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laR
 
18.02.2022 - 05:15
Aggiornamento: 16:55

Centro educativo chiuso per minori, sia il Cantone a gestirlo

Nella prevista struttura anche pene detentive. Inflitte dallo Stato. Nel 2013 il popolo disse no alla privatizzazione della sorveglianza di carcerati

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Ti-Press
Il dossier la prossima settimana in Gran Consiglio

Il passo è stato preannunciato dal capogruppo in Gran Consiglio Ivo Durisch: con una proposta di emendamento, i socialisti chiederanno in parlamento che sia il Cantone – e non una fondazione privata – a occuparsi della gestione del Centro educativo chiuso per minorenni e ad allestire il progetto pedagogico. La questione è tutt’altro che di dettaglio e verrà affrontata la prossima settimana quando il legislativo cantonale si pronuncerà sullo stanziamento del contributo finanziario per la realizzazione della struttura prevista ad Arbedo-Castione. Il tema non è secondario e allora diciamo subito che la richiesta di assegnare allo Stato la conduzione del futuro Centro per ragazzi e ragazze in grave difficoltà comportamentale ci sembra sensata e condivisibile.

È condivisibile perché la prospettata struttura non sarà come gli altri Centri educativi (aperti) per minori esistenti in Ticino e gestiti perlopiù da enti privati: quello che entrerà o dovrebbe entrare in funzione nel Bellinzonese disporrà infatti anche di uno spazio per l’espiazione di pene privative della libertà, seppur di breve durata (massimo quattordici giorni). Pene inflitte dalla Magistratura dei minorenni. Cioè dallo Stato. Al quale anche in Svizzera, giusto per ricordare, spetta l’amministrazione della giustizia. Di conseguenza deve essere lo Stato a vigilare direttamente sull’esecuzione della pena. Come avviene per gli adulti: anche per loro, del resto, la pena ha una funzione rieducativa. Suscita pertanto perplessità la scelta del Consiglio di Stato (messaggio del 2015) di conferire la gestione del Centro educativo chiuso, compreso quindi il controllo dell’esecuzione delle pene privative della libertà, a un ente privato, nella fattispecie alla Fondazione Vanoni. Di ispirazione cattolica, con al vertice persone legate a Comunione e Liberazione, la Vanoni è già attiva nella gestione di strutture per minorenni. Ma, come scritto prima, il Centro chiuso avrà caratteristiche diverse dalle altre strutture per minori in difficoltà. E poi: è veramente così difficile per il Cantone reperire al proprio interno personale per la gestione, nel futuro Centro, di una decina di posti? Fatto sta che la scelta del governo è stata confermata nell’unico rapporto uscito dalla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’. Redatto dalla liberale radicale Cristina Maderni, è stato firmato con riserva da due commissari socialisti. Una riserva tradottasi nella proposta di emendamento.

La richiesta di affidare allo Stato la gestione della prevista struttura è oltretutto in linea con il verdetto popolare emesso dalle urne il 22 settembre 2013, allorché il 58 per cento dei votanti ticinesi, aderendo alle tesi dei referendisti (Vpod in testa), disse no all’attribuzione a società private di sicurezza del compito di sorvegliare persone straniere sottoposte a fermo o a carcerazione amministrativa in caso di sovraffollamento delle prigioni cantonali.

Non solo. La richiesta socialista pare essere in linea anche con il testo dell’iniziativa popolare del 2010 dei Giovani liberali radicali ticinesi (12’102 firme) denominata "Le pacche sulle spalle non bastano!". Siamo andati a rileggerlo: "Per la detenzione preventiva, le pene di privazione della libertà e le misure protettive stazionarie per minori deve essere garantita almeno una struttura pubblica e adeguata sul territorio cantonale". Una struttura "pubblica", ovvero in mano allo Stato. A meno che i proponenti intendessero qualcos’altro.

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