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laR
 
18.06.2022 - 05:30
Aggiornamento : 19.06.2022 - 14:21

Il Tour, i Tir e quello striscione-verità

Il Mendrisiotto è attraversato da un moto di ribellione: dalle istituzioni al popolo. Colpa delle troppe corsie A2 e delle scarse attenzioni cantonali

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Adesso anche chi non lo sapeva, lo sa. Di sicuro ne sono venuti a conoscenza gli appassionati di ciclismo che giovedì si sono sintonizzati sulla tappa ticinese del Tour de Suisse. La sagace sintesi di come la pensano dalle parti del Mendrisiotto sulla zona di stoccaggio dei camion all’estremo sud della A2 era tutta in uno striscione steso su una curva a Balerna: ‘Meglio 1 giorno con il Tour… che una corsia per i Tir’. Tutto chiaro? Ancora una volta lo spirito locale è andato a segno e in diretta tv. E il messaggio è arrivato dritto dritto là dove lo si voleva indirizzare: i piani alti della politica e delle istituzioni.

Amor proprio momò, questa regione davanti alle telecamere ha dato il meglio di sé. Perché nonostante il traffico, le colonne dei mezzi pesanti e un’aria non proprio linda, questo territorio ha in sé un paesaggio sorprendente e un potenziale notevole (anche dal profilo turistico). E allora non bisogna stupirsi se il Distretto mostra uno scatto d’orgoglio a difesa della sua qualità di vita e alza la voce per rivendicare la giusta attenzione da parte dei governanti. A tirare la volata agli autori della lenzuolata, nei giorni scorsi, erano bastate due parole: "Siamo stufi". Le ha pronunciate Andrea Rigamonti, presidente della Commissione regionale dei trasporti, a margine di una conferenza stampa che ha visto schierati e compatti gli amministratori di quattro Comuni della regione – Balerna, Coldrerio, Mendrisio e Novazzano –; gli stessi che quella corsia destinata a stipare altri 60 Tir non la vogliono neanche vedere.

Sui piani pubblicati dall’Ufficio federale delle strade l’inchiostro non si era ancora asciugato e già gli enti locali annunciavano opposizione formale al progetto esecutivo calato da Berna. Un segnale forte lanciato da una realtà stanca di essere messa all’angolo, ignorata nelle sue richieste, dimenticata (almeno sin qui) sulle mappe della rete ferroviaria. In effetti oltre al moltiplicarsi delle corsie sull’A2 – si legga il progetto sul potenziamento tra Lugano sud e Mendrisio – e all’imposizione – così viene vissuta – di tracciare un’area di sosta per i camion, c’è la fatica di riuscire a far fermare (a Chiasso e/o Mendrisio, ma questo è un altro discorso) i treni a lunga percorrenza, anche se qualcosa si sta muovendo, senza trascurare una situazione economica e occupazionale in salita.

Nelle dichiarazioni (ufficiali e ufficiose) delle autorità così come negli umori della popolazione oggi viene a galla una chiara insofferenza: e forse era inevitabile. A tirare troppo la corda, si sa, poi si spezza. E nel Mendrisiotto si sta facendo strada un moto di ribellione, sin qui incanalato nelle azioni formali, ma che potrebbe anche debordare. I municipali, in effetti, non le hanno mandate a dire, soprattutto al governo cantonale (e al Dipartimento del territorio) che, rimproverano, li ha lasciati soli. Quanto basta per far venire la tentazione, in vista delle cantonali 2023, di non rispondere agli appelli elettorali. Quanto basta per riaccendere la fiammella di chi, nel Mendrisiotto, sogna da tempo di eleggere un consigliere di Stato momò (sottocenerino a quanto pare non basta). Solo così, si fa capire negli ambienti della politica, si riesce a mobilitare i capi dipartimento, come capita nel nord del Ticino. Da quelle parti avere dei rappresentanti ha portato la copertura dell’autostrada ad Airolo e un Centro di dosaggio dei Tir a Giornico concertato però a più livelli. Questo cantone rischia di scoprire di avere una sua ‘questione meridionale’.

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