ULTIME NOTIZIE Opinioni
IL COMMENTO
2 min

La scintilla e la prateria

Le proteste in Cina rivelano il malcontento per le opprimenti politiche ‘zero Covid’ imposte dal governo, e investono la figura di Xi Jinping
il commento
23 ore

Quel generale senza volto

Arriva l’inverno, con tutti i sottintesi e il peso storico che ha per la Russia, soprattutto durante una guerra
IL COMMENTO
2 gior

Diplomazia in scacco in una guerra che si incancrenisce

Con l’inverno alle porte, non si vede la fine del conflitto in Ucraina. Sia Putin che Zelensky non hanno alcun interesse a sedersi al tavolo negoziale
IL COMMENTO
3 gior

L’amore non è un colpo di pistola

Non lo deve essere nemmeno l’informazione quando affronta il fenomeno della violenza sulle donne (contro cui ricorre oggi la Giornata internazionale)
IL COMMENTO
4 gior

Il centro(sinistra) di Mirante e il pragmatismo che serve al Ps

L’addio dell’economista non stupisce nessuno, ma mette i socialisti davanti al rischio di perdere consensi ed eletti in Gran Consiglio. E la destra ride
IL COMMENTO
5 gior

La realtà artefatta del Qatar

Tracciamo un bilancio dell’inizio del Mondiale dopo i primi tre giorni di partite
IL COMMENTO
6 gior

I guai di Letta (e del Pd)

La spaccatura sulla candidatura di Letizia Moratti alla Regione Lombardia ha fatto partire un nuovo giro di contestazioni contro il segretario del Pd
IL COMMENTO
1 sett

Non perdere una guerra senza vincere la pace

In Ucraina si parla di piccolissimi spiragli per un tavolo negoziale magari favorito dal ‘generale inverno’. In realtà, nulla sembra meno probabile
IL COMMENTO
1 sett

Il partito delle donne e quello degli uomini

Successione di Maurer e Sommaruga: il Ps ha affrontato la questione femminile di petto, l’Udc ha perso un’altra occasione.
IL COMMENTO
1 sett

Cantonali 2023, per Il Centro è un battesimo con nomi forti

La strategia del fu Ppd è stata quella di affidarsi a persone di esperienza capaci di raccogliere schede tra le varie anime del partito: scelta opportuna
laR
 
26.04.2022 - 05:30
Aggiornamento: 16:29

Gli effetti delle sanzioni alla Russia

Senza un embargo su petrolio e gas, Mosca non risente, per ora, della stretta occidentale

di Generoso Chiaradonna
gli-effetti-delle-sanzioni-alla-russia
Keystone
Dipendenti dall’energia russa

Sono lontani anni luce ormai i tempi in cui la Russia era inserita a pieno titolo tra le economie emergenti insieme a Brasile, India, Cina e Sudafrica, tanto da far coniare l’acronimo Brics. Una sigla che indicava – per estensione territoriale, popolazione e disponibilità di risorse naturali – il mercato più grande e dinamico al mondo con prospettive di crescita e sviluppo duraturi. Quelle promesse di benessere economico sono naufragate ben prima dell’invasione dell’Ucraina: la crisi finanziaria del 2008, le prime sanzioni occidentali dopo l’annessione della Crimea e la pandemia hanno rallentato non poco la crescita del Pil russo che ora, usando il criterio dei prezzi di mercato, si colloca soltanto all’undicesimo posto tra i Paesi del mondo: a fine 2020 era pari a 1’483 miliardi di dollari. Non si tratta di certo di un’economia da superpotenza. A titolo di paragone il volume di beni e servizi prodotto nello stesso periodo dalla Svizzera (con solo il 6% della popolazione russa) è stato di 748 miliardi di dollari. La Cina, alleato neanche tanto nascosto di Mosca, produce beni e servizi per 14’720 miliardi di dollari l’anno, la seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti.

Ora, con le sanzioni varate dalla gran parte della comunità internazionale, gli esperti del Fmi valutano che il Pil russo per il 2022 dovrebbe subire una pesante contrazione, tra il 7 e il 9%, mentre il tasso d’inflazione potrebbe arrivare al 17%. Ne soffriranno i redditi più modesti che in Russia, come altrove, sono la maggioranza. Anzi, in Russia più che altrove, le differenze sociali sono ancora più profonde.

Putin negli scorsi giorni ha minimizzato gli effetti delle sanzioni affermando che "la Russia ha resistito all’assalto economico" sferrato dall’Occidente. E per dimostrare che le misure non stavano funzionando ha fatto l’esempio del rublo che non si è indebolito come temuto, ma anzi si è rafforzato nei confronti del dollaro. Un effetto dovuto in realtà alle contromisure varate dalla banca centrale russa diretta dalla ‘colomba’ – secondo gli occidentali – Elvira Nabiullina che ha stretto di fatto un cordone sanitario attorno all’economia del suo Paese imponendo forti restrizioni valutarie.

Al di là delle contingenze, sul piano strutturale l’economia russa non ha brillato avendo scarse capacità industriali e di innovazione tecnologica. Le ambizioni in questo campo sono scomparse con la dissoluzione dell’Unione sovietica all’inizio degli anni 90 e permangono solamente in campo militare, come dimostra l’aggressione all’Ucraina.

La debole specializzazione produttiva del Paese è indicata abbastanza fedelmente dai prodotti che scambia con il resto del mondo. Nel quadro di una bilancia commerciale largamente positiva (nel 2021 un surplus di 190 miliardi di dollari, il più elevato da sempre), la Russia esporta materie prime e prodotti energetici che da soli, comprendendo anche il carbone, rappresentano circa il 60% del totale dell’export. Deve invece importare gran parte dei beni ad alto contenuto tecnologico.

Fino a oggi le sanzioni hanno solo sfiorato il vero tallone di Achille dell’economia russa, senza però colpirlo. Questa settimana l’Unione europea – Berlino permettendo – dovrebbe varare misure più incisive su petrolio e gas. Una mossa che potrebbe essere, forse, fatale per Mosca. Nel contempo spingerebbe verso la recessione le economie europee più dipendenti dal gas russo come Italia e Germania, ma non solo. Una sorta di cortocircuito per chi di fatto finanzia l’economia di guerra di Putin e contemporaneamente auspica la sua sconfitta.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved