeno lei, ne è al corrente dagli albori della propria adolescenza, quando la mamma, ancora ‘di vecchio stampo’ e palesemente in imbarazzo, la metteva a conoscenza del fatto che ‘ora puoi rimanere incinta, stai attenta!’.

Il ciclo o flusso mestruale, mestruo, menorrea, addirittura marchese, facendo riferimento al mantello scarlatto di chi aveva sangue (ops) nobile, che dir si voglia, accompagna, in media, buona parte della vita di ogni donna. Circa trentacinque anni, chi più fortunata, chi meno. Tanto normale quanto poco consueto e naturale nel gergo schietto di tante giovani ragazzine e signore di ogni età. Così "ho le mie cose", "sono in quei giorni", "ho le regole", "è arrivata la zia!" e tante altre espressioni che cambiano attraverso i tempi e i codici di avviamento postale, sono affiorate e affiorano regolarmente sulla bocca di tante per quello che era e resta, ammettiamolo, un tabù.

A sdoganare le mestruazioni ci hanno allora pensato alcune atlete. Confrontate con la pressione, non solo psicologica della gara, o della partita, calciatrici e tenniste soprattutto, hanno chiesto di bandire – da rinomati brand e sponsor tecnici internazionali a organizzatori di eventi sportivi – il candore delle loro divise preferendogli un più anonimo e ‘sicuro’ blu. La giustificazione? Un sentimento di imbarazzo e stress nello scendere in campo quando l’appuntamento agonistico combacia con ‘quei giorni’. Così le giocatrici della Nazionale inglese e le protagoniste di Wimbledon hanno prontamente trovato l’originale soluzione: alle rispettive federazioni hanno chiesto di cambiare il colore delle divise (total white) in quanto "poco pratiche", in particolare "in quel periodo del mese". E se l’Inghilterra pare acconsentire a una mediazione dal bianco alle tinte scure, dopo però gli Europei in corso, sull’erba londinese il dress code, come lo chiamano lì, è granitico da ben 145 anni. Prendi e porta a casa...

Calzoncini o gonnellina, ci sarà ad ogni modo da riparlarne, perché se nessuna Navratilova, Williams o Graf ne hanno mai sentito la necessità in quasi un secolo e mezzo, o forse non hanno avuto la spavalderia e il coraggio, diciamocelo, di farlo sapere, ora il dado è tratto e la discussione non può più fermarsi all’assurdo livello di assorbenti esterni o... interni. Tanto che qualcuno (in Francia), per i momenti più dolorosi e fastidiosi, sta già meditando un congedo mestruale offerto alle proprie dipendenti. Una proposta che in Italia si è arenata nel 2006, mentre in Spagna è stata rispolverata con la nuova legge sull’aborto. E la Svizzera? Terra di Bencic, Hingis, Del Ponte e Kambundji, è sicuramente tempo anche per i colori rossocrociati di sostenere concretamente le atlete, in quanto anche donne, contro ogni tartufismo o preconfezionato pensiero, dentro e, sempre più, fuori dal campo.

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