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laR
 
02.05.2022 - 05:30
Aggiornamento: 16:32

Putin riscrive la Storia

Chissà se questo 9 maggio vedremo carnefici e stupratori sfilare con impettita crudeltà tra la devastazione che hanno prodotto

di Roberto Antonini, giornalista Rsi
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Chissà se ce la farà a fare sfilare il 9 maggio per una parata militare le sue truppe tra le macerie di Mariupol. Ammantare con il mito della Grande Guerra patriottica e la vittoria sul nazifascismo l’atroce aggressione all’Ucraina, è in queste settimane l’obiettivo simbolicamente più importante per Vladimir Putin. La gestione della memoria storica è da sempre arma di propaganda e di guerra. Non solo a Mosca, ovviamente. Se non vi è alcun dubbio che l’Urss contribuì in modo determinante alla sconfitta del Terzo Reich, tutta la narrazione storica ufficiale è il frutto di un cocktail di fatti reali, menzogne e manipolazioni con il quale il Cremlino vuole giustificare la sanguinosa sopraffazione.

Non è certamente un caso, come ricorda ‘Le Monde’, che poco dopo l’annessione della Crimea a inizio 2014 sia stato votato dalla Duma un articolo del codice penale (il 354.1, conosciuto come "la legge contro la riabilitazione del nazismo") che infligge condanne severe a chi diffonde informazioni false o irrispettose sulla Seconda Guerra mondiale e "sulla gloria militare e la difesa della patria". La recente messa al bando di Memorial, l’organizzazione che ha portato alla luce gli efferati crimini di Stalin in tutta la loro ampiezza, risponde allo stesso imperativo: costruire un racconto storico funzionale alla guerra scatenata il 24 febbraio. Meglio censurare la realtà dell’Holodomor, la carestia che uccise più di tre milioni di ucraini all’inizio degli anni 30, o il Grande Terrore che fra il 1937 e il 1938 portò alla morte per fucilazione da parte dell’Nkvd (la polizia politica sovietica) di 800mila ex kulaki, oppositori, famiglie d’origine straniera. Meglio non ricordare che in tempo di pace la conta dei morti ammazzati dal baffone fu enormemente più importante di quella attribuita al satrapo tedesco dai baffetti. I 26 milioni di morti della Seconda Guerra mondiale vengono celebrati come eroi, senza che vengano menzionate, sottolinea ancora ‘Le Monde’, deportazioni, traumi, repressione. L’Urss appare come forza liberatrice dei popoli mentre l’America sarebbe intervenuta solo per imporre il proprio imperialismo capitalista. Una trama gelida che non consente sfumature e dubbi, che cancella dalla memoria il grande Vasilij Grossman (l’autore di ‘Vita e Destino’ riabilitato da Gorbaciov stanò le affinità tra i due totalitarismi, nazista e staliniano), che falsifica i fatti attribuendo ai tedeschi l’eccidio di Katyn del 1940, quando 22mila polacchi furono in realtà sterminati con un colpo di pistola alla nuca dai sovietici. La retorica si spinge fino a nascondere l’elemento determinante nello scoppio della guerra: lo scellerato patto Ribbentrop-Molotov dell’agosto del 1939, quando Mosca e Berlino si spartirono la Polonia, con l’Urss che si sarebbe presa pure la Finlandia, i Paesi baltici e la Moldavia (Bessarabia).

Facile capire che imbottita di omissis e falsità, la Storia corrobora il progetto di denazificare l’Ucraina. Vi furono indubbiamente durante la guerra decine di migliaia di collaborazionisti filonazisti, ma pure milioni di ucraini che combatterono contro i tedeschi. Chissà se questo 9 maggio vedremo carnefici e stupratori sfilare con impettita crudeltà tra la devastazione che hanno prodotto? Sta di fatto che malgrado l’abietta mistificazione della storia, saranno comunque in pochi a credere ancora che i fascisti siano gli aggrediti e non gli aggressori.

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