gioco-partita-incontro-galeazzi
‘E andiamo a vincere’
ULTIME NOTIZIE Opinioni
La formica rossa
11 ore

Non gioco più, vado a casa: l’ultradestra piangina e la tivù

Invece di affrontare a viso aperto i risultati delle votazioni dopo mesi di scempiaggini sul Covid, l’Udc si nega alla Rsi
Commento
12 ore

Legge Covid, un assist che il governo ora deve saper cogliere

Il Consiglio federale esce rafforzato dal secondo, chiaro ‘sì’ alle urne. Ma adesso deve agire con maggior risolutezza per contrastare la pandemia
Commento
12 ore

Polo sportivo a Lugano, arriva anche l’assist dei cittadini

Il progetto supera, con un certo agio, lo scoglio del referendum. Iniezione di fiducia per il Municipio che ha segnato la rete decisiva
Commento
2 gior

Lezione di democrazia made in Usa

Kyle Rittenhouse è stato prosciolto dalla giuria del Wisconsin, che considera l’autodifesa più legittima del diritto di non morire crivellato
Commento
2 gior

Una certa simpatia per rettori e referendum

È arduo identificare una gerarchia: come salvaguardare la salute della democrazia senza proteggere quella dei cittadini?
LA TRAVE NELL’OCCHIO
3 gior

La normalizzazione dell’indecenza

Nei dizionari aggiornati trovate un termine ritornato di moda: cachistocrazia, ossia “governo dei peggiori e dei mediocri”
Commento
3 gior

Rete Uno: trattateci come esseri intelligenti, vi prego

Raramente mi deprimo e raramente inizio di malumore una giornata. Ma da una decina di giorni, ascoltando Rete Uno, mi capita ogni giorno
Commento
3 gior

Prepariamoci al ‘Long Covid’ delle fantasie di complotto

Quella dei complottisti è una minoranza, tuttavia il seguito è ampio: quali le conseguenze di una diffusa sfiducia nella scienza e nella politica?
Commento
4 gior

La diplomazia del ping Peng

Cina vs Usa: l’affare Peng Shuai, le Olimpiadi di Pechino, i 50 anni dal disgelo creato attorno al tennistavolo. Le vecchie strategie di due vecchi nemici
Commento
5 gior

Poveri infermieri, eroi usa e getta

Investire nella formazione senza migliorare le condizioni di lavoro è come versare acqua in una brocca bucata
Il ricordo
13.11.2021 - 13:100

Gioco, partita, incontro Galeazzi

Prima dei telecronisti ipertecnici e a volte un po’ logorroici, Bisteccone è entrato nel cuore degli italiani e non solo. E a volte questo basta e avanza

In un pomeriggio imprecisato dei noiosissimi primi anni 90 dominati da alcuni ammazzapalline che resero il tennis diversamente baseball (Jim Courier, la cosa più brutta vista su un campo di terra rossa dopo le buche), sulla prima pay-tv italiana qualcuno scrive una lettera (di carta, niente internet) alla coppia di telecronisti Rino Tommasi e Gianni Clerici, la forma più alta di commento tennistico italiano da cui arrivano i moderni Jacopo Lo Monaco e Federico Ferrero di Eurosport. “Ci chiedono perché quando giocano i tennisti italiani non facciamo il tifo”, riferisce Tommasi, che lapidario chiude: “Se volete il tifo, allora girate sulla tv di Stato”, un affronto a chi in quegli anni, in modo magari meno forbito, ancora commentava il tennis dai microfoni della Rai, quella tv di Stato che per improrogabili esigenze di palinsesto (la politica, che imponeva il tg cascasse il mondo) era arrivata a interrompere la finale di Wimbledon sul più bello e per sapere com’era andata si doveva accendere la radio.

Giampiero Galeazzi, morto ieri all’età di 75 anni, non era Tommasi e Clerici e nemmeno Lea Pericoli su Telemontecarlo, il salotto ‘bene’ del tennis, ma di quello sport era riuscito a dare una visione più familiare e ‘da circolo’, anche in coppia con Adriano Panatta, diventando l’alternativa pop ai due jazzisti di Tele +. E comunque ieri sera, prima di Italia-Svizzera nella sua città, “il padre di tutti noi”, come lo ha chiamato il telecronista, è stato ricordato sulle note di ‘Round Midnight’, perché per quanto il ruolo del commentatore si sia nel tempo specializzato, Bisteccone – chiamato così dal giornalista Gilberto Evangelisti, vistosi un giorno davanti a sé un tale pezzo d’uomo – è entrato nel cuore degli sportivi italiani e non solo, e a volte questo basta e avanza. Soprattutto se il commentatore resta un passo indietro a quanto c’è da commentare, ‘sbracando’ solo quando serve.

La malattia di Galeazzi ebbe una sua vetrina televisiva tre anni fa in un altro salotto, quello di Mara Venier, con il cronista già icona televisiva per tutta una serie di storiche telecronache passionali, anche gridate, ma che sono sempre apparse genuine. Da quella poltrona Bisteccone si citava, avvisando che gli restavano da attraversare “gli ultimi 500 metri della mia vita”, la vita di un campione italiano di canottaggio che proprio commentando lo sport in cui eccelse, sfiorando le Olimpiadi del ’68, avrebbe aperto a una scuola di urlatori giunti sino a noi con alterni successi, e un’altra scuola d’inviati a bordo campo a cavar parole ai calciatori, anche a quelli col muso lungo. Fin negli spogliatoi del Napoli, nel giorno del secondo scudetto.

Per Galeazzi che recitò sé stesso nel film cult ‘L’allenatore nel pallone’, a ogni interruzione di Italia-Svizzera la Rai è tutta un “Andiamo a vincere”, l’audio di Seul 1988 coi fratelli Abbagnale in acqua a vincere l’oro e Bisteccone, ora in fotografia, nel grido di uno che, a modo suo, ha vinto tutto.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved